[monday morning]

Riprendere conoscenza sul profumo del caffè.

Intuire che dev’essere tardissimo e che la sveglia, quattro ore fa, chissà alle otto di quale pianeta l’hai puntata.

Infatti.

Pensare che è una fortuna che la bandiera che usi come tenda sia crollata di nuovo, facendo in modo che la luce ti svegliasse comunque. Lo vedi che c’è un’intelligenza superiore, nelle magagne di Villa Balorda.

La luce, cazzo.

Ma soprattutto il caffè. Meraviglia.

Rotolarsi ancora un po’ nel letto riempiendosi il naso del profumo di caffè.

Aprire un neurone e realizzare che si è sole in casa, Grogu il caffè non lo sa fare, e comunque è finito l’altroieri.

Insospettirsi leggermente.

Profumo di caffè fortissimo, ora.

Insospettirsi parecchio.

Profumo di caffè fortissimo con lieve nota finale di bruciato.

Valutare la possibilità di saltar via dal letto casomai stesse andando a fuoco la casa per via di una caffettiera dimenticata sul gas da due giorni. Farsi arrampicare una leggera inquietudine su per la schiena.

Profumo di caffè fortissimo con lieve nota finale di bruciato che va intensificandosi.

Trovarsi sul punto di compiere un gesto sconsiderato tipo aprire entrambi gli occhi.

Finché un sonoro ‘porcaputtana!’, seguito da un niente di gas e dal rumore di stoviglie in frantumi dal terrazzo affianco rimette le cose nel giusto ordine.

Praise the dawning.

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