[grazia, graziella e grazie dei fior]

Se non fossi cittadina italiana vorrei diventarlo.

Non vorrei perdermi per niente al mondo lo spettacolo d’arte varia di un paese disinnamorato di sé.

Ieri notte, per esempio, mentre non riuscivo a dormire e non potevo far nulla che turbasse il fragile equilibrio psichico di un Kobayashi alla vigilia della sua prima conferenza stampa, m’è toccato subire “Porta a porta” (Gustavo passerà di persona presso le vostre case per bandire una gara di solidarietà – patrocinata dal WWF – in favore di quella poveraccia della sottoscritta).

A parte aver risparmiato 5 euri non scommettendo fra me e me sulla possibilità che si parlasse d’altro rispetto al delitto di Cogne, siccome le disgrazie non vengono mai sole ho preso visione della desolante pantomima nel momento stesso in cui faceva il suo ingresso Ritanna Armeni (o del perché le donne non riescono ad esser prese sul serio, anzi).

So che non mi crederete, ma stavo per spegnere.

Giuro.

Ma qualcosa mi ha spinto ad attendere ancora una frazione di secondo prima di mandare al diavolo la sacra triade Vespa-Cogne-Armeni. Non so, era come se sapessi che se ero capitata lì in quel momento ci doveva essere un motivo diverso dal rendermi conto una volta di più di vivere in un paese dove l’informazione va giù che è una meraviglia senza neanche bisogno del bifidus activus.

Infatti l’Armeni era lì per paladineggiare la proposta di grazia per la Franzoni avanzata da Liberazione.

La grazia.

Dopo sei giorni di carcere.

Si vede che sei minuti parevan pochi.

 

(dopodichè ho ripensato a tale Silvia Toffanin, che mi si dice essere la conduttrice di “Verissimo” nonché fidanzata di Piersilvio, che ho captato il giorno prima mentre si diceva rinfrancata dal fatto che “ora abbiamo (finalmente) (ben) quattro ministri donne”, e ne ho dedotto che avesse studiato la storia recente su un libro di poesie del Beato Bondi, in cui delle sei donne ministro del precedente governo non vi è evidentemente traccia. Poi ho pensato a un libro visto di recente, di tale Dag Tessore, “La donna cristiana”, sul cui risvolto di copertina si legge:

 La parità di diritti tra i due sessi, la libertà della donna di lavorare fuori casa e di vestirsi come vuole sono dati ormai del tutto scontati e indiscussi, talmente radicati da escludere qualsiasi voce di dissenso. A pensarla diversamente possono essere solo gli ambienti del fondamentalismo islamico “fanatico”; oppure possono essere i Padri della Chiesa che, come si ritiene oggi, non avevano ancora sviluppato la consapevolezza della vera dignità della donna. Ebbene, questo libro si presenta come una voce di dissenso, anzi come un totale ribaltamento di prospettiva: non più dare per scontato che l’emancipazione femminile sia una conquista della civiltà, bensì ripensare la questione, tornando ad ascoltare la voce proprio di coloro (i Padri della Chiesa) che furono i più tenaci sostenitori della concezione patriarcale: si propone cioè di capire le ragioni di chi non la pensa come noi. Si offre al lettore la possibilità di accostarsi alla presunta “misoginia” dei Padri non con i soliti schemi mentali di oggi, per i quali “sottomissione”, “clausura”, “velo”, “obbedienza al marito” sono cose necessariamente negative, ma con uno spirito di umiltà e di rispetto, per verificare se forse esista una libertà della donna che non sia solo quella di lavorare e guadagnare soldi, e se esista una dignità che possa esprimersi anche nell’essere pudica, portare il velo e dedicarsi alla famiglia.”

A quel punto mi è arrivato per via telepatica un dispaccio dell’Associazione Italiana Pecore da Conta Antinsonnia. Senza parole, solo un pittogramma: un braccio destro piegato ad angolo retto con una mano sinistra posata nell’incavo del gomito)

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14 thoughts on “[grazia, graziella e grazie dei fior]

  1. deceptionisland ha detto:

    Giacché, oltre che d’accordo, mi trovo a essere totalmente una rompicoglioni…

    (che puoi scriverla con un colore diverso la citazione, così magari si legge?)

