[faremo vedere i sorci nelli al precariato]

Un milione di posti di lavoro.
L'aveva promesso, piano piano ci stava riuscendo. E stava pure portando avanti il progetto delle famose tre I, anzi, delle quattro, considerata pure la I di Intercettazioni. Un vero artista, un genio incompreso che non ci meritiamo.

Fortuna che i poster(ior)i lo ricorderanno come l'inventore di una nuova professione: la cenista.

Nata dall'evoluzione di un mestiere antico e rispettabile, la nuova professionalità è stata sviluppata in maniera intensiva, tanto da essere spesso tacciata di spregiudicatezza da parte di quelle invidiose che non superano le selezioni. E sì che anche queste si sono evolute: una volta erano ferree, granitiche, con obbligo e spergiuro di riservatezza. In tempi di crisi si è deciso di abbattere alcuni dei paletti (altri vengono rinforzati pressochè quotidianamente da sostanziose iniezioni di buonumore chimico) per dar modo a tutte le candidate di tentare la scalata al successo. La depilazione, per esempio, un tempo era considerata un must e richiesta in versione pressoché integrale. Il nuovo trend, invece, suggerisce che le aspiranti ceniste si presentino accuratamente sbarbate con l'eccezione della testa e dello stomaco, dove la presenza di un folto vello rappresenta un indubbio vantaggio.

Per quanto riguarda il livello d'istruzione, la laurea è gradita ma non indispensabile, ora che il CEPU verrà equiparato alle università statali, mentre costituisce titolo preferenziale l'aver frequentato un corso da infermiera o assistente geriatrica con specializzazione in cateteriologia. La qualifica di master, invece, viene considerata eccessiva per l'ottenimento dell'incarico: è assai più produttiva la vocazione all'essere servant.

Anche i corsi accessorii di danza e dizione non sono indispensabili: sarà sufficiente annunciare di voler trascorrere tre mesi negli States per studiare inglese e recitazione, obiettivi notoriamente raggiungibili in poche settimane, ma conviene tenersi larghi. Si dovesse finir e in meno tempo, si farà shopping. Una certa inclinazione all'interpretazione di ruoli drammatici è comunque auspicabile: durante i provini può infatti capitare che venga richiesto di calarsi, talvolta anche nella parte della giovane disperata e bisognosa di aiuto.

L'ambiente raffinato non scoraggi le candidate di estrazione più umile: saranno affiancate nei loro primi movimenti da veri e propri personal trainer, maestri di bon ton e fini dicitori. Affidandosi ai loro preziosi consigli, in breve tempo anche le più remote lacune saranno colmate.

Sugli aspetti strettamente gastronomici esistono più scuole di pensiero: c'è chi suggerisce di arrivare già cenate (perchè mentre è possibile infilare qualcosa in bocca nel corso delle serate, raramente è concesso masticare) e c'è chi consiglia vivamente di arrivare a stomaco vuoto, onde evitare spiacevoli inconvenienti qualore le portate si rivelassero di scarso gradimento. In ogni caso è fuor di dubbio che l'incarico abbia poco a che vedere col cibo in senso stretto. L'Accademia della Crusca è al momento allo studio dell'etimologia, che potrebbe risalire ad una forma contratta della locuzione sanscrota "ce n'ha".

A fronte di cotanto impegno, la retribuzione è ottima, abbondante e – si badi bene – comprovata. Sarebbe facile, infatti, favoleggiare di compensi da mille e una notte: qui le notti non saranno mai più di 365 all'anno, e gli estratti conto parlano chiaro. Ringraziamo a tal proposito la nostra conterranea Alessandra Sorcinelli, che ha gentilmente messo a disposizione la propria rendicontazione personale per evitare squallide ancorché infondate illazioni sulla mancata corrispondenza tra i compensi pattuiti e quelli effettivamente percepiti. L'esercizio della professione di cenista, a regime, le ha fruttato nell'arco del 2010 – anzi, per la precisione da gennaio 2010 a gennaio 2011 – la somma complessiva di € 115.000,00, esentasse e altre brutture.
Se ne evince che la professione di cenista è altamente qualificante, e la retribuzione ne è la prova. Basta quindi con i precari lamentosi che preferiscono abbattere le loro competenze pur di assumere minori responsabilità, anche quando questo ricade sulla loro retribuzione (contestata sempre e comunque a prescindere): è giunto il momento di fare largo a professioniste serie, che con grande spirito di abnegazione impegnano le loro capacità e non solo non temono di vederne i frutti a molti zeri, ma hanno la forza di rivendicare quello che per la stragrande maggioranza dei precari è solo un sogno, ovvero una retribuzione più elevata in cambio del loro impiego temporaneo.

Precarie sì, ma solo dell'equilibrio sui tacchi.

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