[strange days reloaded]

Same shit, different day, dice giustamente la maga.
Ma sembrava che la nube fuligginosa si stesse diradando, negli ultimi giorni. Scoprire per caso che uno con cui hai scopato piacevolmente anni fa ora figura tra gli autori di “Camera cafè” aiuta: attacchi a ridere da sola e non smetti per… diciannove minuti, dai, può bastare. Se poi ti passano per le mani l’incipit di un’opera prima completamente sgrammaticato e la locandina di una mostra di acquarelli patrocinata dal comune, roba al cui confronto tu a sei anni eri Leonarda da Vinci, il tuo ego amanuense ringalluzzisce di colpo. Certo, c’è poco da confrontarsi, è come pensare di essere umani a confronto con Gasparri, ma lo spirito battagliero quando non trova tartine al salmone affumicato mangia anche bucce di patate, pur di alimentarsi. Look back, look back – Athena was black.
Poi una mattina ti rendi conto che per la prima volta da settimane sei riuscita a dormire senza interruzioni, e per di più hai fatto un sogno bellissimo, ma bellissimo sul serio, sia pure con un risvolto delirante. Potresti stuggiare un po’ di rogne in un cassetto, chiudere tutto a chiave e goderti la giornata. Invece fai un frontale col cemento armato, ed è tutto da rifare.
O quasi.
 
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