[smell like dead rabbit]

E’ circa mezzogiorno e mezzo quando comincio a mandare in giro le mie disposizioni testamentarie via sms. Meglio fare le cose con calma, finchè si può.

Non pensavo che sarebbe finita così, stamattina, quando mi son levata dal futon con la consueta grazia di una leonessa di mare gravida e con una pinna ingessata. Eppure è il destino di ogni essere umano, l’unica cosa certa che ci accomuna.

Già.

È che contavo di avere ancora un po’ di tempo, giusto quello di finire quei due o tre racconti che fra qualche anno vinceranno il Nobel per la letteratura e le bozze delle sceneggiature da Oscar che finiranno per passare a notte fonda su RaiTre precedute da qualche delirio di Ghezzi e snobbate persino dalle pubblicità più racchie mai prodotte dalla Palanche, Sgheo & Oseo.

Invece il mio tempo è agli sgoccioli.

Fra cinque, quattro, tre minuti salirò sull’out o’mobile lasciata parcheggiata al sole per tutta la mattina, non per scelta masochistica ma perché è difficile parcheggiare all’ombra se in tutta la cazzo di stradina sterrata che pare il Kalahari non cresce manco un asparago selvatico e nano.

Aprirò lo sportello, né uscirà Satana in persona bestemmiando perché gli si stanno sciogliendo le corna e – prima di aver avuto il tempo di accomodarmi sul sedile del guidatore – sarò dissolta in una nuvola di vapore.

E invece no.

Apro lo sportello, esce la dea Kālī con le sue quattro ascelle pezzate e una lettera di reclamo contro Lycia in persona.

Mi affaccio dentro la macchina.

Non ricordavo di aver lasciato un cadavere nel bagagliaio.

Non ricordavo neanche di conoscere dei cadaveri dal vago sentore di pizzetta al taglio, se è per questo. Poh.

Prendo fiato. Salgoinmacchinachiudolosportellogirolachiavetirogiùifinestrini. E inizio a liquefarmi.

Non ci penso. Corro verso il laboratorio, metto la macchina fotografica di Zaib in una busta, spiego a mia madre che nel pomeriggio verrà un corriere a ritirarla. Lei la guarda, sorride raggiante e mi annuncia che ha trovato il regalo per mio padre, il cui compleanno ricorre oggi: una macchina fotografica!

Esco dal laboratorio con la sensazione che qualcosa mi sfugga.

Non ci penso. Corro verso la scuola realizzando stupefatta che anche l’essere umano è fondente, cerco di scacciare l’immagine del posto di guida glassato da una cappa di me stessa, sollevo lo sguardo e il termometro della farmacia di via Castiglione segna TRENTOTTO VIRGOLA CINQUE GRADI.

Ritrovo lo stesso ambitissimo posto nel Kalahari di Pirri, colo fuori dalla macchina e, con le ultime forze rimastemi, decido di seguire il consiglio della Calippa – esperta maxima di animali ma soprattutto bestie – e stacco un rametto di rosmarino dalla siepe della casa di fronte.

Pare che la trota arrosto non abbia senso senza il rosmarino.

E io voglio che la mia esistenza non sia trascorsa invano.

 

 

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One thought on “[smell like dead rabbit]

  1. utente anonimo ha detto:

    :WOW

    e poi non dica che non è Lei il Re dello Sbattimento….. appunto Lei è la REGINA…. nonchè delle fusioni umane, con rosmarino!!! 😀 😀 😀

    Byeeeeeeee

    Zaib

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