[viva la foca!]

Per ripigliarmi dal trauma da ponte sospeso (e annessi sontuosi pipponi da parte del fiume Kwai) ci voleva qualcosa di straordinario.

E non so a voi, ma a me certe cose non è che capitino proprio tutti i giorni.

E non parlo delle due giapponesine alla scoperta del tedesco (inteso in senso di lingua, chè quelli presenti erano sul gaurro andante).

 

[la fredda cronaca, per la cronaca:

Giapanesi (ripetenti, tutte fiere e garrule, appresso a una sorta di vacca teutonica): “Scheiβe!”

Noi (per un attimo allibiti): KYAYAHUHAUHAHAUHAUAHUAHAUHAUùùù!!!

Giapanesi (tendenti al cremisi): Eeek!! Sorry! Uh! Sorrysorrysorrysorry! Botola!*

(* in italiano nel testo)]

 

Non parlo nemmeno del samurai che ha allietato le nostre colazioni all’ostello di Motueka ingurgitando stoicamente tegami di lava la mattina presto e sventagliandosi sotto le ascelle per ripigliarsi.

No.

 

Parlo del fatto che una mattina parti alla volta della Golden Coast, in cima all’isola sud. E tanto per cominciare ti chiedi perché, appena passato il cartello che ti dà il benvenuto nel suddetto posto, che per inciso dovrebbe sapere di costa californiana baciata dal sole, ti ritrovi immerso in una nebbia da Brianzavelenosa. Si scoprirà poi trattarsi di una nuvola bassa (le nuvole basse sono una costante, qui. Fanno tanto Compagnia-dell-anello-che cerca-di sfuggire-ai-nazgul).

Comunque, guidi per due ore e mezza delle solite strade, arrivi in un posto che dovrebbe stare a significare la Lands’ End indigena (poeticamente ribattezzato Farewell Spit, ma non da noi: noi avremmo fatto di peggio) e…non succede niente. Cioè, vedi un sacco di uccelli (purtroppo solo del modello pennuto), cammini sulle conchiglie senza poterle raccogliere che son protette, e respiri un sacco di odore di flora e fauna decomposta. Uh. Wow.

Perciò te ne vai dopo dieci minuti, dopo una rapida consultazione del tipo “se a te non secca…”/”pensavo che volessi stare tu…”.

E capitomboli dall’altra parte della costa, dove ti ritrovi a camminare in bilico sul crinale di una collina veeeeeeeeeeeerde, dopo aver passato una buona mezz’ora ad aspettare che una mandria di mucche neeeeeeeeeeere facesse un po’ di posto anche alla tua macchina in un angolino della strada. Con calma, eh.

Fatto sta che stai a scarpinare su questa collina di sabbia coperta d’erba che all’improvviso (lo fanno, lo fanno) si trasforma in una serie di dune giganti.

E in fondo il mar di Tasmania.

E degli enormi blocchi di granito scolpiti dal vento i mezzo alla spiaggia.

E sabbia fina e soffice e calda come una volta era il Poetto, che quasi ti viene da piangere al ricordo.

E dei tizi nudi che si fanno il bagno.

Ottimo.

Ma non è per i tizi nudi che sei venuta. :giuro:

E’ per quelle cose buffe che sguazzano in acqua.

Quelle cosine curiose che bagnate sembrano un tutt’uno lucido, e invece mano mano che si asciugano tornano ad avere una pelliccia. Una pelliccia per la quale certi schifosi vigliacchi le uccidono a bastonate, quando non peggio, che la dea li stramaledica e li fulmini, e peste colga Dolce e Gabbana per averle proposte in collezione, qualche tempo fa.

Non fanno mica il loro verso tipico.

Nono.

Belano.

E non scappano mica quando ti avvicini, dopo aver ammonticchiato i vestiti in riva (in riva: 500 metri più indietro). Ti si avvicinano, come se volessero annusarti o giocare con te.

Due cuccioli. Pesca e Malva, ça va sans dire.

La loro mamma baffuta si mette in posa come una diva finchè non ne ha abbastanza del servizio fotografico. Altri parenti ci osservano pigramente dagli scogli che fra poco, con la bassa marea, saranno in secca.

E tu stai lì, allocchita e incredula. A guardare la marea che si ritira a ritmo vertiginoso, come nella scena dello tsunami in Conan, cercando di trascinarti via le caviglie dai piedi. A guardare le nuvole che si rincorrono velocissime nell’aria calda, in un cielo incombente color metallo.

E a giocare con le foche.

EPSN6919

(…e che Dio la benedOca…)

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11 thoughts on “[viva la foca!]

  1. utente anonimo ha detto:

    Aug..

    ..uro di cuore una bastonata e lo scorticamento della pelle a pellicciai e pelicciofili

  2. utente anonimo ha detto:

    Il…

    …#1 ero io

    RO

  3. out ha detto:

    Cosa credi, che non sappia riconoscere l’originale dalle imitazioni? Tze’…

  4. jaro ha detto:

    anfatti: stile inconfondibile quello di roano :O

  5. pecten ha detto:

    peccato che si vedano male gli scogli… mi piacciono più le altre fotografie che questa qui; posso immaginare l’emozione 😉

  6. SteelRain ha detto:

    …non somiglia vagamente a Pakka? 😀 😀 😀

  7. out ha detto:

    Effettivamiente… :purrrrmau:

    (pec, ma dove li vedi gli scogli??)

  8. utente anonimo ha detto:

    Ma che carine le fochine :love:

    (non posso crederci. Il mio primo commento sul blog della trota è un “che carine le fochine”… 🙄 )

    Non è colpa mia se il tuo blog mi infonde questo senso di magnificenza e splendore, come se le mie parole giungessero qui a insudiciare.

    Poi leggo i commenti degli altri, e me ne faccio una ragione 😀

    Salùt

    Suina

  9. jaro ha detto:

    uhm… primo commento? mi sbaglierò, ma io ne ricordo altri…

    (comifab mode: off)

  10. utente anonimo ha detto:

    guarda che ora non sei più “avvocato”, ma semplicemente “barbagianni”

    Tzè! :O

  11. out ha detto:

    Non posso crederci: la Thusbe che mi soffre di arteriosclerosi galoppante e non si ricorda i suoi post storici sul mio blog! :trotfl:

    (sì, lo so: in effetti roba da dimenticare, tipo certe dame che si permettono di insultare gratuitamente l’Alberodinatale del PescaMalva, o le avventure di Tayga l’allegra ladruncola…)

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