    Grazie, umilmente Sua.

  2. out ha detto:

    Dovrei avercela fatta (dopo due soli giorni in cui il testo ha cambiato più sfumature del livido sulla mia chiappa destra).

  3. deceptionisland ha detto:

    Ottimo. Ora risponderò ammodo.

    Mi domando: perché la grazia alla Franzoni?

    Non si da la grazia a una matricida che sia stata dichiarata capace di intendere e di volere.
    E se lo si fa perché si pensa che il processo abbia portato ad un esito scorretto, soprattutto se lo si fa con questa nonchalance, si deve proprio avere una gran bella opinione del proprio sistema giudiziario.

    Percghé appunto, dopo sei giorni non è che puoi aver dato grandi dimostrazioni di meritarla, la grazia.

    (sull’invasato di cui ti ho costretto ad evidenziare il commento posso solo contribuire un ripetuto e autistico scuotimento di capa.)

  4. Nevvero ha detto:

    matricida

    (così una madre che uccide i figli è una matricida.. uhm, buono a sapersi… uhm & rihumm…)

    🙄

  5. deceptionisland ha detto:

    ACC

    (mannaggiammé)

  6. utente anonimo ha detto:

    Gentile Signora,
    sono pienamente consapevole che la ricognizione della figura femminile secondo la Patristica Cristiana nulla ha a che vedere con le conquiste di emancipazione di oggi: ma non credo, ad esempio, che le brutalità a cui oggi le donne sono sottoposte siano diretta conseguenza della Fede monoteista. L’istinto maschile di sopraffazione non è di origine religiosa, semmai in essa trova una sua ulteriore e importante collocazione; temo, piuttosto, che esso sia connaturato alla “laica” maschilità più profonda. La donna per il Cristianesimo non è inferiore in dignità all’uomo, lo è dal punto di vista “gerarchico”, come il tenente è inferiore al capitano e l’uomo ha, nei suoi confronti, grandi responsabilità e molti doveri. So che anche quest’ultima visione è “inaccettabile” per noi, ma non credo che si possa impedire alla Fede, in tutte le sue sfaccettature, di professarsi: starà all’Uomo – liberamente – decidere “cosa farne” di un tale messaggio.
    L’oggetto del libro di Dag è quanto di più “impopolare” possa essere manifestato, ma è parte integrante del messaggio cristiano e non è – soprattutto – il compiaciuto pensiero di un invasato (che conosco personalmente, quindi ammetto la mia partigianeria)
    Cordiali saluti.
    Giuseppe Tedeschi – Perugia

  7. utente anonimo ha detto:

    Anceh se non c’entra niente con il mio precedente post, chi è tra voi la osservatrice arbitrale, mia collega?
    Giuseppe Tedeschi

  8. deceptionisland ha detto:

    Mi perdoni, ma io non credo che un termine come “sottomissione”, tanto per citarne uno, possa conciliarsi tanto facilmente (ma nemmeno con difficoltà) col concetto di libertà, in quanto ne è etimologicamente il diretto opposto. Se il signor Dag cerca di dimostrare il contrario, se cerca di dimostrare che l’emancipazione femminile non è una conquista, qualcosa non mi torna, qualcosa mi sa di sofismo.

    L’idea di libertà che ho io è questa: se una donna vuol dedicarsi alla famiglia e fare la casalinga, buon per lei, nessuno glielo impedisce. Ma se vuole rendersi economicamente utile/indipendente, vuoi per aiutare i figli a continuare gli studi, vuoi perché non si sa mai che al marito giri il boccino e cominci a picchiarla, vuoi perché al marito può comunque capitare qualcosa; o se vuole mettere a frutto le sue doti che magari sono diverse da quelle di fare il bucato e stirare (basti pensare cos’ha dato Emmi Noether alla matematica, o Maria Sklodowska alla chimica e alla fisica); ebbene, deve poterlo fare, condizioni di forza maggiore permettendo.

