[la processione di kafka]

Mai, mai, mai, per nessun motivo uscire in orario.

Mai.

Sabato sera. Esco per andare al lavoro.

In orario.

I quattro cavalieri dell’Apocalisse si cacciano sotto i rispettivi letti in preda al terrore.

Svolto sul lungomare e mi trovo davanti una parata di lampeggianti: polizia, vigili urbani, ambulanze. Strada deserta, niente macchine parcheggiate, non un cane in giro.

Solo qualche sparuto drappello di passanti, raggruppati in ordine dietro i dissuasori.

Mi sento come se mi fossi materializzata improvvisamente in mezzo alla scena del crimine arrivando dal futuro.

Poliziotto con paletta: – Accosti, accosti! Non può stare qui, si tolga!

Outsider, senza secchiello: – Ma io devo andare al lavoro.

PCP (guardandomi come se arrivassi da un’altro pianeta): – Eh, ma adesso non può. C’è la processione.

La processione.

Ogni fottutissimo anno mi dimentico della cazzo di processione e riesco a finirci in mezzo.

Ogni fottutissimo anno finisco per prendermi a parolacce con la municipale.

Ogni fottutissimo anno, però, vinco io.

Le processioni del comune di Plutone si distinguono per pesantezza, lunghezza, dimensioni delle traccas e inettitudine della scorta.

A occhio, direi che quest’anno non fa eccezione.

O (iperventilando): – Devo. Andare. Al. Lavoro.

PCP (irremovibile): – Adesso non può passare. Deve aspettare che passi la processione.

O (con malcelata impazienza): – E quanto dura?

PCP (come se gli avessero insultato la mamma): – Come sarebbe, quanto dura? Dura il tanto che deve durare, è una processione!

O (polemicissima): – Appunto. Mica si può bloccare il mondo per una processione.

PCP (come se la cosa spiegasse tutto): – Ma è sant’Anna de ‘sta beata fava!

O (impressionatissima): – Guardi, potrebbe essere anche Santana Carlos, io devo andare al lavoro.

PCP (evidentemente leso nella sua devozione a sant’Anna de ‘sta cippa): – Non faccia la spiritosa, sant’Anacardo. Lasci stare i santi e accosti a bordo strada, veloce che sta arrivando.

All’orizzonte comincia a stagliarsi la sagoma della prima tracca, trainata da quella che sembra una coppia di mammuth infiocchettati. Invoco sant’Anacardo anch’io.

O (conciliante): – Faccio inversione?

PCP (inorridito): – Ma non può! C’è la striscia continua!

O (fingendosi bionda): – Ma non c’è nessuno! E poi glielo sto dicendo, mica lo faccio di nascosto. Faccio inversione qui davanti a lei, e poi faccio il giro da sopra.

PCP (saldo nei suoi principi): – No, non è possibile. Accosti e faccia passare la processione, lo vede che sta arrivando.

I mammuth si avvicinano, coi motociclisti in avanscoperta e un codazzo fitto di cui non si vede la fine al seguito.

O (cercando di non pronunciare parole che comincino per c e finiscano con azzo): – Ma lei lo capisce che non è ammissibile che una …processione blocchi completamente il traffico? E se c’è un’emergenza?

Ogni anno la stessa storia.

PCP (completamente indifferente a emergenze di qualunque tipo): – E se c’è un’emergenza ci siamo noi.

O (certa che prima o poi la candid camera debba saltar fuori): – Appunto! Ci siete voi! Perciò la …processione può stare in metà carreggiata e nell’altra metà fate andare voi il traffico a senso alternato, no? Altrimenti cosa ci state a fare, a guardare che sant’Anna non cada dal cocchio?

PCP (infastidito da una proposta logica): – Se non accosta subito la multo.

O (esasperata e ormai in ritardo): – Ma non si può impedire ai cittadini di circolare! Bloccati in casa per delle ore per una …processione! Ma è roba da matti! Io devo andare al lavoro!

PCP (con l’aria di quello a cui non la fai): – E certo, di sabato, a quest’ora. Ancora non si è tolta?

O (a un passo dall’arresto per lesioni gravi): – Adesso non c’è gente che lavora di sabato a quest’ora?! E gli ospedali? E gli aeroporti?

Col cazzo che ti dico che lavoro faccio.

Le corna della prima tracca sono a pochi metri. Le corna del PCP crescono a vista d’occhio. La multa non me la posso permettere. Invoco pietà al Drastico e a tutte le alci e strillo:

– IO SONO UN CONTRIBUENTE!

Il PCP fa un passo indietro, manco gli avessi tirato addosso un bengala. Riporterà danni permanenti, la parola contribuente non perdona. Indietreggia ancora, mi fa cenno di fare inversione senza dire più mezza sillaba, lo sguardo smarrito.

Faccio inversione e sparisco.

Mi ritroveranno otto chilometri e due distributori che non accettano il bancomat dopo, che spingo Amaranta a bordo strada perchè ho sbrodato. Qualunque martirio abbiano fatto patire a sant’Anna ‘staminchia è troppo poco.

Io la devo smettere di uscire in orario.

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3 thoughts on “[la processione di kafka]

  1. Calippa ha detto:

    Epico.
    “Io sono un contribuente!”

  2. Outsider ha detto:

    Certo, detto dal Drastico è un’altra cosa, ma comunque.

  3. paolododero ha detto:

    ..a parte che odio quella frase. Che mi viene ripetuta sovente da utenti che pretendono l’inpretendibile.
    Uno smadonnamento ci stava a meraviglia..

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