[Bustos Domecq 2005]

[…] mi congratulai con lui per l’ultimo goal della sua squadra che, nonostante l’intervento alla disperata di Zarlenga e Parodi, aveva segnato il centrale Renovales, dopo il formidabile storico passaggio di Musante. Lusingato per la mia convinta e evidente passione, il Presidente bevve un ultimo sorso, dicendo filosoficamente, come chi pensa a voce alta:
– “E pensare che fui io a inventare i loro nomi.”
– “Sarebbe a dire?” – domandai esterrefatto – “Musante non si chiama Musante? Renovales non è Renovales? “

 

La risposta mi lasciò senza fiato.
– “Come? Lei crede ancora al tifo e agli idoli delle folle? Ma dove vive Lei?”
In quel momento entrò un usciere dall’aria pomposa e mormorò al Presidente che Ferrabas voleva parlargli.
– “Ferrabas il telecronista?” – esclamai.

 

Ferrabas fece con naturalezza il suo ingresso. La voce del presidente sentenziò:
– “Ferrabas, ho già parlato con De Filippo e con Camargo. La prossima volta dobbiamo perdere per due a uno. Il gioco sarà accanito ma non ci racconti ancora il passaggio di Musante a Renovales, che tutti conoscono a memoria. Ci vuole immaginazione, capito?”
Mi feci forza e arrischiai una domanda:
– “Ma allora il punteggio è stabilito dall’inizio?”
Il Presidente mi fece davvero cadere le braccia.
– “Non esiste punteggio, nè formazioni nè partite. Gli stadi cadono tutti a pezzi. Oggi le cose succedono solo alla televisione e alla radio. La falsa eccitazione dei telecronisti non le ha mai fatto capire che è tutto un imbroglio? L’ultima partita di calcio è stata giocata in questa città il 24 giugno 1937. Da quel momento il calcio è un genere drammatico interpretato da un solo uomo in una cabina di regia o da attori in maglietta e pantaloncini davanti ad un cameraman.”

 

– “Ma chi ha inventato tutto questo?” – riuscii a domandare.
– “Non si sa. Tanto varrebbe chiedersi chi ha inventato l’ombrello o l’acqua calda. Il calcio non esiste al di fuori degli studi televisivi. Si convinca, è il frutto dei tempi moderni!”
– “Presidente, lei mi fa paura.” – borbottai – “Ma allora nel mondo non succede niente?”
– “Ben poco” – rispose flemmatico – “Quello che non capisco è il suo stupore. Il genere umano se ne sta a casa, in panciolle sul divano, attento a quello che succede sullo schermo. Che vuol farci, è il nuovo che avanza!”
– “E se si rompe l’Illusione?” – dissi con un fil di voce.
– “Ma no che non si rompe” – mi tranquillizzò.  “Stia sicuro, l’illusione non si rompe.”

 

 

C’era una volta…un re!, diranno i miei piccoli lettori.

 

No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta uno sport: il calcio.

 

No, non è roba mia, stavolta. Credo la si possa definire “un chiaro caso di preveggenza”. Una preveggenza scritta da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares.

 

Nel 1967.

 

Annunci

2 thoughts on “[Bustos Domecq 2005]

  1. jaro ha detto:

    oh, insomma… tutte ‘ste storie per quattro pappine prese del Cagliari: mica potevi aspettarti un risultato molto diverso!

    (il calcio mi emoziona sempre meno: tutti questi quattrini, tutti questi finanzieri in grisaglia grigia… Costantino Rozzi, quello era un presidente!)

  2. out ha detto:

    Sparisci, gobbomaledetto!
    Che se non fosse stato per il rispetto che porto alla persona di bassifondi t’avrei gonfiato come una zampogna… :sgrunt:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...