[foxy lady]

– Che schifo.

Mi giro d’istinto. Non ce l’ha con me. O meglio, sì, ma in senso lato.

– Ma come, che schifo?!  Ma avrei dato un braccio per esserci!

Lui.

– Io mi stavo addormentando.

L’altra.

Mi fermo fingendo di cercare qualcosa sul telefono perché ormai devo vederla tutta.

– Che schifo, sì. Ma non l’hai visto? Stava godendo mentre suonava.

La prima. Dice “godendo” come se stesse scandendo “feci di cane”, col tono asettico che non riesce a mascherare il disgusto.

– E certo che stava godendo, tutti stavano godendo, era il miglior chitarrista del mondo!

Lui. Ingenuo.

– Praticamente considerava la chitarra come un prolungamento del suo membro, e suonandola godeva.

Lei. La Sigmundfreud de noantri. Sempre con l’aria di chi ne ha pestato una.

– E’ vero, comunque, si vedeva.

L’altra. Gregaria. Poco convinta.

– Con quelle dita, che schifo, ma l’hai visto? Non ti dico cosa mi sembrava che facesse, con le dita.

Lei. Infilata in un paio di pantaloni alla zuava di jersey verde oliva coi gambali a costine, e issata su un paio di scarpe da ginnastica con un rialzo improbabile, bianco perla con finiture dorate.

(te lo dico io cosa faceva con le dita. Ti faceva venir voglia di essere la tastiera della sua Fender, e ti azzerava la salivazione solo al pensiero che ti sfiorassero, quelle dita. A te, a me e a qualunque altra donna presente in sala. Oddio che schifo. E’ un miracolo che non siamo affogati tutti)

(questa ero io. Nel dubbio)

– Ma era…sensuale, non schifoso. No?

Lui. Cerca un barlume di supporto dall’altro, tutto preso a guardare con concupiscenza il menu del tex mex lì di fianco. Comincio a capire come sono accoppiati.

– Sensuale è il non detto. Quello era un tossico impasticcato in mezzo a un branco di gente messa peggio di lui.

Lei. Impasticcato (dorate).

– Comunque è vero, dai. Tutti lì in mezzo al fango, manco i maiali.

L’altra. Che il bidet se lo fa col Cillit Bang, per non sbagliarsi.

– Ma…ma è la storia della musica. Anzi, di più, è storia contemporanea!

Lui. Con una pala del mulino a vento che gli sta per arrivare in faccia.

– Guarda, finché mi dici un fenomeno di costume, al limite. Ma la storia…uno che poi hanno dato il nome di una sua canzone alla carta igienica.

SDANG!

– Vabbè, ma lo sapevate, no? Non eravate mica obbligate a venire. Saremmo venuti io e Gigi e ci saremmo visti dopo.

Lui. Non si dà neanche la pena di raccogliere le braccia (dopo tipo fra un miliardo di anni).

– Cazzo vuoi che ne capiscano, queste.

L’altro. Riemerge dal sogno enchilado giusto in tempo per la terapia di coppia.

– Bellino tu, che dopo due canzoni hai detto che ne avevi piene las pelotas.

Lei. Las pelotas? (dorate)

– Eh, però è vero, dai, era tutto uguale. Poi che gaggio com’era vestito.

L’altra. Che gli anni Settanta probabilmente pensa che siano una polizza per la terza età.

. Vabbè. Io ho fame.

Si avviano verso l’Old Wild Verax, tre di loro già dimentichi dell’incidente di percorso, il quarto con lo sguardo sconsolato e un eco di paradiso nelle orecchie.

Io arrivo a casa bagnata fradicia, ma perché nel frattempo ha iniziato a piovere.

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One thought on “[foxy lady]

  1. sasa ha detto:

    basta m’hai ricordato l’infanzia
    torno a studiare
    :t’aspettosemprearomainfame:

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