[a mare]

Ho una piscina mica da ridere, diciamocelo.
Fa il paio con la vasca da bagno, marca Golfo degli Angeli.
La piscina, invece, è stata installata da tale Mediterraneo S.p.A., una ditta con le contropalle.
Me la posso godere da varie angolazioni, ammirarci albe e tramonti, scegliere lo sfondo e sguazzarci in libertà, cosa che ho appena finito di fare.

Genova sfila via nella foschia dell’ultimo crepuscolo, profilo fin troppo familiare e album di ricordi che si sfoglia da sè.
La bagnarola è diversa da quelle degli ultimi anni, ma neanche poi di tanto. Giusto il tempo di far sgranare gli occhi alla piccola Out cinquenne che le scale mobili era abituata a vederle solo alla Upim, per il resto c’è solo una patina un po’ più dorata qui e un po’ meno salmastra là. I corrimano del ponte esterno non hanno ancora fatto in tempo ad essere riverniciati enne volte una sull’altra, fino a diventare qualcosa di stupefacentemente appiccicoso.
Quante volte, quante.
Quante volte ho assaporato questo senso di libertà, l’aspettativa del viaggio, che per mare assume altre sembianze, una pendolarità diversamente scandita. Rallenta il tempo, le ore da far passare perchè non c’è altro da fare, una pausa da tutto dove tutto può essere immaginato. Destinazioni, facce, storie. Le storie raccontate delle valigie, dai visi, dalle letture accompagnatorie, e il tempo di cogliere ogni dettaglio e di costruirici su qualcosa, di scoprire incastri da puzzle. Storie che cambiano dimensione nel buio (o quello che buio dovrebbe essere: io e la Tirrenia evidentemente abbiamo opinioni diverse in proposito), storie che colano nel dormiveglia, e si compongono in mille combinazioni diverse. Il film semi-inutile visto nella sala cinema ci mette del suo, e così il brivido dell’imprevisto che accompagna il passaggio abusivo da una classe all’altra (guadagno netto: tre centimetri di imbottitura e cinque per parte sul perimetro di una poltrona che potrebbe anche rendere possibile il sonno, se non fosse unita in una triade malefica con la luce che non dovrebbe esserci e la temperatura polare). Dormivegli così, nel dondolio lieve che l’indomani verrà definito come assai più cruento da certe dame di pianura.
E l’alba ti lascia ad aspettare un treno ai bordi di un porto che tante volte è stato raggiunto in extremis o abbandonato di furia, per non lasciare nemmeno un secondo più del dovuto alla distanza che separava due giovani corpi abbronzati.

Quanto tempo che non passavo di qua.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...