[jingle balls]

Ovvero: il Natale fa male. Malissimo.

 

Scena 1

Ieri mi è venuto in mente che forse, dato il periodo, potevo avere una possibilità in più di ritrovare “Il gioco dell’anno”, ameno gioco di società senza pretese e proprio per questo assai intelligente e divertente (a meno che non si giochi con i gemelli – non quelli del segno, intendo proprio i gemelli De Gemelliis – i quali, visto il gioco una volta, si organizzano come i perfetti bari quali sono. Da quel momento in poi, scopo del gioco diventa eliminarli fisicamente causando loro il massimo del dolore possibile).

Ho scoperto tre cose:

a)    che è andato fuori produzione una decina d’anni or sono (come gran parte delle cose che mi piacciono molto, tipo la torta Desirée; sono indecisa se interpretarlo come un segno dell’apocalisse imminente o solo della mia scomparsa dal pianeta, tipo dinosauro);

b)    che l’unico esemplare conosciuto si trova da qualche parte a casa Demontis, il che significa probabilmente perso, sicuramente perso;

c)     che Atlantid City non è affatto la provincia sperduta dell’impero che molti credono. La gentile signorina del servizio clienti Clementoni, infatti, dopo avermi dato la notizia ferale, ha provato a consolarmi dicendomi comunque di provare a cercarlo presso qualche negozio di giocattoli,  che magari non uno proprio centralissimo può averlo in giacenza.

Ho telefonato coscienziosamente a tutti i negozi di giocattoli della provincia.

Non l’ho trovato.

In compenso ho avuto la conferma che il Natale logora chi ce l’ha.

 

Outsider: «Buongiorno, un’informazione, per cortesia: sto cercando “Il gioco dell’anno” della Clementoni. »

Commessa di noto negozio di giocattoli (acida): «Se non mi dice il nome non posso dirle se ce l’abbiamo, signora. »

O (molto paziente e molto desiderosa di trovare il gioco): « “Il gioco dell’anno”. »

Cdnndg (acida e spazientita): «Sì, signora, ma il nome, il nome del gioco? »

O (tentata di giocarsi un vaffanculograzie, ma ancora molto paziente e desiderosa di trovare il gioco): « “Il-gioco-dell-anno”, signora, è questo il nome del gioco. E’ della Clementoni. »

Cdnndg (seriamente infastidita come se avessi cercato di darle del denaro in cambio di qualcosa che tiene nel suo negozio): «Allora non ce l’abbiamo!»

 

Scena 2

Ho avuto la malsana idea di proporre di portare i pizzoccheri al pranzo di Natale chez Zippi.

Ne è nata una questione di stato sull’eventuale impossibilità di cuocerli in loco causa scuse drammatiche tipo le dimensioni ridotte della cucina degli Zippi medesimi (detto a una che vive in una casa complessivamente poco più grande della sola cucina degli Zippi), che già sarebbe bastata a far passare la voglia di.

A parte questo – e una serie di contrattazioni che mi hanno portato a un passo dal dire “volete i pizzoccheri? Con 5 euri di Ryanair potete mangiarne di ottimi all’aeroporto di Orio al Serio” – siamo giunti (forse) ad un compromesso: io porto tutti gli ingredienti pronti da casa e lì mi verranno assegnati un fornello e una pentola per il tempo strettamente necessario alla cottura. Il che significa avere, una volta di più, uno stimolante confronto con Kobayashi in merito alle dimensioni.

Il concetto di “piccolo”, infatti, è completamente assente dalla sua acuta mente forense. O meglio, il canone kobayashico di piccolezza è applicabile a qualunque  elemento monolitico dalle dimensioni inferiori al metro cubo.

Capite bene che sto per avere un problema.

 

Kobayashi: «Cosa fai? Ti do una mano?»

Outsider (paventando il peggio): «Uhm, grazie… ci sarebbe… er… da…uhm, tagliare il formaggio»

K (pericolosamente intraprendente): «Bene! Come vuoi che lo tagli?»

O (ancora indecisa se scatenare una crisi familiare o meno): «A pezzettini piccoli.»

