[poteva morire]

Mia madre, ieri sera, al telefono, era piuttosto seccata.

Nessun comunicato stampa con aggiornamenti sul suo stato di salute, nessun editoriale affranto e insalivato, nessun (dis)servizio al telegionale, nessuno che avesse perso l’ennesima occasione per far bella figura tacendo.

E sì che era stata ricoverata d’urgenza per il solito principio d’infarto.

Ho cercato di spiegarle che il principio d’infarto, dal punto di vista mediatico,  vale praticamente zero. Sei tu e le tue coronarie, se loro ce l’hanno con te son cazzi vostr…ehm, è una discussione interna al partito.

E soprattutto non è di alcuna utilità al fine di scatenare una bagarre (ho messo due erre, vero? non due esse) sul presunto clima d’odio di cui è così di moda farsi scudo. O meglio, potrebbe esserlo: si potrebbe strepitare che le infermiere usano troppe forcine (un classico del bolscevismo spinto) o che i medici indossano di proposito calze dai colori sgargianti per creare malessere nei pazienti e impedire loro la giusta guarigione. Ma si verrebbe – giustamente – internati in Psichiatria nel giro di mezz’ora.

Invece, nella società impropriamente detta "civile", è ormai usanza comune lasciare che uno ci faccia allegramente pipì in testa tutti i giorni per mesi e mesi e poi gridare al "oddìo, il clima d’odio" se improvvisamente qualcuno dei pisciati porge le proprie, sentite rimostranze. Dev’essere per questo che di rimostranze se ne sentono sempre meno. Anzi, fioccano gli elogi all’urinoterapia, che magari fa pure bene al cuoio capelluto. Pipì santa (subito), e che sarà mai.

E mentre troppi italiani scoprono il coprofilo che è in loro, e le vendite di vasi da notte crollano (e provassimo a farli produrre alla Fiat? e se ne dessimo uno come gadget su tutti i voli Alitalia?), c’è anche chi si scopre coraggioso. Perchè ci vuole davvero un gran coraggio per attribuire ai pisciati in testa il gesto di un vero malato di mente.

(per rispondere a Nevvy che ha scritto qui, citerò una memorabile partita di calcio Arixi- Qualcosaltro. La squadra di casa giocava al netto di sette titolari, perciò la tattica del giorno si poteva riassumere così: "chiunque prenda il pallone, lo scagli il più lontano possibile dalla nostra area". Il pallone arriva a un difensore. Il difensore si accorge di essere circondato da tot avversari. Giustamente applica la tattica: carica il destro e fa per scagliare il pallone altrove con tutta foza che ha. A metà strada tra il difensore e l’altrove, però, c’è l’arbitro. L’arbitro – o meglio, il suo naso – intercetta involontariamente il pallone fatto palla di cannone con tutto il barone di Münchausen appresso. Il gioco si interrompe, giocatori e panchine si avvicinano all’arbitro per verificarne le condizioni. L’arbitro sostiene di star benone e sviene. Si riprende nello spogliatoio, giusto in tempo per salutare l’80% della propria emogobina che se ne va giù per lo scarico del lavandino. Viene accompagnato alla guardia medica, dove gli viene prescritta una radiografia, e successivamente a casa. Non riporterà lesioni di rilievo, se si esclude la stampigliatura di un tipico motivo esagonale su un lato della faccia, che lo accompagnerà per qualche giorno)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...