[nero a nord-est]

Persino il tramonto ha deciso di eclissarsi umilmente per non distrarre dall’evento.

E così è stata un’aria umida e afosa a fare da quinta per l’anteprima nazionale della presentazione del nuovo romanzo di Massimo Carlotto. Il tappeto volante di un’idea geniale dell’Abate Francesco ha trasportato in pieno Bastione di Santa Croce il vecchio tavolo di cucina di mia nonna, un bicchiere a cui stava attaccato Philip Marlowe, un vistoso ancorchè posticcio baffo semiscollato da Hercule Poirot e mezzo metroquadro in cui il commissario Montalbano stava stretto. Più uno sgabello, appollaiato sotto Massimo Carlotto. Più una sedia, dove era evidente che dall’altra parte della fisarmonica non si trovava Diana Rubiu. A meno che non si sia data al testosterone spinto, di recente.

 

 

In barba ai tavolini che occupavano i nostri posti e a un discreto (si fa per dire) gruppo di cafoni che dubito abbia letto qualcosa di più impegnativo del menu del proprio cellulare negli ultimi quindici anni, e forti di questo fatto hanno deciso che il loro incarico per la serata era produrre un brusio molesto in sottofondo, i quattro dell’AveNinchi hanno brillantemente intrattenuto il pubblico interessato disquisendo sulle differenze di approccio al crimine, giro panoramico degli scenari socio-politico-malavitosi incluso.

Poirot (Luciano Marongiu) ha lottato contro il baffo cadente e l’ineleganza dei criminali moderni.

Marlowe (Giacomo Casti) ci ha rivelato una Little Casteddu negli States.

Montalbano (Gianluca Floris) ha sostenuto, tra le ovazioni del pubblico, come la società possa essere efficacemente raddrizzata a colpi di minchia.

Carlotto ci ha confidato le trame delle lettrici per l’eliminazione di Virna, fortemente contrastate dall’Alligatore. Chissà se l’ex donna di Kobayashi è a conoscenza dei pericoli che corre. A me personalmente non ha fatto niente.

L’impianto audio ha cospirato contro tutto e tutti, ma tutto e tutti se ne son sbattuti e si son gustati la serata, incuranti del ritardo e del vetro poco pulito che transennava gli sguardi.

Il Libarium m’ha fregato l’idea del menu a tema Carlotto.

La torre dell’Elefante ha fatto finta di nulla, però si vedeva che era emozionata.

RaiTre ci ha ripreso, ma la maggior parte di voi non ci vedrà pure se guarda il telegiornale.

L’amico di un amico di un conoscente di Carlotto non si è soffermato sul fatto che tentare di presentare un’aspirante velina a Massimo è come presentare speranzosi mia madre ad Antonio Ricci.

Un tipo reduce da un incontro ravvicinato con un Alligatore si è reso conto che fra me e la sua amica c’erano delle differenze sensibili, ma se mi trovavo alla sua destra dovevo per forza essere Monica.

Niente che un panino caddozzo non possa risolvere, in fin dei conti.

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One thought on “[nero a nord-est]

  1. SteelRain ha detto:

    Carlottoooooo… pensaci tuuuuuuuuu!!!

    (per non parlare della tizia di fianco che sosteneva che Marlowe fosse Sherlock Holmes. Argh.)

    E adesso scusa, che devo andare al Libraccio a prendere Il Fuggiasco e Le Irregolari!

    :*

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