[meglio tardi che marr]

Il Miguel, ce l’avete presente?

Certo che ce l’avete presente, se mai avete mi sentito parlare per più di un’ora ce l’avete presente per forza.

Quando ci siamo conosciuti, io avevo 15 anni e lui 17. Io non avevo indumenti che non fossero neri, compreso il costume, e ascoltavo Clash e Depeche Mode. Lui andava in giro con dei bermuda viola a ramarri arancioni che l’ONU ha cercato inutilmente di mettere al bando per anni, e ascoltava Steely Dan e Alice.

(si parla di un tempo in cui i cd non esistevano. C’era la Royal Assiro-Babilonian Orchestra che veniva a casa a suonarti le cose e tu te le registravi su una cassetta da 90′. Normale, se era per uso personale, al cromo se ci stavi provando con qualcuno)

Eravamo fatti l’uno per l’altra.

All’inizio degli anni Novanta, mentre rendevamo inutilizzabile il ferro da stiro di sua madre utilizzandolo per squagliare un berretto in puro acrilico, lui consegnò ai posteri la sua sintesi del punk: la regina è una stronza, il tè mi fa schifo, sono troppo incazzato. Che poi, dagli torto. Io ero il quarto figlio dei suoi genitori, cosa che non sembrava convincere troppo le sue fidanzate poi diventate mogli. Il mio migliore amico, quello che aspettava l’esito dei miei test di gravidanza con un’ansia pari alla mia pure se nemmeno Cioè avrebbe potuto sostenere che c’entrasse qualcosa. Quello che diceva cose tipo “i fidanzati passano, gli amici restano”, e infatti poi è scomparso per anni.

Poi è riapparso. S’è beccato delle gran carriole d’insulti. Abbiamo realizzato la puntata pilota di un programma radiofonico. Io sono andata a prendere una boccata d’aria in Nuova Zelanda. Quando son tornata, era scomparso di nuovo.

Poi è tornato, esattamente il giorno che io aspettavo David Byrne fuori da un aeroporto. Che poi era anche quello del suo compleanno.

Il giorno, non l’aeroporto.

Comunichiamo con un codice elaborato nel corso degli anni e composto quasi esclusivamente da battute di “Marrakech Express” e “A piedi nudi nel parco”.

Dieci giorni fa mi scrive, in una mail:

“…ho preso anche “Dancing with myself” di Billy Idol ed un certo Johnny Marr, “The messenger”, che mi piace un bè”.

Conto fino a 64.927 prima di rispondergli che gli voglio bene anch’io.

Dieci minuti fa mi chiama per informarmi che ha scoperto che quel Johnny Marr lì “ha avuto a che fare con Morrissey in passato” e non è mica “un cazzettino qualunque”.

Ci mette un po’, ma poi ci arriva.

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2 thoughts on “[meglio tardi che marr]

  1. Piacere Andrea. ha detto:

    Mi piace sempre leggerti. A me mi.

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