[lunedì ostriche]

“Sembra un’ostrica cruda”, disse.

“Suzy”, dissi io.

“Lavoro”, disse lei.

“Sì”, dissi, “sì…Suzy, senti, chi è quel qualcuno che continua a telefonarti?”

“Qualcuno. Qualcuno che ha a che fare con me ma non con noi due. Okay?”

“Okay.”

“Ehi, oggi cerca di comportarti normalmente.”

“Vuoi dire che devo gridare SUZYSUZYSUZY in piena Wardour Street?” (A quel punto mi stavo abbottonando i jeans)

“Sì, non è male, mi piace. E’ questo che io chiamo normale. E adesso vattene o farai tardi. Io sarò fuori all’una meno dieci, ma non voglio vederti.”

Così la baciai e uscii.

Andai a piedi fino alla Central Line, urtando gente e rischiando in continuazione di farmi investire, poi in treno mi sedetti e dopo qualche secondo mi resi conto di non aver bevuto neanche un drink. Sentivo ancora in bocca il sapore del mio sperma.

Allora è di questo che sanno le ostriche, me l’ero sempre chiesto.

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