[carlotta, l'abate francesco e il tesoro di montecristo]

Carlotta si sente ricca. Nella tasca posteriore destra dei jeans ha un assegno. Gli emolumenti del mese di Marzo del corso che sta seguendo per diventare organizzatore teatrale. Non che ci pensasse particolarmente, a diventare organizzatore teatrale, Carlotta. Non dopo che è diventata artista patentata, anticipatrice di tendenze, cane da tartufo di ciò che andrà di moda quando lei se ne sarà già stufata da anni luce. Non dopo che è stata conduttrice radiofonica, responsabile dei clienti esteri, progettista, addetto stampa e relazioni pubbliche, insegnante, consulente aziendale, assistente di direzione, addetto gare, responsabile relazioni interne, operaia metalmeccanica, autista, distributrice di pubblicità a mano e in lavatrice, operatrice per gli adempimenti della legge sulla privacy, bracciante agricola, aiuto-commessa, addetta al confezionamento di pacchetti regalo, venditrice telefonica, segretaria di produzione, addetta alla riscossione delle cedole assicurative, attrezzista e probabilmente anche qualcos’altro che al momento non le viene in mente. Non dopo essersi laureata inutilmente a ventidue anni e quattro giorni, in un anno che data ormai al secolo scorso. Non dopo aver studiato cinque versioni diverse di curriculum vitae, nella speranza che qualche straccio di datore di lavoro ne trovasse almeno una di suo gradimento e decidesse di darle una possibilità dignitosamente o desolantemente retribuita, una tregua dal conteggio spasmodico del centesimo ogni volta che c’è da comprar da mangiare. L’organizzatoreteatrale no…non l’avevooo consideratooooo… Perché privarsene? Male che vada sarà soltanto un’altra riga da eliminare dal curriculum. C’è da dire, comunque, che ‘sto mese è andata bene: l’assegno è basso, ma relativo praticamente ad una settimana di frequenza. Le altre tre sono state economicamente proficue, dopo due soli anni di miseria. O almeno, dovrebbero esserlo, una volta che le verranno pagate, in un futuro prossimo venturo.
Comunque l’assegno è lì. Verde, frusciante, appena concavo per via del contatto con la natica. Due cifre sia prima che dopo la virgola, ma non le solite due cifre che fanno ghignare senza ritegno il solito cassiere della solita banca quando ci va per incassare i rimborsi spese della FIGC. Anni di procedura standard: ritrovamento dell’inconfondibile busta contenente assegno di rimborso gara nella cassetta della posta, saltello di gioia, inserimento della busta nella scollatura o altro luogo atto a celare e proteggere beni preziosi, arrivo in un posto sicuro, separazione dell’assegno dalla lettera seguendo l’apposita linea tratteggiata, fiera impugnazione dell’assegno, marcia trionfale sulla filiale della banca, e fine della baldanza davanti al ghigno che il cassiere non riesce a trattenere davanti a un assegno di 25,82 euri.
No, cioè sì, due cifre, ma la prima è un 8. Ottantacinque euri e settanta centesimi. Che meraviglia. E che sorpresa! Manco se n’era accorta, Carlotta, dei settanta centesimi.
Ore 16 e 01 di un mercoledì pomeriggio di un giorno da scarabei stercorari. Macchina non sua accavallata sul marciapiede, in coda ad altre quattro. Non sceglieranno di multare proprio la sua! Uhm. Beh. Nel frattempo è già scesa e filata dentro la banca. Non la solita banca. Porte. Controporte. Si trova nell’atrio delle casse. Si guarda intorno alla ricerca di una distinta di versamento, che non trova. Un cassiere rubicondo la vede perplessa, le chiede di cosa ha bisogno e le fa cenno di avvicinarsi direttamente in cassa con l’assegno. Lo controlla, poi le dice che effettivamente è meglio versarlo e prelevarlo, altrimenti le costerebbe la commissione. Gentile. Le compila la distinta lui stesso. Si sorprende davanti al numero del conto, sorridendo osserva che deve averlo aperto parecchio tempo fa, in quella filiale non hanno numeri così antichi. Cicalano amabilmente della globalizzazione che non globalizza un tubo, se per avere un blocchetto di assegni devi presentarti fisicamente alla filiale dove hai il conto, e non è mica vero che è tutto informatizzato. Mentre parla, il cassiere acchiappa dal cassetto un mazzo di banconote da cinquanta e comincia a contarle davanti a Carlotta. A lei scappa da ridere e gli chiede “Ma quanti me ne vuol dare?”. Il cassiere impallidisce e sembra perdere trenta chili. Chissà perché pensava ci fosse uno zero, dopo quell’8 e il 5.
Chissà perché.
 
 

 
(no, non c’entra proprio niente il fatto che stavo per portarmi a casa un mucchio di soldi con la presentazione della premiata ditta Abate-Carlotto il 20 alle 20 al Teatro delle Saline. Però secondo me ci stava bene)
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One thought on “[carlotta, l'abate francesco e il tesoro di montecristo]

  1. art2artist ha detto:

    Carlotta è onesta… o forse ha perso un’occasione. Carlotta lavora, fa di tutto. Ma forse non ha il tempo per guardarsi intorno, e anche quando si gira è dannattamente distratta, forse, dall’unica immagine che vede e che le si piazza lì, come un paraocchi, come una fetta di prosciutto sul melone: invitante, dolce e amara, arida e salata e fresca e succulenta, ma irraggiungibile. Carlotta… chi sarà mai?

    Ciao, scusa se ho continuato la storia…. (forse ti ho già chiesto se leggi Lucarelli… scrivi proprio come lui, e io lo adoro!)

    Federico C.

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