[suspicious mind]

E poi, poi finisce che fai le tre, giusto per essere sicura che la giornata assurda sia proprio finita, e ‘sta mania di precisione della sveglia che ti dice che mancano quattro ore e dieci prima che tu debba essere di nuovo in piedi, pipipi, andrebbe abolita, andrebbe, che aiutare a rilassarsi è un’altra cosa, non è un lavoro da sveglie, certo, peròcheccazzo, e poi svieni e ti ritrovi da Petunia in mezzo alla prossima trasferta del campo, e c’è la piscina che sembra quella del Mistral 2, solo che ci mettiamo scrupolo di farci il bagno perché sul bordo ci sono Glauco e la Calippa belli affaccendati in preliminari di zozzerie, e quindi torniamo indietro nella stanza dove siamo tutti accampati coi materassi per terra, tutti compreso Clod degli Iori’s eyes, che non si capisce per quale motivo io continui a chiamarlo Andrea però lo faccio, ma lui è buono e non mi disintegra e continua a cercare il suo caricabatterie, e c’è Barbara che a un certo punto ci rivela di essere in realtà Barbara D’Urso e ha un sacco di foto per dimostrarcelo, cosa che inquieta parecchio Sinibaldi, il quale si scansa andando a rannicchiarsi nel sacco a pelo che qualcuno ha riempito di briciole, lui cerca di spazzarle via e poi si gira e ci avverte di non ridere delle sue mutande, che se non avesse detto niente ce l’avremmo pure fatta, invece, e poi è ora di muoverci perché il posto che fa le copie dei cd con le foto (con un nome assurdo che ora non mi ricordo) è aperto solo domani, ma domani non ci possiamo andare perché Sinibaldi ha un appuntamento con un suo amico perciò bisogna andarci oggi per forza, dice Ugo aggiungendo “per rispetto della gente che lavora”, perciò andiamo tutti a prepararci e io sono lì che mi lavo la faccia e all’improvviso mi entra in bagno questo qui alto, moro, mai visto, dal che presumo si tratti di Coppi, anche se ha la faccia di Daniele Demara, che mi dice di non preoccuparmi tanto fa una cosa superrapida e prima che io abbia detto bah (che non mi vien bene perché ho la bocca piena di dentifricio) s’è già calato i pantaloni e s’è messo a far la pipì seduto nel bidet, o almeno credo perché distolgo lo sguardo dallo specchio e penso solo che non me l’aspettavo Coppi coi pantaloni da fricchettone arancioni, e poi all’improvviso appare Stella a dire che è tardi, invece no, è TARDISSIMO! (parolacce brutte mentre saltello per casa cercando di infilare due gambe mie in una gamba dei jeans, un classico di quando realizzi che dovevi essere fuori di casa un quarto d’ora prima, possibilmente non con l’aria di una che ha passato  la notte in un cassonetto) e quaranta minuti dopo sei lì col segno del cuscino serigrafato in faccia a pensare che una citazione per danni è davvero l’ultima cosa che ti servirebbe, in questo momento, però, ecco, secondo me sulle etichette dei tortelloni di Giovanni Rana omettono qualche ingrediente.

 

 

 

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