[talking 'bout maleducation]

Io ho degli amici.
Persone simpatiche, amabili. Alcuni sono ingegneri, ma io sono di mente aperta.
Alcuni, pensando di essere dei giovani virgulti e bullandosi della propria età ancora a due cifre, si divertono a scherzare sulla mia antichità (certificato di autenticità a norma della legge 20/11/1971 n°1062).
Ma niente o nessuno, finora, mi aveva mai fatto considerare la possibilità che fossi non antica ma *all’antica*.
Me ne sono accorta la settimana scorsa, appena rientrata dalla turnè.
Ero rimasta all’antiquatissima consuetudine secondo la quale i regali si accettano, non si chiedono. Anche quando la confidenza è ampia, anche quando si tratta di eventi particolari, anche quando obiettivamente si rende auspicabile una sorta di "indirizzamento" per evitare il rischio di doppioni o appioppamenti vari di oggetti sinceramente orripilanti. Ero rimasta al fatto che fosse buona creanza, anche in questi casi, attendere almeno che il regalando si facesse avanti, innanzi tutto per offrire di propria iniziativa un tangibile segno d’affetto, e poi per sapere se questo potesse dirsi libero o pilotato, prima di presentargli la lista dei desiderata.
Fino alla settimana scorsa conoscevo una sola persona che ignorava sistematicamente queste comunissime regole di savoir faire: l’ormai moglie del mio ormai ex migliore amico, la quale, nel corso dell’anno, stilava una lista dei regali che avrebbe gradito ricevere in occasione del suo compleanno e delle altre festività regaloidi e la consegnava ai regalandi. Severamente vietato prendere iniziative, attenersi strettamente alla lista. Un caso più clinico che raro.
Ma non mi era ancora successo che qualcuno mi invitasse alla sua festa e prima ancora di avere una risposta certa sulla mia partecipazione mi schiaffasse in mano – ripetutamente e con varie modalità, casomai me ne fosse sfuggita una – la lista dei regali prescelti.
Sono all’antica. Tarda. Una vera ragazza del secolo scorso, di quelle a cui, davanti a cose come queste, crolla la libido e passa inesorabilmente la voglia di fare anche gli auguri.
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7 thoughts on “[talking 'bout maleducation]

  1. Stranoforte ha detto:

    Ok. Scatola di ciocolatini oppure cornice in plexiglas fiorellinato riciclata, con dentro la lista dei regali.

    Bentornè, dalla turnè :-))

  2. Nevvero ha detto:

    Mai sentito parlare delle “liste nozze”?

    (Eppure già ai tempi di Troia… )

  3. SirDDT ha detto:

    Ci dev’essere sempre qualche ingegnere di mezzo, eh?

  4. out ha detto:

    Orpo.
    Credo dipenda dalla visualizzazione malefica in cui insiste il mio computer, altrimenti giurerei di aver letto *fiorellinato*. Ma pensa te.

    Orpo2.
    Ero al corrente delle liste di Troia. Mi mancavano le liste nascita. E in ogni caso non è tanto il concetto di lista in sè a sconvolgermi (pur essendo amante delle sorprese e trovando che la lista rovini gran parte del divertimento), quanto il fatto che qualcuno trovi normale il fatto di dirmi che regalo vuole per il solo fatto di avermi invitato a una festa. Ma son strana io, ormai è cosa nota…

    Orpo3.
    Che vita sarebbe, senza ingegneri?

  5. aloechopecho ha detto:

    about maleducation
    Dentro l’invito alle nozze di alcuni conoscenti, trovai:
    SONO GRADITE LE BUSTE

  6. out ha detto:

    Buste.
    C’è da capirli, poveri convolanti.
    Mica tutti i comuni hanno la raccolta differenziata, e certa aliga nei sacchetti normali non ci sta.

  7. deceptionisland ha detto:

    Muccuso, ti stai allargando un po’ troppo.

    Se si deve fare una battuta pungente su usi e costumi tristi del matrimonio, devi prima chiedermi l’autorizzazione a postare, e se considero la battuta all’altezza la faccio io, altrimenti la lascio fare a te.

    Come pensi di diventarlo, un peschino, se ignori queste basilari regole?

    Uhmpf.

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