[la tranvata]

Libiam libiamo, ne’ lieti calici,
che la bellezza infiora;
e la fuggevol fuggevol’ora
s’inebrii a voluttà.
Il primo mistero del giorno è: da dove diavolo mi è venuto di svegliarmi con questo brano in testa.
Libiam ne’ dolci fremiti
che suscita l’amore,
poiché quell’occhio al core
Onnipotente va.
Libiamo, amore; amor fra i calici
più caldi baci avrà.
Dubito c’entrino i muratori.
Tra voi saprò dividere
il tempo mio giocondo;
tutto è follia follia nel mondo
Ciò che non è piacer.
Ma si accettano supposizioni.
Godiam, fugace e rapido
è il gaudio dell’amore;
è un fior che nasce e muore,
né più si può goder.
Il secondo mistero del giorno è: come diavolo faccio a ricordarmi così una roba che ho imparato in terza media.
Godiam c’invita c’invita un fervido
accento lusighier.
No, dico. In terza media.
Godiamo, la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.
Attraverso il suq zigzagando a tempo di valzer tipo sorella scema di Ninetto Davoli.
La vita è nel tripudio…
E della sua canottiera.
Quando non s’ami ancora…
Sotto gli sguardi schifati di passanti melomani.
Nol dite a chi l’ignora…
Finchè improvvisamente mi si para davanti uno sportello verde. Durissimo.
È il mio destin così…
Lo scanso per miracolo e per miracolo scanso anche la macchina che arriva in senso opposto.
Tutti:
Ah! Godiamo, la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.
Mortacci tua e de chi nun t’o dice c’a voce de Mike Bongiorno.
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