[la gatta sul ponte che non scotta]

Torino. Esterno notte. Piove.

Una gatta si aggira circospetta lungo il ponte Umberto I. Strana gatta, non le hanno spiegato che ai gatti la pioggia non piace. Non è la pioggia, il problema, infatti. È la fame. Torino non sarà affatto male, tra cinque o dieci anni, quando gli indigeni capiranno che è possibile scambiare proficuamente denaro con cibo anche dopo le dieci e mezza di sera. Fortuna che il pelo della gatta è folto, e la pioggia non ancora battente. Le luci fanno un effetto strano, nebulizzate dall’acqua. Un alone giallastro riveste le sponde del Po, con la città leggermente virata seppia pare di gironzolare dentro una stampa di inizio secolo scorso. La gatta ha una sciarpa rossa che si tira ben su sul collo: non può permettersi alcun malanno (senza contare che i gatti raffreddati sono a dir poco ridicoli). Canta da sola sul ponte, a voce alta, per farsi compagnia. Per un attimo pensa di accennare un passo di "Singin’ in the rain", ma ha le zampe stanche, magari un’altra volta, eh. E comunque è il pensiero che conta. A metà circa del ponte si ferma, annusa l’aria. Capta un pensiero, una specie di segnale in codice, diviso in tre parti. Sorride. Risponde fra sé. Invia. Altro che gli umani, con quei loro aggeggini coi tasti e i campionati di velocità per pollici opponibili. I gatti non hanno bisogno di lettere e numeri per tenersi in contatto, hanno impulsi sonar che viaggiano per telepatia, e non rischiano di arrivare al destinatario sbagliato. La pioggia inizia a farsi più pesante, e la gatta più leggera: zampetta danzante verso l’altra riva, si infila nella notte su per la collina con la mente affollata di comunicazioni e non sente la salita, ride sotto la sciarpa rossa e ride ancora mentre sbaglia strada sentendosi sciocca e felice.

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3 thoughts on “[la gatta sul ponte che non scotta]

  1. khachacha ha detto:

    è un blog bellissimo

  2. utente anonimo ha detto:

    Apperò questa Gatta curiosa…

  3. Nevvero ha detto:

    Sarò forse out’o’suggestione, ma questa scena ha un che di familiare… hmmm… non so…

    (E comunque, dividere risate e gocce di pioggia con una gatta sciroccata, anche a distanza, è un’esperienza che lascia il segno…)

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