l’importanza di avere un asciugamano

Mi sveglio.
Valuto per una buona mezz’ora la possibilità che la cosa possa già ritenersi sufficiente come attività usurante, e che abbia quindi facoltà di trascorrere il resto della giornata a recuperare le forze.
Poi mi ricordo che giorno è oggi.

“Il compleanno di Kobayashi!”, diranno i miei piccoli lettori incauti. Primo, perchè è risaputo che non ami che venga ricordato con grande scialo di auguri, e secondo perché lo sanno anche i sassi che la risposta è 42, ergo manca ancora un anno prima che l’evento si possa configurare come tale.

(amo ficcare la parola “configurare” in mezzo alle frasi in cui meno c’entra)

Mentre scarto una serie di ipotesi dalla lista delle possibili foto celebrative (non dovrei essere io a farlo, se non altro per solidarietà, ma a me quelli pronti a stendersi pe’ miezz’a via pretendendo che i passanti tengano loro sollevate le gambe mi urtano), apro il luogo virtuale in cui tutti lavoriamo gratis per Zuckerberg e vedo quella di un mio e vostro amico.

La foto, dico.
Una foto geniale in cui lui e la sua famiglia riproducono l’attraversamento sulle strisce più celebre di sempre con un asciugamano in spalla.

Ondaverde comincia a diffondere bollettini meteo drammatici per chi si trovasse incolonnato fra il casello di Damasco e quello di Roncobilaccio. Sulla mia parete occipitale, invece, comincia a scorrere la scansione delle copertine dei dischi a cui sono più legata.

(il primo che azzarda un calembour su “occipitale” sottintendendo che le mie attività cerebrali il sabato mattina siano inferiori a quelle di un vaso da notte sappia che ha ragione ma questo non lo salverà. È un mondo triste e bellissimo)

Già mi vedo, in posa plastica, nell’atto di frantumare un asciugamano su un palco in un’immagine che entrerà nella storia. Già mi vedo dibattermi tra Time e Mucchio Selvaggio che si contendono l’esclusiva per la copertina a suon di fantastiliardi. Già mi vedo Grogu che mi guarda con la severità riservata a un cane che vi fa pipì nella valigia un secondo prima che la chiudiate, pronti a partire, e mi dice: “Io non te la scatto, mi rifiuto. Ho una reputazione da difendere, io!”, e se ne va per tetti un istante prima che un distinto signore inglese mi bussi alla porta chiedendo se è qui quella a cui deve spaccare un basso sul groppone.

Oh, come tarpate le ali voi alla creatività, nessuno. Lamentatevi, poi, delle pubblicità in cui roditori flatulenti reclamizzano cose che vi dovreste infilare in bocca.

Superiore al nichilismo arido che vorrebbe risparmiare all’umanità siffatto indegno spettacolo, procedo con la seconda scelta. E ottengo la riprova di quanto le banane siano creature infami. Non moleste, non infide, proprio infami fatte e finite, come quelle che vanno a dire alla preside che non c’entrano niente dopo che vi hanno aiutato a piazzare la Panda di quella di filosofia su tre blocchetti. Tre blocchetti per un 4 ci sta, calcolando l’inflazione.

A parte quell’insistenza, quella petulanza insopportabile con cui si ostinano a voler sapere a tutti i costi di banana: con tutti i sapori prelibati o quantomeno passabili che ci sono al mondo, no, quelle proprio di banana vogliono sapere. Ma poi vi pare possibile che solo per il fatto che non mi piacciano, no dico, vi pare possibile che per una sciocchezza del genere io mi ritrovi a non averne manco una in casa il giorno in cui mi serve? Con che la faccio, la copertina dell’asciugamano che si sbuccia e ne sbuca una banana pelata, con un cetriolo?

Un vile attentato all’ingegno, ecco di cosa si tratta, ecco perché il paese va a rotoli.

Dopo 42 minuti di invettive da far invidia al più acredibondo pensionato sull’orlo di uno scavo per lavori in corso, risolvo finalmente come sapete. Stampa coccodrillo tono su tono su spugna nera devoré, due sottili bande laterali in lamé dorato. Praticamente una graticola solare, lo poggi sulla sabbia ad agosto e ti ci friggi sopra appena ti stendi, trenta secondi per parte per una panatura croccante e omogenea.

L’estrema difesa che ci proteggerà dall’invasione veghiana, l’oggetto che non ha mai vinto il premio come “Oggetto più orripilante della galassia” perché ogni volta la giuria si accapiglia sull’ultimo antiemetico.

Mi raccomando, andateci piano coi commenti che è un regalo di mia madre.

E buona Giornata dell’Asciugamano a tutti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...