[aprile per noi]

(il mese di aprile è volato. Non sparito, niente affatto. E’ stato denso, farcito di cose fino a scoppiare. E di cose piacevoli, per giunta. Di quei piccoli, immensi piaceri che sarebbe troppo difficile, o lungo, o inopportuno spiegare, e che probabilmente alla maggior parte di voi non direbbero granché. Tipo stare in piedi in un vialetto di Villa Borghese che fino a trenta secondi prima pareva insignificante, e improvvisamente diventa l’epicentro della felicità (dice: ti accontenti di poco) (no. fidati),  per – minuti? ore? la questione del tempo che fa un po’ quel cazzo che vuole è rimasta in sospeso, ma andrà riaffrontata, prima o poi – a fare niente se non sorridere e sentirsi in vacanza, e imprecare contro i gruppi di turisti attempati che si attardano intorno ai minibus, gli venisse un bene o un raggio di smaterializzatore, a scelta. Tipo fare il tour guidato dell’Auditorium Parco della Musica, e concordare sul fatto che a noi non ci fregano, sulle porte di comunicazione fra una dimensione e l’altra. Tipo sacrificarsi per fare il collaudo de Il campo Rom e porre finalmente la parola “risolta” sull’annosa questione delle ostriche. Tipo che ai Di Meo dovrebbero dare il ministero della famiglia, a Blo quello dell’accoglienza e a Dottorini quello dei letti a scomparsa, la sua. Tipo farsi guardare con sospetto e apprensione dai portinai di corso Italia. Tipo sghignazzare con la bocca piena della stessa pizza. Tipo che ai compleanni importanti non si può mica mancare. Specialmente quelli che durano due giorni. Tipo che sentire Tamacoldi ripetere per sei ore “grazie di avermi portato qui, adoro le spezie”, solo quello valeva il viaggio. Tipo scoprire che Dellaca’ è molto più bello dal vivo, che il caffè della Petunia non si beve alla mattunia, tipo dimenticare una sottoveste di seta nera dopo una notte con Sam, tipo i braccialetti tattici di Betty e i perché di Lens, tipo che Ferrua ha fumato più di Ugo, tipo due mani sul collo e il dubbio – fondato – che volessero strozzarmi, tipo le class action di Sinibaldi, e l’assenzio, e Stella in posa per Helmut Newton, e le poesie di Lelio, e quel povero tassista, per carità d’Iddio. Tipo andare a tastoni tipo cieca di Sorrento alla ricerca degli occhiali misteriosamente scomparsi a Villa Sguinzo, e il materializzarsi di uno dei peggiori incubi di un miope, quello  di doversi mettere in viaggio senza vederci un cazzo. E tipo un sacco d’altra roba, che io lo sapevo che non dovevo manco iniziarla, la premessa, e in realtà dovevo solo scrivere: il mese scorso ho avuto un sacco da fare, ‘sto post era qui da un po’, ma siccome stasera fanno le ultime repliche di “Dark room” e se non ci siete andati siete ancora in tempo, ecco, ve lo beccate così”)

Aria di primavera, finalmente. Dopo una serie di prove tecniche cadute nel nulla, finalmente.

Aria di primavera + belle serate particolari.

Prima regola di “Dark room”: non si parla di ciò che succede in “Dark room”.

Non ne parlerò, infatti. Mi permetterò solo di dire che se non ci fate un giro vi private di un’esperienza molto particolare, in cui sensualità, libertà e curiosità la fanno da padrone, e il buio diventa una dimensione da esplorare. Con cinque sensi, ma non i soliti, perché l’immaginazione prende il posto della vista. La parola d’ordine è: lasciarsi andare. Lasciarsi andare anche a un sorriso, pensando alla nota che la Compagnia B ha dovuto aggiungere strada facendo, ovvero che “si tratta di una performance di teatro sensoriale intitolata “Dark room”, non di una vera dark room”. Che a me personalmente m’ha fatto venire il mente quelli che si bevevano il Tantum rosa, ma è un problema mio.

(altre cose mi ha fatto venire in mente: Mucca, Omar che chiede se può uscire e tre voci che gli rispondono “no!” in coro, il mio compleanno, un sorriso che mi manca e non sto a dirvi quanto)

E poi Skepto. Di Skepto si può parlare, eccome. O meglio, se ne potrebbe parlare se questo post non avesse ormai assunto le dimensioni di un brontosauro, e quindi mi limiterò a segnalare alcuni dei cortometraggi che mi hanno colpito di più nel corso di questa edizione:
 

Desayuno con diadema, di  Óscar Bernàcer

Finale, di Balazs Simonyi (purtroppo il link porta solo al trailer)

Perfetto, di Corrado Ravazzini

Non mi son trovata per niente d’accordo con la giuria riguardo al premio come miglior corto d’animazione, ma proprio per niente, ma magari ne parliamo un’altra volta. Intanto, per chi volesse curiosare:  www.skepto.net

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3 thoughts on “[aprile per noi]

  1. Sovjet ha detto:

    Mi piace troppo come scrivi! 🙂

  2. Ukio ha detto:

    La scena di Omar e “compleanno” messo lì a tradimento, non mi faranno passare sul fatto che non hai nominato il prossimo agosto, sai? M!

  3. Outsider ha detto:

    Ad agosto penseremo ad agosto.
    Intanto fra poco – per dire – è pure il compleanno di Marcello quassù. E poi il mio. Certo però che se tu perdi tempo fino ad agosto…

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