[e luce fu]

Nel senso che ci fu. ‘na vorta. C’era una volta la luce. Poi qualcuno si dimenticò di pagare la bolletta della decenza e calarono le tenebre.

La cosiddetta “puntata riparatrice” richiesta ad Annozero mi fa venire in mente due cose. La prima è il matrimonio riparatore. La seconda è un certo Galileo Galilei, di cui quest’anno si fa un gran parlare, ma molti credono si tratti di un partecipante a qualche irreality show. Nessuna delle due evoca pensieri illuminati. Entrambe dovrebbero riferirsi a usanze barbare e superate (salvo poi ritrovarsi a sentire un eminente rappresentante delle gerarchie vaticane affermare che le scuse – nel caso Galilei – ci devono essere sì, purché reciproche. Ho aspettato invano che richiedesse anche delle pubbliche scuse alle SS da parte dei deportati di Auschwitz, ma evidentemente il servizio sforava il tempo previsto ed è stato sfumato), invece sono vispe e arzille più che mai.

In questi casi in cui le parole non servono, potrebbero essere d’aiuto le immagini. Un bel disegnino chiarificatore. Ma il fatto che si chieda la testa del disegnatore non lascia ben sperare.

Il fatto che si chieda la testa del disegnatore senza avere il coraggio di esprimerne chiaramente i motivi, poi, lascia sperare ancor meno (so che per alcuni giovani lettori il significato del verbo "sperare" risulta oscuro, ma è un problema che affronteremo in un secondo momento). E’ la solita vecchia storia: Luttazzi cacciato perchè "volgare", Travaglio accusato di offesa alla terza carica dello Stato, il solito dito e la solita luna.

E i soliti scemi. Noi. Non dobbiamo avere un’espressione troppo intelligente, se certi ceffi pretendono di poterci prendere per il culo come e quando vogliono (no, l’espressione di Gasparri non può – ripeto: non può – fungere da termine di paragone). E sì che le figure le abbiamo guardate. La vignetta che sta costando la sospensione a Vauro non si fa beffe dei morti sotto le macerie dell’imprevedibile sisma. Ironizza – amaramente – sul fantasmagorico piano casa governativo. Su quella sottospecie di circo equino che ci siamo scelti come governo. Quello su cui non si può – non si deve! – esercitare alcun diritto di critica, come nei migliori regimi. O con me o contro di me. Semplice, adatto alle nostre sempre più ridotte capacità mentali. A che cosa dovrebbe porre riparo, stasera, Annozero? Al fatto di avere un pubblico sopra i due anni e capace di intendere e di voler essere informato? Ad aver messo l’Italia, quella parte d’Italia a cui non bastano i messaggi striscianti di Emilio Fede, davanti ad una scoperta, una novità assoluta, ovvero l’esistenza di infinite sfumature di grigio tra il bianco e il nero?

Quello dello spostare il nocciolo della questione dalla questione al nulla è un vecchio trucco. Ma qui nel Pleistocene ci piace così.

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4 thoughts on “[e luce fu]

  1. Roano ha detto:

    A part..

    ..e “il circo equino..”, concordo pienamente.
    Sai che sono stati i cavalli per me…

  2. utente anonimo ha detto:

    E’ sempre un problema, trovare dei termini di comparazione, in questi casi. Dato il soggetto, si risulta sempre e comunque offensivi.

  3. Roano ha detto:

    Mi ven…

    ..iva in mente il termine “caravanserraglio”.
    Ma, a pensarci bene, evoca scenari esotici e luoghi di incontri e confronti che mal si addicono.
    Bordello…credo sia più adatto.

  4. sinuhe ha detto:

    concordo sul bordello…

    che fa rima con bidello, budello, macello e spinello!!!

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