[tell me why (i don't like mondays)]

È lunedì.
Piove.

E mi tocca andare a lavorare pure se ho la febbre, invece di continuare un interessantissimo sogno riguardante la mostra itinerante che sta portando le mie opere realizzate coi pastelli a cera nei più prestigiosi musei d’arte contemporanea del mondo.
 

Uno dice, dovrebbe essere sufficiente.
 

Figurarsi.
K guida Amaranta, primo perché il mio status larvale non mi rende idonea alla guida, e secondo perché abbiamo studiato un piano tattico di ottimizzazione degli spostamenti, irrilevante ai fini della narrazione sebbene degno di un genio della logistica.
Sulla 554 ci affianca una pattuglia della stradale. Ci fanno dei segni vagamente intellegibili attraverso i vetri frustati dalla pioggia, ma nel dubbio accostiamo. Dall’autopattuglia scende una specie di John Wayne di Decimoputzu. Ci fa notare che la targa di Amaranta è illeggibile. K scende con lui sotto la pioggia per verificare: effettivamente è parecchio sbiadita. Mi vedo già lì con pennello e pittura a rinverdirne i fasti  alfanumerici, quando nella mia immagine olezzante di vernice si inserisce abusivamente John Wayne. Son 38 euro di multa, sostiene. Se li prenda, pensiamo all’unisono io e K: è tardissimo, non abbiamo tempo da perdere in discussioni, estirpazione di capelli e/o suppliche di non verbalizzare.
John Wayne e il suo ego ci restano molto male. Ci sarebbe pure il ritiro della targa all’istante, butta lì sottintendendo “e allora sì che son cazzi”. È quello che pensiamo anche noi, ma non per niente siamo entrambi in nomination per l’Oscar come “migliore faccia da poker non protagonista”. John Wayne si infila nel finestrino, mi chiede il libretto e s’incazza perché glielo lascio estrarre da sé dalla custodia. Poi mi chiede la patente. La mia? Certo che no, mica guidavo io. Certo che no, ma allora perché cazzo la chiedi guardando me, visto che K è fuori dalla macchina? Magari serviva pure quella del proprietario, io che ne so. Mentre K gli porge la patente, mi chiede di dove siamo, e questo spiega molte cose, penso io. Cosa intenderà, il malefico sceriffo? Dove siamo nati? Dove abbiamo vissuto per la maggior parte del tempo? Alla fine decido che è più rassicurante, per uno che probabilmente è convinto che la gente ammodo nasca e trascorra tutta la vita nello stesso posto, dirgli che abitiamo a Quartu. Pessima idea: John Wayne risponde che allora non può proprio fare a meno di multarci. Se ne va sotto la pioggia lasciandomi lì a chiedermi quale fosse la risposta esatta: chissà, forse il lunedì sono esenti dal verbale solo i domiciliati nel comune di Villa San Pietro. Fatto sta che si ficca nell’autopattuglia e non ne esce più. Dopo svariati minuti e una telefonata da parte della torre di controllo di Elmas per chiederci la cortesia di far atterrare qualche madonna che gli stiamo facendo sballare il traffico, K si avvicina, sempre sotto il diluvio, a sollecitare educatamente il cazzo di verbale. Ci vuole il tempo che ci vuole, non stia a bagnarsi che non è il caso, lo invita John Wayne con fare magnanimo. Dopo che ormai siamo in ritardo anche per il 2012, finalmente torna col maledetto foglio, ma prima di darcelo si premura di precisare – col tono di quello a cui non la si fa – che abitiamo a Elmas. Resisto alla tentazione di disquisire sulla differenza tra residenza e domicilio, e sul fatto che una discrepanza tra le due cose non implichi necessariamente la dedizione ad attività sovversive perché è t-a-r-d-i. Dacci quell’inutile pezzo di carta, razza di berretto verde del Parteolla. Lo porge a K chiedendogli se vuole inserire qualche annotazione. K vorrebbe, ma abbiamo perso fin troppo tempo. John Wayne, intanto, mi chiede a bruciapelo come mi chiamo. Gli dico il cognome, si ricorda che due ore prima gli ho detto che la macchina era mia, evidentemente collega il cognome stesso a quello scritto sul libretto (Amaranta risulta ancora ufficialmente intestata a Zippo) e mi dice che allora devo controfirmare il verbale. Un secondo prima che lo faccia, quando ho già la penna in mano, mi fa: “Lei è Gabriele, giusto?”.
Ora.
Passi la multa. Passi la pioggia, passi l’organizzazione della mattinata andata a puttane, passi il fatto che arriverò tardi al lavoro. Passi qualunque cosa, ma il fatto di dover regalare controvoglia allo stato (haha!) trentotto euri perché un mentecatto che non riesce a cogliere la differenza tra la sottoscritta e un qualsiasi Gabriele mi contesta la targa poco leggibile, non so a lei, Vostro onore, ma a me fa girare non poco le palle, con rispetto parlando. 

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6 thoughts on “[tell me why (i don't like mondays)]

  1. utente anonimo ha detto:

    Arcangelo Gabriele. Per via della chioma, magari.
    (quasi peggiore del poliziotto di Desperation…)
    Calippa

  2. utente anonimo ha detto:

    Guardi, Santità, le peggio cose mi hanno detto finora.
    Ma "arcangelo", mai.

    (però mi han dato della BEFANA, poco fa :D)

  3. Roano ha detto:

    ..questo capita ad uscire di casa con loschi individui. Sola non t'avrebbero fermata.

  4. utente anonimo ha detto:

    Confesso di averlo pensato anch'io…

  5. utente anonimo ha detto:

    Aliomrtaix, ho sempre pensato fossi un bel ragazzotto… me ricordi quei sorcini che vedevo ai concierti der mitico Renatone… A Gabriè!!!

  6. utente anonimo ha detto:

    Te possino…mo'  t'aaa scordi 'a bira, 'a Mozart de Selargius!
    Si voi, te pozzo offri' 'n bicchierino de Villacidro.
    Artrimenti gnente.
    Fai te.

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