[un antiemetico al tavolo cinque!]

Le giornate di merda si vedon dal mattino.
Avrei dovuto capirlo subito, stamattina, quando dalla doccia ha cominciato ad uscire solo acqua fredda, che l’unica cosa sana da fare era spegnere il neurone e tornare a letto. Probabilmente il futon si sarebbe chiuso a tagliola con me dentro, ma non lo sapremo mai.
Abbiamo saputo, invece, tra le altre cose, che i comizi di AN nuociono gravemente alla salute (piano con quella camicia: ci son dovuta andare per esigenze lavorative. E no, non mi hanno richiamato negli artificieri, no).
Peraltro – povera ingenuotta – pensavo di star andando ad assistere a tutt’altra cosa, perciò quando ho letto "AN" sul cartello che indirizzava alla sala ho sparato una faccia sospettosissima alla hostess. Poi mi son fatta coraggio, mi son spruzzata un po’ di muschio bianco sul polso e sono entrata fendendo la folla.
All’inizio non riuscivo a sentire granché, complici i soliti buzzurri che stavano un passo fuori dalla porta, in branchi, a parlare dei cazzi propri con voce tonante tipo Actarus che chiede le lame rotanti.
Ma poco male, pensavo: in realtà io non voglio sentire. Voglio solo che finisca. Subito.
Invece dopo qualche minuto l’udito mi si è abituato allo schiamazzo, e ho iniziato a distinguere le parole dell’oratore.
Oh ratore, ratore, perchè sei tu, ratore..?
Ma soprattutto perchè non te ne sei stato a casa tua, muto, anzichè venire qui a mitragliarci di cazzate?!
Ho colto le prime avvisaglie della tragedia, ma non credevo l’avrebbe fatto sul serio.
Invece l’ha fatto: ha parlato, in crescendo, degli immigrati che vengono qui a fare i padroni in casa nostra e a pretendere che si tolgano i crocifissi dai muri.
La mia espressione da pesce sparato a bomba è stata sommersa dall’applauso scrosciante.
Purtroppo non per la mia consumata espressività.
Ho mandato un sms al Telefono Azzurro, alla Croce Verde e alle Brigate Rosse, supplicandoli di tirarmi fuori di lì, in qualunque modo.
Non fischiare, non fischiare! cercavo di impormi.
Ma io voglio fischiare! Se lo merita!, mi dicevo indignaterrima.
Ma non sei qui in rappresentanza di te stessa, mi ripetevo.
E vaffanculo!, concludevo.
Nel frattempo, l’oratore n°1 aveva ceduto il posto all’oratore n°2.
L’oratore n° 2 è stato sindaco di Atlantid City. E ha esordito dicendo:
"Sono molto turbato perchè proprio stamane la moglie di un mio amico è stata trovata assassinata in casa sua, con la sua bambina di otto mesi in braccio…"
Replico la faccia da pesce sparato a bomba.
Non lo sta dicendo davvero.
Vero che non lo sta dicendo davvero?
Lo sta dicendo davvero.
Non solo lo sta dicendo davvero, ma sta usando ‘sta poveraccia per infiammare la platea con la storiella di quei disgraziati senza dio del centrosinistra, che son stati loro a bocciare quella degnissima proposta secondo la quale"…se tu entri in casa mia, io ti sparo. Se non vuoi farmi nulla non ci entri, in casa mia".
Testuale.
Altro applauso, un vecchio bacucco che grida "Sì!"
Il mio stomaco sbatte contro le pareti di sè stesso come un cencio nella centrifuga.
Sarei tentata di restare per vedere cosa c’è in fondo al barile, ma per fortuna mi squilla il telefono.
 
E per fortuna che anime caritatevoli mi mandano video come questo. O questo.
Per rinfrancar lo spirito tra un conato e l’altro.
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3 thoughts on “[un antiemetico al tavolo cinque!]

  1. SteelRain ha detto:

    Ma è terribile!
    Cara, vieni qui che ti consolo con una cioccolata da spicconare e un po’ di mrrrrmau.

    Santocielo.
    Sei sicura che quello che ti hanno costretto a sentire non vada contro la convenzione di Ginevra?

  2. utente anonimo ha detto:

    So solo che sto seriamente valutando la possibilità di infilarmi abusivamente nella valigia del Lupo, e chi s’è visto s’è visto.

  3. SteelRain ha detto:

    Come darti torto.

    Anzi quasi quasi ci stringiamo e mi ci infilo pure io.

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