[una vacanza di ordinaria follia]

Come alcuni di voi sanno, in questi giorni Villa Balorda ospita Christine.

Come alcuni di voi sanno, Christine non guida. Ma non che non guida Amaranta tirando in ballo scuse assurde e timori privi di fondamento sulla salvaguardia della propria incolumità (le ho persino spiegato che quella pletora di spie rosse che si accende a ogni curva è perché Amaranta, sotto sotto, è una vecchia compagna con un debole per la stroboscopia. La cosa le è parsa plausibile fino a che non abbiamo perso uno specchietto e si è rotto – di nuovo – lo spago per aprirla e ho dovuto lavorar di apriscatole per entrarci. In entrambi i casi, Amaranta, non Christine), non guida niente, non guida automobili, trattori né torpedoni. Non ha la patente.

Mi direte, irrilevante, guarda chi circola pure se c’ha ‘sto pezzo di carta.

Grazie per aver solo pensato “tipo te” senza dirlo, son cose che commuovono.

Comunque.

Sarò fredda e cronaca:

data la temperatura del mare più simile a quella di un margarita con ghiaccio, nel ruolo del ghiaccio, l’incauta Christine decide di darsi al turismo culturale. Mi accingo fiduciosa a cercarle gli orari degli autobus per Barumini dal telefono, ma sul più bello mi si esaurisce il bonus navigazione. A quel punto non resta che dividersi i compiti: io tiro giù madonne come fossero calzini ormai asciutti dalla fune per stendere, lei s’incammina verso il più vicino ufficio informazioni turistiche. Distanza: 800 metri.

Troppo bello.

Infatti.

Il più vicino ufficio informazioni turistiche è sito in una bella casetta con un grande prato verde dove nascono speranze, tipo quella di ricavare risposte alle classiche domande che fa la gente in vacanza. Fuori, le bandiere dell’orgoglio patrio, territoriale e circoscrizionale garriscono fieramente al libeccio. Una collocazione perfetta. Perché rovinarla con qualche insediamento umano di dubbia cordialità? Il comune di Plutone, già provato dalle recenti, ben note vicende stadiologiche, preferisce non correre rischi inutili. Inoltre è vero che sul calendario figura in rosso il mese di giugno, ma noi qui siamo per l’empirismo spinto, e l’empirismo allunga un braccio fuori dalla finestra e dice: fine marzo. Poi si becca una randellata in faccia dallo spirito di servizio e subito corregge: metà novembre. Che per caso i crisantemi c’hanno bisogno di informazioni turistiche? No. Quindi teniamo chiuso. Christine torna a casa perplessa.

L’impulso di citofonare al sindaco due piani più sotto è forte, ma il sacro fuoco dell’informazione turistica preme. Metto un segno sul calendario per evitare di tirar giù due volte lo stesso santo, la scorto in centro con fare sbertidore e colgo un vago moto d’insofferenza quando mi vede entrare con piglio deciso in un Mac Donald’s. Avendo tra i miei poteri mutanti quello che consente di comprendere tutte le lingue del mondo, decodifico il suo sopracciglio aggrottato in un articolato “Italiani, solo a mangiare pensano. E son pure imbecilli, potrebbero ingozzarsi di pizza prosciutto e ananas dalla mattina alla sera, e invece no, l’hamburger con la cipolla fritta. Ci credo che il loro paese va in malora”. L’insofferenza si trasforma prima in stupore e poi in inquietudine quando mi segue controvoglia e realizza che la biglietteria della principale stazione degli autobus della regione si trova in un angolo della nota catena.

Outsider (semicordiale): “Buonasera, avremmo bisogno di sap—“.

Omino della biglietteria (cippofunerarioide): “No”.

O (perplessa, ma sicura del suo): “Le assicuro, avremmo proprio bisogno di sap—“.

OdB (vivace come la lumaca di Pinocchio): “No, qui no”.

Gli guardo la mano: non porta la fede. Escludo quindi che il suo diniego geolocalizzato riguardi pratiche che potrebbero essere male interpretate dalla sua signora qualora un conoscente ci scorgesse in esse affaccendati e si affrettasse a rifernirne.

O (sempre molto timorata sul concetto di “extraconiugale”): “E allora dove?”

OdB (privo del lumino e dei fiori, il resto c’è tutto): “Nella sala affianco”.

