[lotto, m’arzo (tutti i giorni)]

Stamattina.

Non si staccano l’uno dall’altra. Se per qualche motivo lui è costretto a spostarsi, nel giro di un picosecondo è già di nuovo calamitato sulla bocca di lei, che ha l’aria di essere la regina del mondo, ma una buona, che non fa pesare alla plebe il suo privilegio. Tra tutti e due non arrivano a quarant’anni.

A un certo punto, lui allunga una mano e le palpa un seno. Lei si guarda intorno fingendosi scandalizzata e gli appioppa una pacca secca sulla mano. Lui ride.

– Certo che potresti farmi contento, però.

– Te lo puoi scordare.

– Eddai, una bella terza. Duemila euro, ho chiesto.

– Ma cosa hai chiesto a fare, tanto non lo faccio.

Lei ha smesso di sorridere.

– La metà la metto io, è il mio regalo di compleanno.

– Per chi, per me o per te?

– Dai, fammi contento.

– Te l’ho già detto, io sto bene così.

– Ma pensa come staresti bene con una bella terza.

Allunga di nuovo la mano. Lei gliela intercetta e la devia. Gli pianta gli occhi in faccia, seria.

– Ma perché, così come sono non ti piaccio abbastanza?

Lui intuisce il campo minato. La bacia. Non è stupido, per niente. È solo grasso, ma sembra che a lei piaccia così.

***

Ora di pranzo, lungomare.

Una Matiz color amoreiltuocurryèfantasticomavuoinvitarmiacenaotingermi? accosta.

Ne scende lui, ventiqualcosenne, capello aerodinamico, mutanda non esposta, sopracciglio che Mae West manco sa chi sia.

Gira intorno alla macchina e va ad aprire lo sportello per far scendere lei, altrettanto ventiqualcosenne, scarpe guardabili, pantaloni degni di tale nome, capelli che sono un manifesto anarchico contro lo strapotere omologante della piastra.

Dire raggianti non rende l’idea.

Dire emozionati, invece, la rende abbastanza.

Tra il parcheggio e la spiaggia, due banchetti, uno di ricci e uno misto mazzolini di mimose e asparagi.

Lui guarda l’uno, poi l’altro, poi lei.

Sorride fiutando la trappola.

Lei fa una faccia da poker micidiale.

Lui ne fa una come a chiedersi perché non si è messo con quella che guardava Amici.

Tutti e due evitano di guardarsi ancora e cercano di non ridere, riuscendoci malissimo.

Finché lui gonfia il petto, si avvicina al banchetto di sinistra e chiede un bouquet.

Di ricci.

Lei gli salta in braccio e comincia a mangiarselo di baci, poi, quando l’ha ridotto più o meno della metà come fosse una salsa all’aceto balsamico, scende.

Guarda l’altro banchetto.

Sbotta a ridere di gusto.

Ci si avvicina decisa, confabula col ragazzo, torna dal suo nascondendo qualcosa dietro la schiena.

Quando lui le offre i ricci, lei gli spara in faccia un sorriso smagliante e un mazzolino di asparagi.

Attaccano a ridere come pazzi, e con loro tutti gli avventori del ricciaio, i compratori di mimose e i passanti.

Sta’ a vedere che in fondo c’è speranza.

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One thought on “[lotto, m’arzo (tutti i giorni)]

  1. Thunderblue ha detto:

    Speranza c’è sempre. Sempre.

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