[the day after]

Uh, che orrore, che squallore quei popolani che hanno accompagnato in corteo Berlusconi al Quirinale perché si dimettesse.
Quanta maleducazione in quella gentaglia plebea e malfidata che fino all’ultimo temeva che se ne uscisse con l’ennesimo trucco.
Quanto odio, quanta invidia in quelle parole truci: “buffone”, “mafioso”, “dimissioni”, “vattene”. La mafia, poi, mica esiste, e se esiste non bisogna parlarne, che fa crollare il prestigio del paese.

Certo, siamo un popolo di cialtroni che tra l’evasione fiscale e gli asili nido, sceglie l’evasione fiscale.
E tra pagare più tasse e non farle pagare al Vaticano, sceglie di pagare più tasse (tanto poi le evade).

Siamo un popolo di gaglioffi che se ne fotte che Pompei cada a pezzi, l’importante è agguantare il maxischermo in offerta a 99 euro (che non ha), pazienza se si paralizza il traffico per una giornata.
Siamo un popolo che trova perfettamente normale che tutte le domeniche (tutte) tutti i telegiornali (tutti) diano spazio a un vecchio in sottanone bianco, che problemi a mettere insieme il pranzo con la cena non ne ha, e che esorta urbi et orbi una moltitudine di morti di fame ad aver fede in qualcosa che non esiste e che quindi non risolverà un bel niente, piuttosto che spiegare, a prova di deficiente, che per quelli della mia generazione potrà solo andar peggio. Questione di ordine pubblico, dicono, altrimenti la violenza, la lotta armata, bla bla. Ci vorrà tempo prima che quelli che per vent’anni si saranno arrabattati a sopravvivere vedendosi negata la possibilità di dare il meglio di sé per il proprio paese arrivino ad essere troppo vecchi per lavorare, e non avendo letteralmente di che vivere si facciano esplodere negli atrii dei palazzi perché tanto non avranno più niente da perdere. È inutile preoccuparsene ora, e poi bisogna dare notizie allegre, non deprimenti.

Siamo un popolo… ah, siamo un popolo? No, dai.

…veramente? Ok, ok, siamo un popolo. Giuro. Siamo un popolo che pensava di essere furbo a votare per il più furbo di tutti, quello che guarda come ha tirato su le sue aziende, vuoi che non ci riesca con il paese? E poi ci siamo ritrovati così, come un tronista senza telecamere, senza programma, senza copertine, senza niente tranne i conti da pagare e i creditori alla porta. Anzi, un po’ peggio.

Siamo un popolo che non ha niente da festeggiare, perché siamo nel letame fino al mento, e per uscirne possiamo solo mangiarne, e non è che la responsabilità sia di qualcun altro, è il bello della democrazia. E lui, Silvio, è stato davvero il più furbo di tutti ad andarsene sul più bello lasciando il letame agli altri. Così noi, grande popolo dalla memoria corta, fra due mesi saremo pronti a guardare ancora una volta il dito invece della luna.

Ma per una cazzo di volta guardiamo la luna, anche solo per cinque minuti.
Non sia mai che ci prendiamo gusto.

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