[appetite for distraction]

Interrompiamo momentaneamente le trasmissioni per portare alla vostra attenzione una situazione di profondo disagio sociale.

La mia.

Una povera crista, signori della Corte, che alle undici di notte ancora cerca di portare a casa la pagnotta, nel senso che vorrebbe fisicamente raccattare un tozzo di pane a un angolo di strada, portarlo seco presso la propria angusta tana, e ivi condirlo con due cucchiai di salsa di pomodoro, un filo d’olio d’oliva, abbondante mozzarella, una manciata di capperi e una spolverata d’origano, infornate per dieci minuti a 180° nel forno che se non fossi ancora qui a quest’ora avrei potuto provvedere a riscaldare preventivamente e gustatelo con una bella rossa corposa doppio malto che ne esalti la fragranza o con una weiss che si arrotoli intorno a ciascuna delle vostre papille gustative e le faccia implorare “adesso, prendimi, adesso, ti supplico!”.

Una creatura misera, e il cielo sa quanto sono misera in questo momento, indifesa, esposta a ogni sorta di tentazione diabolica. Una che tanta e tale prova di forza di volontà può dare quando meno serve, ma che quando c’è da impegnarsi seriament…ero qui un momento fa, giuro, proprio qui dove ora dondola quel cartello “torno subito”.

Un’anima in pena che si attarda sotto luci intermittenti che logorano la vista e alterano lu dito, questo, quello che mi consente di compitare una media di una parola al minuto se non è troppo lunga, e che induriscono lineamenti e movenze inchiodandoli in fotogrammi traboccanti pathos e pose plastiche che stanno a un movimento fluido come la colite spastica sta alla danza del ventre.

(no, non mi hanno preso a fare la cubista. strano a dirsi ma: no)

Io ero venuta qui stamane per, sissignori, lavorare. Ferma nel mio solido proposito, nessuna distrazione, vabbè, una, una distrazione saniss… sì, dà dipendenza, certo che dà dipendenza, ci mancherebbe che non la desse, ma va bene così, non è niente di chimico, cioè, a ben vedere la chimica c’entra, volendo anche la fisica, e che fisica, signori miei [santamariamadredidiopregapernoipeccatori], fisica quantistica, quella del quanto, quanto dovrebbe essere lungo il 22 orizzontale? 14 lettere, la so.

Comunque.

Lavorare. Dovevo. Io.

Ci ero quasi riuscita.

Poi, nel momento in cui stavo diventando la consueta macchina da guerra in cui mi trasformo quando sono sotto scadenza -ZA’! – arrivano loro.

Amici, dicono che sono.

Dei farabutti, siete, invece. Fatti – sicuramente fatti, finiti no, perché ogni volta che penso che siate finiti ne sbuca fuori un altro.

E passi per quello che si mette a evocare l’anima di Robert Johnson, ti venisse una gobba dove più ti dà noia, satanasso; ma io posso mai riuscire a finire un lavoro decente con un coretto di “detachable penis” che mi fa il girotondo in testa? Posso?

No che non posso.

Voi mi odiate.

Allora ditelo.

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