    E molte donne, oltre a quelle citate tra parentesi, intellettualmente hanno dimostrato una ricchezza tale e uno spirito d’iniziativa da privare di fondamento qualsiasi pretesa di inferiorità gerarchica rispetto agli uomini. (Anche per mia esperienza personale, posso dirle che in molte famiglie chi prende le redini della situazione è sempre la donna.)

    Se negare questo è *parte integrante del pensiero cristiano* beh, sono felice di non condividere questo pensiero.

  9. Nevvero ha detto:

    Si sa che i catto-talebani sono sempre in agguato.

    E’ triste quando si travestono da “pensatori liberal e illuminati”. E’, per citare il post precedente, “etimologicamente scorretto”, una contraddizione in termini.

    Trovo persino ridondante star qui ad argomentare a favore della parità (gerarchica, oltre che di dignità) tra uomini e donne, la cui diversità sociale è frutto di sedimentazioni storico sociali, piuttosto che di “caste e organigrammi” dettati da una qualche sovraumana intelligenza.

    L’uomo è più forte della donna, ecco la fonte della sottomissione, nella storia: la violenza.
    Da quando gli ateniesi hanno inventato la democrazia e la politica, e la legge del più forte non è più l’unica legge che regola la società umana (rendendola diversa dalle “società animali”), tale “differenza gerarchica” non ha ragione di esistere.

    Ma a quel punto la donna stava già “sotto”: perchè, dunque, cambiare le cose?

    Cercare di convincere che “l’uomo è meglio della donna in quanto Dio dice così” è francamente quanto di più lontano possa concepire dalla trattazione “filosofica” (e pedagocica) che si propone di adottare il libro citato dall’autrice del Post.

  10. sinuhe ha detto:

    quanti argomenti…
    in ordine di post:

    sulla grazia alla *matricida* di Cogne credo che in qualche modo sia condivisibile, almeno da un certo punto di vista…

    se si pensa che sono passati almeno sei anni dall’omicidio e se si considera il processo mediatico cui è stata sottoposta da Mentana&Vespa, se si aggiunge anche che un esercito di polizia ris e compagnia cantante non è stato in grado di di trovare l’arma del delitto e che la sentenza ha riconosciuto in parte una incapacità di intendere e di volere dell’imputata, bisognerà riconoscere che qualcosa nella macchina giudiziaria non ha funzionato…

    e dunque a guardarla dal punto di vista della pena non come punizione ma come forma di catarsi e di espiazione ( e in questo Vespa&Mentana – fuor dello scherzo – costituiscono già una bella pena aggiuntiva ), non è così peregrino pensare che in parte l’abbia già scontata, la sua pena…

    certo rimane il problema che graziare lei sarebbe ingiusto nei confronti delle altre migliaia di detenute figlicide che non hanno goduto del dubbio privilegio di diventare delle star sulla pelle dei figli massacrati…

    da questo punto di vista credo che il femminismo non c’entri una beata fava… magari una posizione di equilibrio sarebbe quella di trovare forme complementari di pena, o di alternanza tra regime detentivo e riabilitazione…

    e in questo senso il vuoto femminismo all’Armeni non è diverso dal maschilismo *cristiano* mascherato di Tessori, rispetto alla cui distinzione tra “dignità” e “gerarchia” mi permetto di dissentire…

    non vedo una così netta distinzione di ruoli gerarchici tra uomo e donna, se si pensa alla parte giocata dalla figura femminile nella storia della salvezza, dalla madre di gesù alla maddalena e a tanti episodi del credo cristiano… una distinzione più forte in effetti c’è, ma più che altro nel ruolo della donna nella confessione cattolica, che è qualcosa di più ( o di meno, a seconda di come la si vede )…

    tutto il resto discende da un equivoco, forse difficilmente sanabile: per un laico libertà coincide con libero arbitrio, per un cristiano ( e ancor più per un cattolico ) la libertà, in questo caso della donna, è qualcosa di diverso.
    Al netto di facili tanto quanto finti anticonformismi pseudocristiani, io conserverei, al di fuori del puro esercizio teoretico, la visione laica.
    Mi pare molto più democratica…

  11. utente anonimo ha detto:

    Orpo, se ogni volta fate così, giuro che vi lascio incustoditi quattro giorni ogni settimana!

