[il ritorno del luisone]

Crollare o non crollare, questo è il dilemma che ti assale mentre allacci la cintura di sicurezza.
La mancanza di sonno comincia a farsi sentire. Mancanza di sonno parzialmente compensata dal sorriso sghembo che è l’esito principale di questi due giorni, tra il rutilante incontro annuale col sor Concomi (al netto di puffi, duole dirlo), la scarpinata verso il Palazzo dei Marescialli, il monumento al Mignolo Ignoto, il mancato sgambetto a Gasparro Gasparri, gli ululati sul maestro Morricone, le azioni di accerchiamento terroristico a Termini e un trattamento a quattro stelle, che non guasta. Adoro le riunioni di redazione. Per tacere dei miei colleghi.

Mentre penso ogni bene (e tante belle cose) dei miei colleghi, i due posti di fianco a me vengono occupati in extremis.
Squadra in trasferta.
Composta, ciliegina sulla torta, da gentiluomini. L’apocalisse dev’essere dietro l’angolo.

Sopra l’angolo, invece, c’è un’allegra perturbazione che ci fa saltare a fuoco vivace. Niente di troppo truce, in realtà, nonostante il perentorio annuncio “cabin crew stop the service” e le conseguenti facce del personale di bordo che si affretta a tirar via il carrello facessero intendere il contrario. Non riuscendo ad abbioccarmi, disquisisco amabilmente di e-book e di calcio col mio vicino, che cerca contemporaneamente di sopravvivere ai vuoti d’aria. Finché, dopo uno zompo particolarmente audace, il gentiluomo assiso lato corridoio non dice qualcosa tipo “non è il volo peggiore che abbiamo fatto”. Non lo è, ma lo pregheremmo tutti di lanciarsi in certe affermazioni solo dopo aver toccato terra, sai mai, mentre intanto noi si tocca dell’altro. “Ti dice niente il nome Pasquale Luiso?”, mi chiede il garbato vicino appena riprende possesso dei suoi timpani. Mi dice più di qualcosa, il nome Pasquale Luiso, e non solo perché appartiene al signore lato corridoio che mi ha appena presentato il mio vicino come “il miglior preparatore atletico in circolazione”.

Pasquale Luiso.
15 giugno 1997. Caldo appiccicoso, una trasferta memorabile, sassi e insulti, e un compleanno rovinato da un boato che si spegne sul 3-1. Pasquale Luiso segnò due di quelle tre reti.
Ecco perché l’avevo rimosso.

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