K (compreso nel suo ruolo di tagliatore di formaggi): «Pezzettini piccoli. Ok. »

(si sistema in bilico su un pacco di pasta o in altra posizione sufficientemente scomoda e pericolosa. Ricordiamo ai lettori che il modello Kobayashi Avvocato non dispone della funzione <sgombra il tavolo>)

(cinque minuti dopo)

K (perplesso): «Che c’è?»

O (mediamente angosciata): «Niente! …perché?»

K (sospettoso): «Mi stai guardando male.»

O (indecisa se fargli piantar subito il muso): «No, è che… riesci a tagliarlo un po’ più piccolo?»

K (osservando sbalordito dei blocchi di formaggio di 7 x 5 cm): «Più piccolo di così?!»

O (ripetendo un mantra a caso): «E’ che… se è troppo grande non si scioglie.»

K (borbotta qualcosa di incomprensibile chiamando a testimone delle mie pretese assurde qualunque animale, vegetale o minerale nei dintorni)

(cinque minuti dopo)

K (discretamente soddisfatto): «Ecco qui!»

O (osserva sulla soglia delle lacrime un cumulo di lastroni formato edilizia industriale): «Uh… grazie.»

K (guarda oltraggiato le sue creazioni di 6 x 6 cm): «Non mi dirai che sono ancora grandi?!»

O (chiedendosi cosa gli abbiamo insegnato alle elementari): «…»

 

Scena 3

(la scena 3 verrà trasmessa appena possibile. Al momento tutti gli operatori devono correre a casa a prendere lo stinco di Cuder)

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8 thoughts on “[jingle balls]

  1. out ha detto:

    [jingle balls][..] Ovvero: il Natale fa male. Malissimo. [..]

  2. utente anonimo ha detto:

    …”se non fai da bravo stanotte babbo natale non passa”…

    quando ero piccolo lo dicevano a me, lo dicono ancora ai piccoli di oggi.
    Sempre con questa specie di ricatto!
    E’ da un anno che aspetti il natale per ricevere i regali e questi ne approfittano per un’ultima rottura di palle, la minaccia.

    Filippo che di anni ne ha sei, ma scemo non è, sgrana gli occhi come per annuire, ma non annuisce (non ce la fa proprio a promettere di far da bravo, è più forte di lui).
    Non annuisce perchè sa bene che quella è una frase che si riceve ed alla quale non seguirà promessa- sta due secondi due in compassato silenzio (con l’occhio sgranato)…basta così, il sacrificio è fatto!

    Bussano alla porta poco dopo mezzanotte: urla.
    entra babbo natale e Filippo si spaventa, cerca la gamba della mamma e la abbraccia, si tiene stretto… dura poco… giusto il tempo di mettere a terra il sacco con i regali e babbo sparisce.
    Il sacrificio è fatto, ha visto babbo si è spaventato, ma ora tocca a lui: scarta/scarta/scarta i regali.

    Ad ogni pacco aperto commenta come se davvero fosse entrato nel “Paese delle meraviglie”.
    La tribù di nonni, genitori, zii, fratelli, cugini lo guarda, ma lui è attento solo ad assaporare la strepitosa sensazione che si prova in un momento come quello quando si hanno sei anni;
    sa perfettamente d’essere il re della serata.

    E’ questo il natale, una occasione da sfruttare fino a quando ti puoi permettere d’essere come Filippo e di fare come fa Filippo.

    Io gli ho regalato un libro di filastrocche di Gianni Rodari, da cui:

    Il pellerossa nel presepe

    “Il pellerossa con le piume in testa
    e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
    come è finito tra le statuine
    del presepe, pastori e pecorine,
    e l’asinello, e i Magi sul cammello,
    e le stelle ben disposte,
    e la vecchina delle caldarroste?
    Non è il tuo posto, via, Toro Seduto:
    torna presto da dove sei venuto.
    Ma l’indiano non sente.
    O fa l’indiano.
    Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
    O darà noia agli angeli di gesso?
    Forse è venuto fin qua
    ha fatto tanto viaggio,
    perché ha sentito il messaggio:
    pace agli uomini di buona volontà.