    (fatemi smaltire questo fine settimana lavorativo e torno a rispondere come si deve)

    Outsider-osservatore-arbitrale-prossima-al-punto-di-fusione

  12. utente anonimo ha detto:

    Confesso, come ho scritto anche su altri blog, che le mie primarie intenzioni consistevano nel difendere più l’Autore che le sue teorie e che, dal punto di vista personale, anche a me riesce alquanto difficile sottoscrivere i dettami nel libro riportati (mia moglie fissa con molto sospetto quel libro sul mio comodino…), ma:
    1) preliminarmente, potendo testimoniare sul rigore scientifico dei lavori dell’Autore, ho cercato di tenere distanti l’opera dal suo creatore: che sputino sull’una, ma non sull’altro, è una regola che dovrebbe essere generale a tutela di chi diffonde cultura, se lo fa “bene”, vale a dire se lo fa con onestà intellettuale, se le fonti sono “ortodosse”, ecc.;
    2) nel merito: per quel che ho capito (quante accese discussioni proprio con Dag, anni fa…) l’idea di donna nel Cristianesimo è sostanzialmente quella sulla quale ora discorriamo, anche se oggi si tende a “celarla” per compiacere i fedeli (per quanto alcune giovani coppie di sposi scelgono deliberatamente le letture di San Paolo, il quale afferma testualmente che “la donna è inferiore all’uomo, ecc.); sta al (alla) credente trovare libertà (!) e dignità (!) pur nel rispetto di certi precetti. Come? Tutto sta nella misura del proprio “innamoramento” per Dio.
    ***
    Avanzo un’ipotesi pur non avendo basi scientifiche in materia: l’uomo è (mediamente) più forte fisicamente della donna e soprattutto ha una primordiale, ancestrale attrazione sessuale per essa; non che le donne non l’abbiano per gli uomini, ma – come si dice – tiran più due occhi belli di donna, che….

    Forse, nei millenni, il maschio ha semplicemente cercato di “giustificare” il timore della propria fondamentale vulnerabilità, causata da tale “fatale” attrazione, nei confronti della donna.

    Giuseppe Tedeschi – Perugia

    p.s. osservatore arbitrale…calcistico??

  13. sinuhe ha detto:

    sul merito della risposta due…
    la prima, del resto, non mi riguarda ( almeno credo )…

    non è che sia un esperto. però qualche perplessità ce l’avrei.

    l’idea di donna nel Cristianesimo.
    forse bisognerebbe intendersi su cosa si intende per *cristianesimo*, perchè in fin dei conti quella paolina è una visione particolare del messaggio cristiano ( cioè di Cristo ), per quanto sia poi divenuta quella maggioritaria.

    ad esempio proprio in san Paolo ( che non era fra l’altro tra gli interpreti più *vicini*, almeno per presenza diretta, alla vicenda cristiana, sempre intesa come *di Cristo* ) si parla del matrimonio come di una scelta non prioritaria per i fedeli ( se proprio non ce la fate a mantenervi casti e a dedicarvi interamente a Quello lassù, beh allora piuttosto che bruciare sposatevi!!! ).

    l’immagine dei Vangeli ( in qualche modo più vicina come testimonianza, inclusi quelli apocrifi ) costruiscono un’immagine della donna molto più complessa di un essere inferiore per dignità o libertà, fortemente polarizzata – e ambigua – tra fonte di salvezza e di perdizione.

    un’immagine che è radicata nel vecchio testamento ma che si trova paro paro anche nella teologia moderna ( … moderna?! ) riguardo al peso della figura mariana all’interno della storia della salvezza, di cui una donna è in tanti sensi diversi inizio e fine, o anche “alfa e omega”!!!

    e in fin dei conti nell’ammissione dell’incapacità dell’uomo ( inteso come ‘maschio’ ) di resistere all’attrazione del fascino femminile non è anche implicito un riconoscimento della minorità maschile rispetto alla donna?

  14. sinuhe ha detto:

    chiedo venia per gli anacoluti.
    lo confesso, non ho riletto tutto quello che avevo scritto, mi faceva noia…

    ( confido in un condono grammaticale prossimo venturo… )

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