[intervallo (in vietnam it was forty)]

Soldati: – 40 all’alba.

Quaranta dì, quaranta nott, 

sbattuu de su, sbattuu de giò.

Che la quarantena abbia inizio: la produzione del KME passa dal livello “avimm’ pazziat'” a Defcon 2 stabile.
Potete immaginarvi il clima, e anche il climax. Las Vegas ci fa un sontuoso pippone.

In più, alcuni di voi ben ricordano la mia naturale inclinazione al fraintendimento di frasi apparentemente innocenti con conseguenze che si potrebbero definire improvvide, se l’aggettivo non fosse totalmente sottostimato. Cose che mi hanno spinto ad osservare con attenzione un antico moroso per smentire la sua teoria che somigliasse a un ratto morto*, o a calcolare le vie di fuga dopo essermi convinta di aver passato una notte di fuoco con uno psicopatico che appena sveglio chiede di far colazione con un’aringa salata**.

Aggiungete una cappa d’afa da stendere un rinoceronte. Non solo ti si felpa la laringe a parlare al telefono, ma ti si moquettano i discorsi pure via mail. L’ultimo dei neuroni sta per uscire sparando all’impazzata pur di farsi crivellare a sua volta in modo che dai buchi dei proiettili spiri un po’ di corrente.

Perciò capite bene che sentire il collega chiedere disponibilità al b&b “Sado mucchetta***” non suoni strano più di tanto.

E’ il rutilante mondo dello showbiz, baby, siamo abituati a ben altro.

Completezza dell’informazione:

*

N (nel bel mezzo di una conversazione a tema viaggi e abilità linguistiche): – Comunque somiglio a un ratto morto.

O (controllando che sia effettivamente sera e il sole non picchi così forte): – Mah, non mi sembra.

N (come solo chi è certo del suo può insistere): – Ma no, è vero, somiglio a un ratto morto, ammettilo!

O (circumnavigandolo): – Ti dico, non mi pare proprio.

N (controllando che sia effettivamente sera e il sole non picchi così forte): – Ma cosa fai? Non puoi stare ferma mentre faccio un discorso serio?

O (a un passo dal chiedere se sia una tara ereditaria): – Seriamente, mi sembra che esageri.

N (a un passo dall’ira funesta): – Vabbè, non sarò al tuo livello, ma nel mio piccolo davvero somiglio a un ratto morto!

O (improvvisamente interessata): – Cosa vuol dire “non sarò al tuo livello”? Adesso somiglio a un ratto morto anch’io?

N (onestissimo): – Eh, ma non prendertela! Comunque no, tu sei così da quando ti conosco.

O (improvvisamente inerme davanti alla cruda realtà): – Ah, ma non me la prendo mica. Il mio ragazzo trova che io somigli a un ratto morto, sono lusingata. Me ne vado.

N (nella sua migliore interpretazione di Arnold): – Che cavolo stai dicendo, Sider?

O (la cui spiccata sensibilità si contrappone al gretto materialismo maschilista): – Che me ne vado.

N (riavvolgibobinico): – No, prima. Topo morto..?

O (moralsottotacchica): – Ratto. Morto. Quello a cui dici che entrambi somigliamo. Vado.

N (neuroshakerato): – Ma sei fuori? E quando l’avrei detto?!

O (candicamerabdomante): – Ma è mezz’ora che lo ripeti! Somiglio a un ratto morto, somiglio a un ratto morto!

N (esterrefatto): – In inglese!

O (pavloviana): – I look like a dead rat.

N (centodiciottico): – Ma no, dicevo, in inglese SON-MIGLIORATO-MOLTO!

O (malkoviciana): – Uh.

**

Alassio, tardissima mattinata di prima estate che lambisce concupiscente l’ora di pranzo. Luce che filtra dalle persiane accostate. Risveglio pigro e sornione, con l’aria fintomodesta di quelli che han dato spettacolo tutta la notte fra gli applausi dell’intera Riviera di Ponente.

K (baciandole una spalla): – Buongiorno.

O (voltandosi languida): – Buongiorno. Dormito bene?

K (affondandole la faccia nell’incavo del collo): – Mmh. E sto morendo di fame. Mangerei volentieri un’aringa salata.

O (raggelata): – Uh. Oh. Mi sa che devo andare.

K (perplesso): – Ho detto qualcosa che non va?

O (fintoindifferente): – No no. Figurati. Le aringhe salate, eh, ma scherzi, le aringhe salate sono la mia, uh, la mia passione, a colazione, poi, le aringhe salate, è fantastico, ho appena passato la notte con un pazzo che chiede aringhe salate appena sveglio, chissà dove tiene le teste delle donne precedenti, hahaha, ti spiace se mi calo un attimo dalla grondaia e fuggo via così come sono?

K (visibilmente sollevato): – Hahahaha, mi ero scordato che hai questa fantasia assurda che ti fa sembrare un po’, ma giusto un po’ disturbata, hahahaha, sei fantastica, voglio passare il resto dei miei giorni con te, a proposito, tu nella RICCA INSALATA cosa ci vuoi?

***

C (impegnato in altra conversazione a mezzo metro da me): – …chiamo al Sado Mucchetta e vedo, se c’è posto lì è più comodo e costa anche meno.

O (improvvisamente interessata): – Sado Mucchetta?

C (candido): – Sì, è nuovo. Lo conosci?

O (immaginifica): – Mai sentito. Muccassassina ha aperto una branca “hotel de charme”?

C (ignaro delle brutture del mondo): – Eh? Non lo so, ho solo paura che sia un pacco, il proprietario mi sembra un po’ rozzo.

O (ecumenica): – Non è il mio genere, ma c’è a chi piace così. Per curiosità, chi ci stiamo mandando?

C (innocente): – I Cans of piss. Ma poi mi chiedo, ok SA DOMU che vuol dire “la casa”, ma CHETA cosa mi sta a significare?

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3 thoughts on “[intervallo (in vietnam it was forty)]

  1. Thunderblue ha detto:

    Aringa salata e cipolla fresca con foglietta di verdura. Colazione, pranzo e – a volte – cena ad Amburgo. Non vedo la stranezza.

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