[i am not your carpet ride]

Finalmente fuori. Aria fresca, litri e litri di aria fresca dopo l’afa stantia del teatro, sopportabile solo col pensiero a domenica. Già.
Fuggi fuggi generale, L. volatilizzato, E. scappato dalla donna, B. con la figlia, C. chissà.
Inforco le cuffie e parto. Densità di passanti appena al di sopra della media di Invercargill. Meglio.
Cammino, ascolto e penso, battendo il tempo del basso di “Peter Gunn” sul bordo della tasca destra.
Cammino, visibilmente invisibile, finalmente. Potere di un paio di cuffie microscopiche.
We’re all stars now
In the dope show
We’re all stars, persino io che scendo lungo la curva marciando con passo e sguardo assassino da passerella. Mi manca un po’, il mio mondo dove sono io che comando senza se e senza ma, mi manca il fatto di non poter sfogare il nervosismo cacciando via un assessore guardone forte delle mie ragioni indiscutibili. Sono stufa di cose illogiche e capovolte, stufa stufa stufa.
Volume. L’onda sonica scaccia via ogni strascico di pensiero molesto, a son’e corrus nel vero senso della parola, anche se non è una parola.
All my life I’ve been searching for somethin’
Somethin’ never comes, never leads to nuthin’
Se non fosse che è Genova sembrerebbe Torino. Torino nelle notti di pioggia sottile alla ricerca di cibo caldo, Torino con gli sms da sorridere a seicentoventi denti da sola sul ponte tornando all’ostello, Torino dei viali infiniti che non si arriva mai. Genova dei vicoli stretti che bisogna buttarci un occhio prima di sceglierli, Genova che non si può stare seri che, belàn, sembran tutti Cavalli marci, Genova degli sms fumati che cambiano l’umore, Genova appesa al telefono perché la mancanza è tangibile più che mai.
Done, done, and I’m on to the next one
Done, done, and I’m on to the next one
Done, done, and I’m on to the next one
Done, done, and I’m on to the next one
Scuoto in crescendo la mia parrucca liscia – liscia, sì, cosa non si fa in onore di Roccherduck e della sua città natale – sprizzando energia e decibel da tutti i bulbi, mi infilo in via Fieschi, e da non si sa dove sbuca il vento. Niente di che, un aperitivo di vento, volare oh oh, volare oh oh oh oh. Dev’essere bella Genova vista dall’alto di notte.
I am not your rolling wheels
I am the highway
Fin qui avevo evidentemente cantato a mezza voce, evidentemente almeno a giudicare dalle occhiate piene di biasimo scoccate dai rari passanti. E lo ben so che la mia voce è sensibilmente diversa da quella di Chris Cornell, ma quando entra il ritornello scatta il pieno polmone, non ci son storie.
Però c’è un angolo.
Retto.
Cieco.
E un giovanotto ignaro che viene da destra.
E che gira di novanta gradi nel momento esatto in cui la Chriscornella di Stampace sbotta nel suo più potente I am not.
Fa un salto indietro, il giovine.
Chriscornella, nel suo mondo dall’audio isolato, vede uno sconosciuto saltarle davanti come in una comica muta, mentre il Cornell nelle sue orecchie sostiene ululando di essere il cielo.
Lei sulle prime non capisce, e compone espressione adeguatamente babbea.
Il giovine fissa la stordita che continua a ragliare indefessa come se fosse strano non farlo, poi comprende, scoppia a ridere parzialmente rassicurato e procede pei fatti suoi.
Lei vede lui che ride e, ritenendo a sua volta la cosa sufficientemente divertente, se la ghigna continuando a spolmonarsi mentre riprende il cammino.
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...