[diario minimo felino]

Molto, molto strani questi bipedi senza peli e senza coda.
Tanto per cominciare hanno una comunicazione primitiva: devono per forza dar fiato alla bocca con una sacco di suoni diversi, quando invece tutti sanno che lo sguardo, l'orientamento delle orecchie e una sfumatura di purrrrrr sono molto più efficaci.
Metti ieri mattina, per esempio. Quell'umana è tanto carina, ma non capisce che per noi gatti i giorni sono uguali. Tutti i giorni ci svegliamo più o meno alla stessa ora e alla stessa ora vogliamo fare colazione. Lei invece voleva giocare a nascondino, si capiva benissimo, solo che non è molto brava – ci prova, poverina, ma non ha mica la perfezione felina. Si vedeva benissimo che era sotto quella coperta morbida che sta sul letto. Invece di disturbarla miagolando, ho pensato di farle fare un risveglio soft e ho iniziato a buttar giù piano piano gli oggetti che stavano sopra il banco di cucina. Al quinto tonfo si è mossa e ha bofonchiato qualcosa tipo "eeee-sa-ba-to-grog, che solo lei sa cosa voleva dire. Comunque era già ora di colazione e lei non era in giro come al solito a girare come una trottola prima di sparire per delle ore. Chissà dove va. In ogni caso ho buttato giù una cosa lunga e verde che stava sul tavolo – sembrava interessante e ho provato a morderla, ma non era molto saporita – poi ho raspato contro quella specie di cuccia di paglia dove mettono a dormire la loro pappa, che ho notato fa un bel rumore che li fa correre subito da me, poi ho provato a spostare una ciotola grande trasparente, ma era troppo pesante, ha fatto solo un suono strano che ha fatto muovere l'umana nel suo nascondiglio. Un po' di tempo fa mi ha mostrato questo documentario in bianco e nero dove c'erano un gatto e un certo Simon, e il gatto miagolava continuamente. Doveva essere un gatto maschio, i maschi devono sempre fare casino. Io, invece, sempre per essere discreta, ho continuato a muovermi in silenzio: ho buttato giù dal tavolo dei fogli, poi ho deciso di acchiappare un sacchetto di carta che però non voleva farsi prendere.
Alla fine lei ha capito che il suo nascondiglio non era il massimo ed è uscita. Mi ha guardato col suo muso buffo e ha detto "Bat-man?". Io le ho detto "mau!", allora lei ha allungato una zampa e ha preso quella mascherina che non ha odore di niente ma fa vedere tutto strano. Mi ha guardato di nuovo e ha detto forte "Gro-gu!". E certo, ho pensato io, vedi altri gatti qui? E poi ha aggiunto "Non-è-un-pos-to-per-gat-ti-quel-lo!". Si vede che era contenta di vedermi. Allora io mi son messa seduta dritta che so che le piace, dice che sono una gatta molto elegante quando mi metto così, un'aristogatta. Solo che non deve aver notato molto la posa, secondo lei non risaltava molto dal banco di cucina, infatti continuava a dirmi "Gro-gu! Giù!". Allora mi sono appiattita sul banco cercando di stare più giù possibile, solo che non le andava bene manco quello. "Non-giù-lì! Giù-giù!". Non so chi fosse quel Giulì, però, per riportarla sull'argomento pappa, ho buttato giù dal banco il misurino delle crocchette. "Non-giù-quel-lo-Gro-gu-giù-tu!". E certo che se non si spiega! Finalmente si è decisa a nutrirmi. Poi siamo andate in bagno e ha acceso quella macchinetta buffa che fa un bel calduccio. Ormai la so far funzionare anch'io, basta che mi avvicini e le faccia un po’ di fusa e subito comincia a farmele anche lei. Non è che funzioni proprio sempre, diciamo spesso. Più spesso quando ci sono gli umani nei pressi di quando siamo sole io e la macchinetta, ma comunque. Lei ha fatto la pioggia calda, io me ne son rimasta distesa davanti alla macchinetta, purrrrrr purrrrrrrrrrrrrr. Mi piace quando gioca con la pioggia calda, fa sempre un buon profumo e poi posso leccare le gocce rimaste sulla sua caviglia quando esce dal nascondiglio della pioggia e giocare ad acchiappare la sua coda. A volte ha una coda, quando esce dal nascondiglio della pioggia, però se la tiene arrotolata sulla pancia. Gliel’ho detto mille volte che non serve a niente una coda arrotolata sulla pancia, ma non mi ascolta. Dopodiché ha preso una specie di crema da un vasetto e ha iniziato a poggiarsela addosso. Che modo strano che hanno di mangiare, gli umani. Comunque la crema sembrava interessante, mi sono avvicinata per annusarla dalla sua gamba. Niente male. Mi devo essere avvicinata troppo, perché me n’è finita un po’ sul naso, allora me la son tolta con la zampa e poi naturalmente mi son dovuta leccare la zampa. Uno schifo! Una roba amara che non vi dico. Lei si è messa a ridere, ma davvero non so cos’abbiamo gli umani nella testa. Che senso ha spalmarsi addosso una cosa buona se poi non la puoi leccare?

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