[letter to f.]

Venerdì mattina. L’sms arriva mentre ascolto questa su “Facciamoci del male”. Passo il resto della mattinata a pensare a cosa vorrei che suonasse mentre arriva la notizia della mia morte. Poi non ce la faccio più, mi scuso e me ne vado a casa. Lungo il tragitto continuo a pensare a cosa vorrei che suonasse mentre arriva la notizia della mia morte, però piangendo.

Venerdì sera. Mi chiedo se ci sia una normativa particolare che obblighi amici e parenti a fare un Camel Trophy per accedere alle camere mortuarie. Tua sorella ti copre con la bandiera del Cagliari. Poi la finiamo a parlare della panza di Simon Le Bon fino a che chi ha un marito non decide che è meglio andare a farsi stropicciare da lui piuttosto che stare a cianciare al freddo fra galline. Io vado al CRA ad aspettare le designazioni di AHO (che arriveranno tardissimo) e quelle di TOT (che non arriveranno mai), e racconto cose che non avevo in mente di raccontare. Poi scopro che le persone con cui avrei davvero voglia di bere, pesantemente, non sono geograficamente o dimensionalmente raggiungibili. Resto venti minuti sotto la doccia bollente per cercare di scongelarmi, ma ci vuol altro, poi fumo l’ultima in terrazzo pensando che quindi era questo il motivo per cui non sono riandata a vedere Mark Lanegan.

Sabato. Lo sapevamo che sarebbe stato come “Il grande freddo”, e così è stato. Ogni tre frasi una è “non ci vediamo da”. La maggior parte di noi è identica a quando aveva quindici anni, anche se lo so che quando io ne avevo quindici quasi tutti gli altri ne avevano già diciassette. Tutti identici tranne me, o almeno così mi sembra. Torniamo a parlare di radio, di radio futura, che però se non ci troviamo un’idea, e di radio passata, uno strato di pandoro alto otto centimetri sul pavimento, sangue nell’ascensore e funghetti nella vasca da bagno. C’è tanto di quell’umido che a nessuno viene in mente di dire che i funerali col sole sono meglio. “Troviamo un locale, chiudiamoci dentro e ubriachiamoci tutti insieme”. Invece forse la finiremo a ubriacarci in due, ma non adesso a botta fresca. In settimana, senza specificare quale, come sempre. Mi chiedo se a quest’ora sarei stata già a Torino, ma non mi ricordo gli orari. E comunque il derby lo vince la Juve.

Domenica. Domenica intorno alle quattro e mezza stiamo tutti pensando la stessa cosa: cazzo, Fra, va bene che sei morta da due giorni e ancora non sei pratica, ma è l’altra squadra che devi far perdere sempre a zero, l’altra, capito? Non il Cagliari, l’altra. Cazzo, Fra.

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