Per rispetto all’estinto ci dirigiamo nella Sala Affianco senza ulteriori insistenze, superando file alle casse, barricate di sedie, pavimenti cautelati e uno stregone mascherato da inserviente, pronto a scagliarci contro un Incanto Olesaustus col suo scopettone. Christine continua a guardarsi intorno cercando la candid camera, finché ci troviamo al cospetto del Tabellone con Tutte le Risposte.

Quasi tutte.

O (imbarazzatissima): “Mi perdoni, non vorrei sembrarle irriverente, ma – uhm, ecco – se per caso qualcuno, qualcuno di molto strano, azzarderei disturbato,  dopo essere stato in una qualsiasi di quelle amene località indicate nel tabellone nella Sala Affianco volesse – che dio mi perdoni – tornare indietro, come..?”

L’imbarazzo mi strozza la voce.

OdB (consapevole del problema): “Eh”.

Attendo pazientemente, vurrìa mai che gli saltasse un punto e il tassidermista se la prendesse con me.

Christine non capisce che cazzo stia succedendo.

Alla Standa di fronte al Mac Donald’s cominciano a esporre i grembiuli di scuola.

OdB (in collegamento da Ade Centrale): “Ci son solo le partenze. Gli arrivi deve guardarli su internet”.

O (in nomination come Miglior Bonzo non protagonista): “Oppure? Sa, visto che siamo venute qui apposta perché da internet non si evinceva chiaramente la morfologia peniena degli orari. Tipo che – per esempio – apparentemente non ci sarebbero corse per Barumini la mattina, il che è evidentemente impossibile”.

OdB (profondamente scosso dal turbine di parole): “Lo so”.

O (vedendo Johnny Depp aprire la busta e leggere un nome che non è il suo): “Lo sa che cosa? Sa che siamo venute fin qui apposta? Sa che non si capisce una fava dei vostri orari? Sa che non c’è una cazzo di corsa mattutina? Cosa sa? Me lo dica cosa sa, se ha il coraggio!”

Quando mai un bonzo s’è ritrovato a chiedere un’informazione all’Arst? Così son capaci tutti.

OdB (ormai sciolto, in confidenza come un ipogeo punico):  “Ma poi non è che ci sia ‘sto granché da vedere, a Barumini”.

Lo so, si configura come profanazione di tomba, ma ha cominciato lui.

L’indomani. Convinco Christine che si è trattato di un incidente isolato. Lei – da brava ospite – finge di credermi, e torna alla carica. Destinazione: ufficio informazioni centrale.

Sei ore dopo torna a casa facendo polpette dell’interpretazione di Bruno Ganz nella celebre scena (de “La caduta” e basta, non “La caduta VI tappa” come nell’indimenticabile locandina con la quale Zorro ci ha regalato tanto buonumore). Distinguo in mezzo agli strepiti: Radetzky, von Hötzendorf e Africa. #scovalintruso

Vien fuori che ha cercato – secondo una logica asburgica e antiquata – un ufficio informazioni turistiche nei pressi della stazione ferroviaria, di quella degli autobus e del comune. Ed è lì che si trovava fino a qualche anno fa, proprio a portata di mano per il turista appena arrivato in città. Una posizione un po’ troppo intelligente, in effetti: ora quell’ufficio lì giace abbandonato. #piazzamatteotticomeburkittsville

Viene quindi indirizzata con certezza da un carabiniere (segna: ricordarsi di indagare sui protagonisti delle barzellette austriache) verso la stazione marittima, dove una signora che scopa via la desolazione dal pavimento le assicura che l’ufficio sarebbe stato certamente aperto per le cinque.

Questo alle quattro meno un quarto.

Alle cinque e mezza, l’Austria ci dichiara guerra e annuncia che i cacciabombardieri Lauda Air sono già in volo per radere al suolo il nostro paese, il Sierra Leone. Poi Christine ci ripensa e, in segno d’apprezzamento per la moltitudine di aitanti gentiluomini che ha riconosciuto in lei una compatriota di Wittgenstein e non ha voluto farle mancare il proprio commento in proposito nè per strada, nè in spiaggia, nè alla fermata dell’autobus, chiede al proprio governo di ripensarci.

Il nostro governo, invece, mi deve un chilo di penne, due di melanzane, un tir di baci di sole, un ettaro di basilico, il 67% di azioni della Ricottamustia Ltd., quattro raccoglitori di olive in regola coi contributi, una settimana a Pantelleria e sei cisterne di limoncello. Gli anacardi li metto io.

