[buio in sala]

 

Devi essere forte.

Lo sei, lo sei sempre stato, lo sei sempre stata.
In realtà non è vero.
Perché dovresti essere diverso dagli altri? Perché dovresti essere migliore?
Non si vince niente, è una truffa, essere forti.
Lo sanno tutti che non lo sei, ma ricordarselo fa troppa fatica.
Perché tu sei quella equilibrata, quella che resiste, quello che ha le spalle larghe.
Quello che c’è.
Quello che ne ha viste tante, che se la cava da solo da una vita, quella che stringe i denti e tira avanti.
Per cosa?
Per renderti conto che non è come avevi sperato, come avresti voluto?
Te ne sei già accorta.
Non ci volevi credere.
Ti sei dovuto arrendere.
Tu, l’ottimista, quello che ci crede.
A cosa cazzo vuoi credere, deficiente? Babbo Natale non passa.
Sta per scapparti detto, che passa, ma solo per gli altri. Fortuna che quel minimo di dignità che ti è rimasto ti fa salire in faccia una smorfia di disgusto.
Fortuna.
Mai piaciute, le cose lamentose.
Eppure è bastato un niente a farti piangere per – quanto? Sei ore, ormai.
E’ diverso.
Ma tu non eri quello forte?
E’ diverso.
Tu sei quella coraggiosa.
E quindi?
Cazzo ti serve il coraggio, arrivati a questo punto? L’ho guardato, il niente che ho davanti.
E quindi?
Cazzo dici, il niente, hai di fianco una persona straordinaria.
Ti ama.
La ami.
E ti fa solo più incazzare. No, non lei.
Ti fa incazzare il fatto che non riesci a spiegarla nemmeno a lui, a lei, la disperazione che hai dentro.
Perché sei quello forte. Sei quella che ne è uscita.
Niente, non ci riesci, ti incarti e basta, rischi puntualmente di farti fraintendere e peggiorare le cose.
Cazzo, dai, non ce l’avrai mica solo tu, la disperazione.
Mica ho detto che ce l’ho solo io. E dopo che siamo in molti?
Ognuno si tiene la sua.
In un altro momento ti saresti stretto all’altro disperato per non farlo sentire solo.
Non stasera, no. Stasera sei tu quello che ha bisogno di essere stretto.
Ma te lo devi immaginare.
Dai, smettila, non è giusto. Hai lui, hai lei, hai i bambini, tua madre, tuo padre, tuo fratello, tuaziachetivuoltantobene, la cassiera del supermercato, il gatto del condominio che ti si struscia addosso quando passi il cancello, il postino, uno di questi ce l’avrai!
Sei quello forte, sono dei gran fighi quelli forti, mica gente che non se la fila nessuno.
Ma non hai voglia di avere gente intorno, stasera.
Non sei sicura che capirebbero la dimensione esatta del dolore, del disagio, della frustrazione, e non riderebbero. Non sei sicuro che non dovresti arrivare a tanto per farglielo capire nella misura esatta. Un casino, quando sei quella forte. Non sei sicuro che non sia un eccesso di presunzione quello che ti fa pensare che non sappiano o non ricordino di cosa parli.
Non sei sicuro che capirebbero.
Vorresti tanto.
Vorresti tanto che un abbraccio caldo ti tenesse stretta, poterti sentire un piccolo pulcino stremato finalmente al sicuro. Che bella immagine. Astenersi compassionevoli e deboli di stomaco.
Che poi tu sei quello che ha sempre scelto l’incerto, il rischio, le sfide, e quando non c’erano te le sei andato a cercare. L’hai scelto tu. Almeno quello. Non ti sei mai tirata indietro.
Non era così che doveva essere.
Non era per questo che hai stretto i denti a sangue finora, davanti alle prove più assurde.
Sì, vabbè, non era per farmi i complimenti da solo.
E no, la storia che tutti i grandi artisti si sono sbattuti a morte prima di essere scoperti no, per favore. Scoperti un attimo prima di crepare di miseria. Qualcuno un attimo dopo.
Belle storie, sì.
Magari non sei un grande artista.
Magari no, però qualcosa di decente sei in grado di farlo, l’hai dimostrato.
E non è servito a un cazzo.
Grazie dell’incoraggiamento.
Vorrei…cosa? Ormai non lo sai più cosa vorresti. Vorresti solo che l’angoscia se ne andasse, vorresti non doverti rassegnare, vorresti non dover credere – contro ogni certezza provata che hai dentro – che non ce la puoi fare ad essere quello che volevi. Che è andata male.
E cosa volevi?
Al diavolo.
Ti stai incartando di nuovo.
Accidenti al mito dell’indipendenza.
Non è giusto nei suoi confronti, nei loro, e lo sai.
Non è giusto perché non è così. Lo sai che è amore. Ma tu non riesci a prendere e basta, e quello che puoi dare in cambio non sarà mai abbastanza per quello che ricevi.
Vorresti non essere così stanca.
Vorresti energie inesauribili.
Vorresti dare il meglio di te.
Vorresti non dover essere sempre quello forte.
Sei una lagna.
Lo so.
Ogni tanto ho un incubo ad occhi aperti: sogno di avere cinquant’anni, sessanta, settanta, e di vivere di stenti.
Saresti mica l’unico.
Sai che consolazione.
E’ un rischio concreto. In alternativa puoi scegliere di essere un mediocre ex idealista che si accontenta di sopravvivere, in attesa di un meglio che non ci sarà.
Allegria.
Vuoi ridere?
Volevo fare qualcosa di buono per me e per gli altri, volevo fare qualcosa di buono per il posto in cui vivo e che adoro. Atlantide, il mondo, non fa differenza.
Belle pretese.
Se vuoi puoi ancora farlo, non è mica detto.
Ma non ci credo più, lo capisci? Ti si atrofizzano i desideri, alla lunga, e gli ideali, le speranze, le aspirazioni finiscono solo per far male, male fisico, quando ci pensi seriamente, quando non li usi solo per sognare o riempirti la bocca.
Non sono ancora pronta.
Per arrenderti o per..?
Non lo so. Non sono ancora pronto.
Mi è venuto un flash, arrivano sempre nei momenti meno opportuni.
Delle nostre risate, del suo sguardo, di una certa aria.
Poggio l’accendino e rimetto la tanica nel sottoscala.

 

 

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