[vento contro]

Lo sgomento.

Davanti a chi, preoccupato per la cancrena che gli divora un arto, decide di amputarsi quello sano.

Davanti a chi pensa, evidentemente, che il termine “internazionale” sia riferito unicamente a una squadra di calcio.

Davanti a chi ha in casa una miniera d’oro ma non muove un dito mentre gliela ricoprono di cemento.

Davanti a chi – miserabile – gongola per una disgrazia che ritiene altrui, e non capisce che la fossa è comune (oltre che biologica).

Lo sgomento davanti a una teca vuota. Quella che conteneva uno dei gioielli più preziosi che la città di Cagliari abbia mai avuto. Non rubato: perso, nell’indifferenza (quasi) generale.

Lo sgomento e la speranza, perché chi ha dentro lo spirito Chourmo non si ferma, neanche davanti alla peggiore batosta. Utopia e realismo, fantasia e concretezza, azzardo e onestà intellettuale. Dolore, cocente. Spirito di sacrificio, estremo, come in questo caso. Capitani coraggiosi, in una città che già prova a riorganizzarsi dal basso per poter sfoggiare ancora con fierezza il proprio fiore all’occhiello. Capitani coraggiosi, in una città che il coraggio lo deve dimostrare dall’alto, perché contare sulla solidarietà fra poveri è troppo comodo. E squallido.

 

Ai remi, Chourmo.

Non finisce qui.

 

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