[xxx-men]

Mi infilo i jeans e mi sento strana.
Non già perché sono vestita (o meglio, anche), ma per via dell’ingombro minaccioso che avverto ad altezza pacco.
Mi direte: tu non ce l’hai il pacco, e quelle due o tre volte l’anno che ti si presenta dianzi tanta grazia, di solito sopra c’è scritto Club degli Editori e dentro c’è un libro di Brosio.
Vi dirò: ses bennius po criticai?
Ingombro altezza pacco, si diceva. Quella sensazione di malloppa che ingolfa i movimenti e ti fa sembrare Nek che ha esagerato col cotone idrofilo. Quella tipo quando ti metti i jeans appena presi dalla fune per stendere e ti senti come se stessi cavalcando tutti e quaranta i materassi della principessa sul pisello (cfr. “Prima che le donne si dessero al paracadutismo”, L. Lady et at., New Venia University Press).
Di solito è un agente segreto delle Brigate Calzettone che si infiltra durante la centrifuga, di cui vi accorgerete solo al momento di stringere la mano al presidente della Repubblica o altra carica equipollente e noterete che la sua attenzione è catturata dal cospicuo bozzo sul vostro interno coscia (cosa che vi farà guardare con occhi nuovi da chiunque non vi abbia ancora conosciuto in senso biblico).
Stavolta era un fazzoletto.

Di stoffa.

Con le giraffe.

In tasca.
Mi avvio a fare la spesa con l’inequivocabile espressione a punto interrogativo di quella che pensa di aver preso per sbaglio i jeans di qualcun altro, ma chi? Gente strana quanta ne volete, ma chi è che usa fazzoletti con le giraffe e viene a togliersi i pantaloni a casa mia? Mutande con le renne, celo. Colletti di procione, celo. Fazzoletti con le giraffe? Mah.
Faccio comunque il mio ingresso disinvolto al supermercato. Arraffo un cestino con passo baldanzoso, dribblo la promoter degli adesivi per dentiere come se la cosa non mi riguardasse, sorpasso sprezzante a sinistra un cartonato di Dan Brown in grandezza naturale e mi ritrovo al crocevia dell’inferno, ortofrutta a destra, salumi al taglio davanti, freschi in scadenza scontati a sinistra e muletto dietro (in senso antiorario; accosciati, da sinistra: Zireddu, Zaccheddu, Zurru, Zamburru) condotto da Mister Magazzino (ohè ohè), giovine di prestanza fisica nettamente sopra la media stagionale, la cui aura di testosterone mi lascia regolarmente inchiodata in mezzo alla corsia come un coniglio sparato dagli abbaglianti. Ed è solo in quel momento, non un istante prima né dopo, al cospetto di non meno di quaranta persone, che avverto la preponderante forza della natura scorrere lungo la mia coscia destra.

L’ho già detto che stavolta era un fazzoletto? Con le giraffe?
Non era vero.

La sensazione non è delle migliori: la immagino simile a quella che si prova davanti a un enorme spavento. O peggio, perché quello che vedo con sgomento somiglia ad Alien che si dibatte per venire alla luce in maniera sofferta. Già mi vedo negare il consenso per il cesareo all’adduttore e implorare un’epidurale quando la gravità ha la meglio su tutti. Ma proprio tutti, perché mi sento addosso gli occhi di qualunque animale, vegetale o minerale presente nel supermercato, tutti lì che seguono il mio sguardo atterrito che fissa impotente un tentacolo blu cobalto sbucare inopinatamente dalla mia caviglia.

Ohibò.

Voi che siete saggi, intuendo la catastrofe, cerchereste di minimizzare.

Io no. Io sono demente dentro, fuori e tutt’intorno. Mi chino senza capire immediatamente cosa sia quel filamento azzurro che mi cola dalla gamba (il cavo da tagliare per bloccare il timer del detonatore? un verme solitario ubriaco di curaçao?), lo afferro e mi accorgo con un attimo di ritardo che è quello che anche i sassi avrebbero capito che era: un perizoma. Un tonfo ovattato, svariati piani di morbidezza rotolanti e l’eco di un’ode alla tenuta di strada della madre di qualcuno mi fanno intuire che anche Mister Magazzino (ohè ohè) deve essere rimasto sorpreso dal ritrovamento. Non mi resta che assumere un’aria indifferente e far sparire la prova. E ritrovarmi puntate addosso quaranta paia d’occhi inquisitori, tra le quali serpeggia un mormorio disapprovatorio di cui colgo solo “a rubare le mutande, così ci siamo ridotti”.

Prendo quindi atto dei miei limiti: non sono in grado di gestire da sola la faccenda. E’ più grande di me. Chiedo l’aiuto del pubblico: amici, siate buoni, organizzate dei turni, vedete voi come fare, ma abbiate cuore di mandarmi un sms, tutte le sere, per ricordarmi di NON sfilarmi i jeans in una soluzione unica insieme alle mutande.

Il parco muletti del Carrefour ringrazia.

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One thought on “[xxx-men]

  1. scott ha detto:

    dipende se vai di fretta. e, se vai di fretta, dipende dal perchè!

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