[glorià]

Dalla scorsa settimana uno strano fenomeno si manifesta nell’hinterland atlantidcitico. Un incongruo agglomerato di ragnatele e ruggine di cui – modestamente – mi pregio di costituire il 50%. L’austerity è definitivamente entrata in vigore: una volta accertato che 100 km con 10 euri ce li possiamo scordare, è partita l’operazione “Gloria”: una seduta dal meccanico e un’ora di massaggio con la paglietta d’acciaio l’hanno resa deambulante.

Lei.

Gloria, sostiene K, è perfetta per me. Immagino si sia consolato così della delusione di non aver trovato un velocipede da regalarmi. In ogni caso ha ragione: siamo entrambe molto dark, vetuste, ammaccate e sprezzanti del ridicolo. È pure un po’ spider, Gloria, nel senso che ha un ragno di serie – soprannominato Penelope – che durante la notte, ogni notte, tesse la sua tela tra il manubrio e il fanale, tra le manopole e i freni, e qui e là in giro per il portapacchi. Per il momento ha avuto l’accortezza di non sbucarmi davanti all’improvviso mentre pedalo.

Quindi, la settimana scorsa, dopo un’accurata analisi del percorso – 7 km all’andata e altrettanti al ritorno – il debutto. Pedalavo con aria regale ma umile, un po’ come una regina Elisabetta operaia, e lasciavo che il popolo,  dai bordi delle strade, ammirasse questo nobile esempio di lavoratrice ecologica. Alcuni passanti si son trattenuti a stento dall’applaudire il mio passaggio con le lacrime agli occhi: a un certo punto, specchiandomi in una vetrina, sono stata colta dal vago sospetto che ciò fosse dovuto al fatto che – tutta nera com’ero, coi guanti da kiwi-picker (un sopralluogo propedeutico al Carrefour ha saggiamente sancito che la folle spesa di € 8,90 per un paio di guanti da ciclista era quantomeno prematura, visti gli esiti incerti della missione) – potessi somigliare piuttosto ad una grossa Minnie con le orecchie appese alla gabbia toracica, anziché ritte in cima alla testa. Ma questo non ha inficiato il mio maestoso incedere cigolante.
Nemmeno il corriere che si è rotolato in mezzo alla strada rantolando “e chi se la piglia!” quando ho approfittato di una sua consegna dabbasso per verificare che nessun malintenzionato attentasse alla sicurezza di Gloria legata a un palo ha incrinato tanta solennità, e neanche le risate di Nònna che sprizzavano dal telefono una volta scoperto quale attività aveva interrotto con la sua chiamata sulla via del ritorno.

Il secondo giorno è stato meno enfatico, devo ammetterlo: tra la strenua opposizione del maestrale e un certo indolenzimento, la pedalata risultava molto più creativa, nella fattispecie simile al movimento sofferto di qualcuno che avesse lottato – invano – tutta la notte contro una tribù di acerrimi sodomiti. I bene informati sostengono che si tratti di farci il callo: da parte mia sono pronta a firmare col sangue che rinuncio fin d’ora agli eventuali (ma non sempre condivisibili) vantaggi offerti dalle callosità intime. Sono pur sempre una ragazza all’antica.

Comunque le cose procedono: a distanza di una settimana sono ormai perfettamente in grado di non schiantarmi dentro i tombini e di non cadere segnalando la svolta a destra. Conto, nel giro di qualche mese, di riuscire finalmente a segnalare anche la svolta a sinistra senza sfracellarmi a rastrello e di cominciare a interloquire con gli automobilisti, i cui cordiali commenti si perdono nel vento, tranne qualche brandello in cui sembrano suggerirmi di lavare lamponi, o qualcosa del genere.

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4 thoughts on “[glorià]

  1. utente anonimo ha detto:

    Tz. Questi sciamannati in motoretta…

  2. utente anonimo ha detto:

    "Vai Girardengo, vai grande campione… nessuno ti segue su quello stradone!"
    Io, a distanza di anni, ormai ciclista di lungo corso, continuo a chiedermi perchè vengo regolarmente affiancata da ciclisti ambosessi che sproloquiano tranquillamente al cellulare mentre io ho rischiato più e più volte di sfracellarmi a mò' di Willie il coyote sul primo panettone che mi si parava davanti (non quello con uvetta e canditi, eh…) solo per aver cercato di ripondere ad un'inopportuna chiamata, e come sia possibile andare in bicicletta con l'ombrello senza rischio per l'incolumità propria e soprattutto altrui (hai presente… freni all'improvviso, e l'ombrello ti si para davanti tipo lancia in una molto singolar tenzone).

    (però in effetti si risparmia, e dice faccia venì un fisichino di tutto rispetto)

  3. utente anonimo ha detto:

    La Regina della Parigi-Roubaix de' noantri qua sopra è ovviamente la calippa.

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