    Lui a cena progettava di “massacrare” mio fratello insieme a me (mi ha detto che simona e massimo si erano detti che si sarebbero fidanzati e che quindi bisognava “massacrare” anche simona, oltre che massimo)
    mentre si era già messo d’accordo con mio fratello per “massacrare” me.

    Farà l’architetto, Filippo?

    fabrizio

  3. deceptionisland ha detto:

    Non per dire… ma
    (hem)
    se io
    (mettiamo)
    ti dicessi che
    (forse)
    il gioco dell’anno ce l’ho?

  4. utente anonimo ha detto:

    A-hem.
    Diciamo
    (per dire)
    che io potrei
    (putacaso)
    offrirti in cambio prestazioni sessuali mie o altrui o cibo per gatti finchè morte non ci separi.
    (così, pour parler)

  5. lucidosottile ha detto:

    la torta desirèe…non ci diamo pace…ma perchè…perchè?
    specie quando era squagliatina…

  6. ceglieterrestre ha detto:


    Se si pensa a quello che sta succedendo in certi stati, dovrei buttare questo mio scritto, ma desidero lasciarlo come augurio di un futuro migliore per tutti. Un caro saluto, un sereno anno nuovo.

    Viva la vita

    Ho lasciato il 2008
    alle mie spalle.
    Con giorni belli
    e giorni amari.
    Ormai sono passati
    sono andati via
    non torneranno più.
    Io di loro non ho più paura.
    Guardo avanti
    ci saranno altre lotte
    ci saranno tante gioie.
    Bisogna lottare
    bisogna sperare
    dobbiamo pregare.
    La vita è bella
    la dobbiamo amare.
    franca bassi

  7. utente anonimo ha detto:

    In questi giorni in tv ci sono le renne, i colori rosso e bianco, la noia -beh quella non manca mai, in tv- ed una strana atmosfera.

    Sono piccole, sono grandi, hanno occhi buoni, hanno corna ramificate e no…. ci sono, ecco!
    Sono presenti come in tutti i periodi natalizi questi animali che in altri periodi dell’anno nemmeno esistono.
    La tragedia è che in questi giorni imperversano, sono in tutti i canali a tutte le ore.
    Alcune parlano altre volano…. quando volano, volano pure con la slitta a… “a tragu”.
    Nella slitta trainata c’è dentro lui di rosso/bianco vestito.
    Lui è un logo ma tutti lo scambiano -il logo- per la rassicurante immagine del babbo.
    Lui- il logo- è la creazione del desiner che ha ideato quello della Coca Cola e che per farlo si è ispirato all’immagine reale di un suo amico del quale, forse, si direbbe oggi, che somiglia a babbo natale;
    mentre la realtà è esattamente contraria: è Babbo ad essere uguale a lui.

    E’ bello paffuto, è un nonno benevolo e saggio: è il Babbo di grandi e piccini.
    Come tutti i saggi lui da consigli, solo che i consigli che ci da sono solo quelli per gli acquisti.
    Anche quest’anno è tornato a trovarci- lo abbiamo visto dovunque, ma soprattutto in tv. Ed in tv si è pure trovato bene visto che ancora oggi è li con quelle cazzo di renne e che non ha intenzione di levarsi dalle palle.
    Dovrebbe infatti levarsi dalle palle, perchè il periodo degli acquisti è finito.

    Quest’anno il periodo degli acquisti è durato molto ma molto poco- date le molto ma molto vuote tasche e la poca voglia di acquistare- ma in tv hanno deciso che è il caso di prolungare la presenza del babbonatale/con/renne per perpetuare ancora per qualche giorno la rarefatta e natalizia atmosfera del nulla che la televisione trasmette, giusto il tempo di dare agli israeliani il tempo di terminare l’opera iniziata qualche giorno fa a Gaza.

    fabrizio

  8. utente anonimo ha detto:

    Il gioco dell’anno esiste veramente e si chiama: Imprenditori coatti, ovvero puoi scegliere se essere Silvio o Renato, obiettivo scalare il potere e guadagnare sempre di più, chiaramente cercando di acquisire più immunità possibili per fare i cazzi propri senza incappare negli imprevisti legali…

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