[delirionirico]

Sono nella facoltà di ingegneria, al piano riservato agli studi dei docenti. Cammino scalza per i corridoi moquettati, ogni tanto mi affaccio in qualche stanza. Legno massiccio, sedie in stile (uno a caso), decori floreali. Il vicepreside mi caccia a urla, adducendo come motivazione la scarsa compostezza (i piedi nudi) di una che non è manco iscritta.
Mi ritrovo a passeggiare lungo una spiaggia.
Una costruzione di rara bruttezza mi si para davanti. Scopro trattarsi di Villa Certosa, che non pensavo si trovasse lì, né tantomeno che constasse di un cubo mastodontico rivestito di marmo grigio, edificato a non più di quindici metri dalla battigia nello stile caratteristico del Troisième Reich.
Mi aggrego al gruppo che si avvia a visitarne i garage. Ci ritroviamo nella cosiddetta “ala dei mezzi piccoli”, uno scantinato abnorme con quindici-sedici posti auto, “perché di macchine piccole non ne ho mica poi tante”, ci informa Silvio in persona in un doppiopetto blu corazzato che lo fa sembrare l’incrocio tra un grosso piccione e un presentatore da circo cui abbiano poggiato un ferro da stiro sulla testa da piccolo. Acceso.
Non trovo l’antiemetico in borsetta.
Provo a guardarmi intorno per distrarmi e non cedere al disgusto. Sulla mia sinistra noto una sacca di plastica rossa, tipo quelle delle ricariche dell’ammorbidente ma un po’ più grande, circa 30×45 cm.
C’è scritto “Estintore a sperma”. Lo guardo un po’ dubbiosa.
Intanto un lacchè di Silvio insiste perché mi levi la maglietta, gliela lasci bagnare e poi stendere su una specie di telaio verticale, una via di mezzo tra un banco di controllo fallature e un banco stiro aspirante. Gli dico chiaramente che non è certo il primo che vedo, e non mi incanterà così. Gli altri visitatori sono molto impressionati.
Intanto, fuori, l’acqua impiegata per bagnare la mia maglietta ha iniziato a scorrere liberamente in rivoli della portata del Flumendosa, impregnando la sabbia e facendo così affondare fino a mezza ruota le auto dei visitatori uscenti. Mi viene inviato un valletto con una lancia, di modo che possa raggiungere una zona asciutta e allontanarmi senza inzaccherarmi. Il valletto è David Beckham. La finiamo a trombare intensamente in una specie di rimessa, finchè il cimurro di Kobayashi mi risveglia.
La notte dopo sono invitata con la Calippa a un festival internazionale di arte popolare. Siamo al centro del palco di un anfiteatro, pietra rosso pompeiano ovunque. Ci esibiamo nel tema di “Capitan Harlock” alle launeddas. Solo che non abbiamo le launeddas e dobbiamo riprodurne il suono con la bocca.
È un po’ faticoso ma riscuotiamo un discreto successo, più che altro tra coloro che non riconoscono il tema. Quelli che lo riconoscono definiscono la nostra interpretazione “interessante”.
Morale: Kobayashi il cimurro l’ha attaccato pure a me, ma – spiace deludere coloro che ci speravano – non è tubercolosi. Rimpiango la mia fase di barocco onirico, mentre mi rigiro insonne tra le lenzuola fino all’alba e voci lamentose e stridenti mi sussurrano che dovrei mettermi le mutande al rovescio.
 
 
…mutande..? O_o
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One thought on “[delirionirico]

  1. Roano ha detto:

    Buon..

    ..giorno 😮

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