L’indomani ancora.

Convinco Christine che si è trattato di un incidente isolato.

Lei mi risponde: ‘a fracica, questa t’aaa sei già giocata ieri, provane n’antra, nel più classico accento del Vorarlberg.

Obnubilata dalla vergogna (e ancora non era uscita la sentenza Cucchi) decido di dimostrarle che si è davvero trattato di una sfortunata serie di eventi. L’orgoglio nazionale è nelle mie mani pronte ad artigliare una lista infinita di uffici informazioni turistiche e a srotolargliela davanti, tiè, Wiener schnitzel de noantri, torna ad ascoltare Rock me Amadeus e lascia fare il paradiso del turista a quelli che se ne intendono.

Di scippi, forse, perché di uffici informazioni non ne trovo mezzo.

Con quella cura per il dettaglio che mi varrebbe un ascendente Vergine, se ne avessi uno (e sì, l’ho scritto maiuscolo apposta. Adoro il suono gorgogliante delle battute che restano in gola), e che alcuni maldicenti preferiscono definire “cacacazzismo” (vedi alla voce cioccolata calda), mi attacco al telefono e chiamo tutti i numeri del comune. Dopo aver dichiarato di essere in regola con la Tarsu del 1987, prenotato un loculo ed essermi informata sull’accesso alle case di accoglienza per anziani, che ormai manca poco, una signora molto gentile, nonostante il suo ufficio suoni come un’imprecazione trattenuta, giura di dirmi tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità sugli uffici informazioni turistiche. E la verità è che sono in riallestimento (giugno, scusate se insisto, legalmente sarebbe giugno) e che l’unico in funzione – oltre a quello presente nel sottopiano del comune, i cui orari di apertura sono coperti da segreto militare – è quello alla stazione marittima. Dal quale mi chiama, tre picosecondi secondi dopo, una signora altrettanto gentile ma lievemente piccata per essere stata indirettamente accusata della guerra atlanto-prussiana. Si rende comunque disponibile a rispondere a tutte le domande che l’anziana signora austriaca, nella quale si è trasformata Christine dopo che le ho anticipato che non guida, vorrà farle. Beninteso, fino alle 14. E’ noto, infatti, che dopo le 14 i turisti smettono di essere tali e assumono tutti la residenza del posto, oppure finiscono per reggersi saldamente a veicoli per il trasporto urbano di massa a via guidata da rotaie.

Per inciso, la risposta a tutte le domande che Christine è riuscita a fare alla signora prima delle 14 è stata: no, è impossibile senza una macchina.

Forse voleva dire una macchina del tempo.

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2 thoughts on “[una vacanza di ordinaria follia]

  1. Ale Sestu ha detto:

    Permesso,
    dopo la lettura di cotante ingiuste angustie
    mosso da accalorata συμπάθεια
    previo inchino con svolazzamento di cappello
    vorrei avanzare un consiglio:
    giuste le richieste di risarcimento al Governo, a parte una
    la settimana a Pantelleria
    da sognata vacanza può diventare inaspettata condanna !
    li c’è un vulcano, e i grillini in agitazione
    la situazione può diventare esplosiva.
    Quindi avanzo una valida alternativa
    una bella settimana in
    Ogliastra
    si sta benissimo
    niente vulcani
    volendo vi prendete una barchetta e veleggiate
    fino alle cale, per fare un tuffo.
    Mollate Barumini.

    Dixi.

    Firmato
    Un-ogliastrino-molto-cordiale-con-spiccata-vena-imprenditoriale-turistica-che-ha-fatto-greco-al-liceo.

    • Outsider ha detto:

      Caro ogliastrino-molto-cordiale-con-spiccata-vena-greca-che-ha-fatto-il-turista-al-liceo, Culurgionia è un posto meraviglioso. Christine domani andrà finalmente a Barumini in triciclo, ma non escludo che prima della sua partenza si riesca a fare un salto da quelle parti. Oppure in seguito, con i prossimi ospiti. Villa Balorda si accinge ad essere un posto affollato, nei prossimi giorni. Tieni pronti gli itinerari, io vado a vedere se quella lì che hai scritto è una parolaccia.
      #gentechealliceohafattotedesco

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