[come what mai]

– Dai qua, te la stappo io, pettirosso.

Mi prende di mano la bottiglia d’acqua particolarmente ostinata, la strangola e me la riporge.

– Ecco qua, pettirosso.

E’ qui da meno di un’ora e mi ha già chiamato pettirosso sei volte. Io sono qui dall’altroieri, o almeno questa è la sensazione, e tutto posso sembrare tranne un pettirosso. Al limite una cornacchia, molto nera, molto arruffata, molto rauca e con un anfibio slacciato. Mi chino per riallacciarlo.

– (sbiriguda), pettirosso.

L’inizio della frase mi passa dritto sopra la testa. La fine no. Lo guardo da sotto in su.

– Sto per rivelarti un segreto: non sono un pettirosso.

Lui mi fissa i polmoni con aria lasciva, si strofina la barba ispida di un giorno e mi dice:

– Lo sarai.

E così alla fine è passata anche la temibile settimana. Una settimana in cui ho disturbato tossendo due reading altamente meritevoli, in cui ho trascurato la mia gatta, in cui da ogni radio è saltata fuori a tradimento Courtney Love senza alcun motivo apparente. Una settimana in cui mi son chiesta a cosa serva la capacità di stupirsi ancora per la maleducazione (alla salvezza dell’etica, dice QGar). Una settimana in cui ho speso un botto di telefono, e in cui il talento inconsapevole nell’attrarre uomini altrimenti impegnati è aumentato del 98,5%. Una settimana strazeppa di persone deliziose, curiose, pettegole, ultrafelici e ipereccitate, di amicizie in boccio, di simpatie istintive, di gente che si stima molto su facebook e dal vivo pensa che se la tiri (prima di capire che a quel dato nick corrisponde proprio quella data persona vera e di ridersi vicendevolmente in faccia), una settimana più piena di musica, di risate e di abbracci. Una settimana in cui ho scritto mentalmente un gran bel capitolo (mi dico da sola), e speriamo che mi rimanga in mente fino a che avrò il tempo di metterlo giù davvero (ammesso che una pagina bianca elettronica sia qualcosa di vero). Una settimana in cui a momenti finivo in una nota su Wikipedia come “Quella volta che Russel Simins spalmò in terra un coordinatore di produzione, Italy 2012” (cfr. anche “Hello Denise” – Hal Salwen, 1995, alla voce: ricetrasmittente conficcata in un orecchio) e in cui certi batteristi innegabilmente sexy dovrebbero usarmi la cortesia di non somigliare a mio fratello, ché mi inibisco. Una settimana in cui ho sentito parlare del mio fidanzato e per un attimo ho pensato di averne ancora uno (invece era una presa per il culo e si cianciava di uno che usa colloquiare frugandosi il naso nonchalant) e in cui sessanta minuti di Blues Explosion sono valsi tre anni di vita. Una settimana di cui cazzo se è complicato scrivere senza scrivere.

E’ passata, troppo piena per lasciare spazio a pensieri pesanti.

E in fondo a questa settimana, come la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, c’era un pacchetto piatto e sottile come una sogliola. Un pacchetto di cui non devo ancora sapere nulla. Un pacchetto che in teoria sì, farebbe piovere pensieri nostalgici su altri pacchetti simili ricevuti in passato. Solo che questa volta dentro ci sono le mie socie.

SPTrulez.

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2 thoughts on “[come what mai]

  1. miononnoincarriola ha detto:

    E alla fine hai capito perché proprio il pettirosso?

  2. Outsider ha detto:

    A giudicare dalla faccia, credo che l’idea fosse quella di scorticarmi dal collo al plesso solare a suon di barba ispida. Ma non lo sapremo mai con certezza.

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