[try walking in my shoes]

Scendo le scale del Teatro Lirico di Atlantid City.

All’improvviso, una sensazione strana, come se stessi cadendo.

Di nuovo?!, ho pensato.

Eh, no, eh.

Eccheccazz.

Kobayashi, un gradino davanti a me, avverte qualcosa, si gira già pronto a prendermi al volo (l’abitudine…), invece niente.

Mi fermo senza capire.

Non son caduta, ma mi sento ancora strana.

Mi riavvio per le scale. Stranissima.

Finchè lui, dopo un esame accurato di tutta la situazione, indica il mio stivale sinistro, la cui suola – unita al resto ormai solo per una lingua di tacco – penzola spalancando una bocca buia ad ogni passo. Una bocca pronta a inghiottirsi scale, piede, gamba, e chissà cos’altro.

Aveva solo un buchino sul calcagno, prima, ed era un po’ rovinato in cima a forza di infilarlo, ma non credevo sarebbe finita così. L’avevo lucidato giusto stamane, e mai avrei pensato che sarebbe stata l’ultima volta.

Sospiro alla memoria dello stivale, che mi lascia, novella Cenerentola sulle scale del palazzo, dopo sei anni di onorata carriera.

Gli anfibi – classe 1999, regalo di Sparhawk: per Natale il destro e per l’anniversario il sinistro – mi si erano già bucati l’anno scorso, e nonostante questo ho continuato a usarli.

A marolla: sono le uniche calzature invernali che ho.

 

Torno a guardare la bocca oscura del mio stivale affamato: è un attimo, le luci tremolano, lo stivale sembra animarsi e la bocca pronuncia – con voce cupa e profonda da attore consumato – queste parole:

 

“Questo

è un segno

del dio dei sottoprecari:

è ora

di avere uno

stipendio

decente!”

 

Cazzo, penso, s’è magnato pure Ugo Pagliai.

 

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4 thoughts on “[try walking in my shoes]

  1. sinuhe ha detto:

    meno che non ha ingoiato Luciano Tajoli…

    ( puoi sempre tirar fuori i coturni, no? fanno fine e non impegnano… )

  2. Roano ha detto:

    Cred…

    ..o di avere conservato da qualche parte gli anfibi di quando Molletta stava nei balilla.

  3. utente anonimo ha detto:

    Non so.
    Gli anfibi barilla con cosa si sposano?
    Così a naso direi col ragù, ma purtroppo non è sa morti mia.
    Le mele coturnie pure…
    Che fare, amici miei, che fare?
    (porta il dorso della mano alla fronte e affetta di star per svenire)

  4. sinuhe ha detto:

    visto il tuo epiteto…

    affetta un po’ di stare per svAnire, no?

    oppure al massimo qualche fetta di pecorino sardo…

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