[out of time #3 – last night on earth]

Lecco che non è ancora provincia, Sabato sera.
Aria fresca dopo una giornata calda, profumata di primavera densa, di estate incombente.
La montagna che dorme sul lago, in agguato, in attesa, come la piovra marziana della cupola di Santa Maria del Fiore. Gelato e parole, e baci, e contatto. E i lecchesi che non ti piacciono, e chilometri, chilometri, chilometri nello spazio e nel tempo.
 
Il parapetto del lungotevere una mattina di Porta Portese e una diciannovenne sorridente e spavalda e un tipo alto con le labbra morbide e una camicia a quadri.
 
You can reach but you can’t grab it
 
Lettere, lettere, lettere e telefonate, e un treno per Verona.
E una notte completamente in giro senza fermarci, perché a fermarci sapevamo cosa sarebbe successo.
E più ci guardavamo negli occhi e più lo sapevamo, persi a guardare il panorama e le luci dall’alto in un desiderio che si tagliava a fette, e colazione di nascosto all’ostello con i cornetti e la marmellata di ciliegie.
 
Distanze annullate da parole improvvise, da tuffi al cuore, dal sapere che era la stessa cosa.
Milano, una decisione brusca, un cambio sofferto.
Meno sofferto sapendo che voleva dire te, indipendentemente da tutto, ma con la certezza che sarebbe successo.
Una settimana, e non esisteva nient’altro, e potevo finalmente tenermi stretta ad altezze vertiginose, e il profumo dei tuoi capelli e del tuo detersivo da bucato, prima ancora del tuo.
 
With my fingers as you want them
 
E giri per locali malfamati da studenti spiantati, navigli, città studi, il pub reggae con le panche e le fragole col porto, e giri di notte in macchina all’infinito, e treni per Carrozzecorte e grolle, e benzina in Svizzera, e Bellagio tenuti per mano, El Diablo tour, ed ettolitri di birra con Nicola e musica dal vivo e sigarette, e le avventure porno del tuo amico in quattro nella cinquecento, e vaffanculo ai -13 il giorno del mio onomastico che ho abbaiato dal freddo.
E il Miguel, e questi infedeli che credono che vogliamo la panna dolce sulla pizza. E il comune di Paullo e le strade da camporella.
 
Heavy rhythm taking over
To stick together
A man and a woman
Stick together
Man and woman
 
Firenze all’improvviso, e tu che ti sganasci a raccontare che scopi con un arbitro, e una promessa scambiata ai giardini di Boboli e un matrimonio abusivo, e fare l’amore da non poterne più fare a meno, e al diavolo se ci cacciano dall’albergo.
Un mese esatto.
 
Goodbye you can keep this suit of lights
I’ll be up with the sun
Andnotcomingdown
Imnotcomingdown
Imnotcomingdown
 
Milanocollezioni a fare gli strafighi della situazione, con i miei colleghi acidi che non potevano capacitarsi del fatto che la sarda figlia di nessuno avesse vinto un lavoro e un moroso così bello alla faccia loro, e tu eri fiero di me e te ne bullavi in giro. E il tuo biglietto per Atlantide che ancora non sapeva di esserlo e che non hai mai usato. E il concerto di Sting, e la carica in piazza Duomo dopo la finale di coppa Uefa e le radiografie del mio cranio.
E un sogno da incubo da cui non ti ho potuto salvare perché ancora non lo sapevo che alla mia tesi non ci saresti stato.
 
If there’s an order in all of this disorder
Is it like a tape recorder?
Can we rewind it just once more
 
E quell’ultima notte che abbiamo fatto l’alba, e tu mi hai prestato ventimila lire che non ti ho mai reso, e la Giamaica raccontata solo per me su un foglio a quadretti, e stare abbracciati per ore sullo stesso sedile, dopo, e i tuoi baci sul collo e averti alle spalle, e quanto mi è sempre piaciuto, e tutti i programmi di cose che avremmo fatto di lì a un mese, e il mio compleanno… Tutto mi ricordo, di quella notte, come se fosse stata l’ultima veramente, come se lo fosse stata, maledizione, come se lo fosse stata.
 
She already knows it hurts
She’s living like it’s the last night on earth
Last night on earth
Last night on earth
 
 
Per te, per quanto mi manchi, perché quella Domenica mattina ho mandato affanculo una tua zia mai vista che insisteva perché entrassi a guardarti l’ultima volta, che eri così bello che sembrava dormissi, e io le ho risposto che l’ultima volta che ti avevo visto *io* eri di sicuro più bello. Per tre maledette fotografie in cui il tuo sorriso non è abbastanza, per la foto di Bob Marley che ti hanno messo sopra, per una scritta urlata con rabbia all’alba con lo spray davanti al cimitero perché non era giusto, perché a ventiquattro anni la gente non può non essere immortale, per Nicola che è andato fuori di testa quando si è reso conto che aveva il suo migliore amico in spalla per l’ultima volta e nessuno era ubriaco, per la tua sciarpa hippy che mi hai avvolto intorno al collo, e lì è rimasta, perché a volte riesco a parlare di te senza piangere e a volte no, di sicuro non stasera. Per il cuore di chi è passato nel frattempo, perché possono ancora vedermi e sentirmi e toccarmi, ma io con te non posso più.
 
If you wear that velvet dress – U2 :bumbum:
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2 thoughts on “[out of time #3 – last night on earth]

  1. loretta ha detto:

    Bellissimo

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