[la coccinella ha scelto me]

Mi sveglio, come da alcuni giorni a questa parte, in apnea. Non il massimo dell’aiuto per il neurone in duplex.

Ma fuori c’è un bel sole giallo sole. Poteva andar peggio (*poteva piovere*).

Intanto che apro l’altro occhio metto su l’acqua per il tè, mi giro per prendere la bustina…e mi trovo faccia a faccia con Imbiancator Boy che sta rifinendo la cornice della finestra di quella che pomposamente chiamo cucina.

Lui è vestito. Io no.

(intanto che realizzo la sua faccia, di cui purtroppo non abbiamo una diapositiva a disposizione, torno alla colazione di ieri mattina. Prendo la bustina del tè, estraggo il filtro dalla bustina, ficco la bustina vuota nell’acqua bollente e butto il filtro asciutto nel sacchetto della spazzatura. Il tutto con una certa lucidità, ma con la strana sensazione che qualcosa non funzioni come dovrebbe)

Lascio Imbiancator Boy a fissare le terga del porcello sulla tazza del tè invece delle mie tette e vo a farmi la doccia (preventiva occhiata dalla finestra del bagno: nessuno in vista) (cfr. "Il muratore e il bidet", commedia in due atti di cui ho parlato ma non qui. Urge rimediare).

Esco di casa col signor Porcu che mi caracolla dietro giù dalle scale, dopo essersi attardato a votare con la paletta il simpatico fanciullo che rifissa le grondaie al loro posto e il suo amabile trapano. Gustavo, faccia recapitare un presente a chiunque abbia scelto di sostituire l’Orrido Putto con questi adorabili pulzelli!

(chi è l’Orrido Putto? Trattasi di individuo muratoriforme alto 45 cm al garrese. Ossigenato, boccoluto, atteggiato al gran figo che non è, visto che somiglia in maniera imbarazzante a un portarotolodellacartaigienica – e conosce l’intero repertorio di Pupo. Se si limitasse a conoscerlo e basta non sarebbe un danno grave)

Nella cassetta della posta trovo – meraviglia! – due, no TRE! tre ricoli assegni di rimborso FIGC. Come andare e tornare dallo Utah con 25 euri e ottantadue centesimi. Faccio patpat sul cofano dell’out o’mobile. Almeno due microassegni si trasformeranno in cibo per Amaranta.

Me la svigno verso il lab pretendendo di avere una voce ascoltabile e straziando tutto quanto passa Capital fino al semaforo di via Pergolesi. Che è rosso (claro). E perdo completamente l’uso della favella quando una coccinella vola vola vola e si poggia sul *mio* parabrezza! Il mio, non quello delle altre spocchiosissime macchine che mi stanno intorno! E son sicura che mi guarda. La guardo anch’io. Ci guardiamo. Io sfoggio un numero di denti da parata, lei non potrei giurarci, ma secondo me sì.

E non se ne va. Resta con me, sul *mio* parabrezza.

[digestione in gestione]

Beh, a quasi nessuno fregherà una beatafava, ma il blog ha mozzicato a metà un pezzo a cui sono particolarmente affezionata, giusto ieri che inauguravo la sezione “Out of time”. Ovvero la mia cassetta di sicurezza per pensieri, parole, opere e omissioni di un passato che non voglio vada smarrito, sparpagliato com’è tra le pagine della rete.

 

E lui se l’è pappato.

 

Appena lo digerisce sistemo tutto :fafigo: :comesesapessidicosavocianciando:

 

Gustavo, un’alka seltzer per il signor Splinder, cortesemiente!

 

 

 

Waiting on the last train
Flicking through the highlights
Livin’ in a suitcase
Positively uptight
Kissing in the full moon
Drowning in the sunshine
Walking on a tightrope
And everything is gonna be just fine
‘Cos I believe in your heart of gold
Automatically sunshine
Yeah glitter, glitter everywhere
Like working in a goldmine

[de glutire]

Bene.

Non mi sento più una palla da tennis in gola.

Adesso ho un’anguria manopesca.

Ottimo.

Eccellente.

Farò un colloquio a base di sole H.

La nuova realtà della maledizione biblica:

“…e tu, Trota, deglutirai con dolore!”

Mavvaaaffanculo, va’! L’unico Eden che ho mai riconosciuto è stata una lottizzazione in Lorena (per tacer di un cinema porno)!

Rivoglio.

La mia.

TONSILLAAAAAA!!!!!

Chi sei? Chittticonosce?? Checcazzodipiedehai?? E soprattutto

perchè uno dei tuoi calzettoni numero 75 è finito arrotolato in fondo al mio cavo orale???

LEVATEMELO!

ORA!!

Fantastico.

Un’andata e un ritorno senza poter cantare. Il Sulcis inondato di frastimi. Mentali. Se parlo, deglutisco, se deglutisco muoio.

Al diavolo.

Vado ad aumentare la popolazione di Cortoghiana di un’unità, per due ore.

Compresa la squadra ospite e l’arbitro credo sfioreremo la cifra epica di 59 abitanti.

Chi volesse invidiarmi può compilare on line l’apposito modulo.

 

[seu perplessa]

La perplessitudine mi assale.
Son cose a cui dovrei essere abituata, ma mi stupisco ugualmente della mia capacità di stupirmi.
O di essere polla, a scelta.
Vedere una persona con cui credevo di aver costruito un legame, spontaneo e profondo, abbassarsi ai livelli di un nanopelato da avanspettacolo mi mette tristezza. Molta.
Non è la prima volta che mi succede.
E’ la terza.
La terza volta che incappo nella desolante scoperta che quello che provavo di buono, di amichevolmente sincero, era evidentemente a senso unico. Sensazione deliziosa, più o meno quanto sfrantarsi violentemente il setto nasale contro un muro che una squadra di gnomi, vigliacca e malefica, ha costruito a tradimento in due nanosecondi. Perchè prima non ce n’era l’ombra.
Brutta cosa, credere nell’amicizia.
Pessima, credere nei gruppi.
Ma io sono la regina delle polle e me ne bullo non poco, e insisto sistematicamente nell’una e nell’altra, e temo che nemmeno questo episodio riuscirà a cambiarmi.
Aumenterà il mio quoziente di diffidenza generale, cosa che odio, che mi fa stare da cani e di cui non sarò affatto grata alla persona che ha creato questa situazione di cui non sentivo il bisogno.
 
Non so cosa sia successo. Lo stress, immagino, lo stress di chi si è lanciato in un’avventura senza essere preparato all’onda d’urto degli effetti collaterali, pensando forse che la verve dimostrata in passato bastasse a far vivere di rendita e credendo, in un delirio di onnipotenza agricola, di poter passar sopra a tutto come un trattore.
Invece il trattore si sta dimostrando una carriola arrugginita.
 
Fa tristezza vedere una persona che fino a poco tempo fa si era mostrata intelligente scivolare a picco nel patetico. Inventarsi nemici da macchietta di serie Q per cercare di tenere alta la propria popolarità, altrimenti affidata a battute stantie come un panettone invenduto. Dall’anno prima.
 
Fa tristezza vederla cascare nella trappola del credersi il migliore. Assoluto. Perenne. Incontestabile. E di essere talmente convinto della solidità di questo fragilissimo e provvisorio primato da non sopportare non solo la presenza, ma nemmeno la vista di qualcuno altrettanto brillante, scadendo puntualmente in ingiustificate esternazioni da coma biliare. Perdendo di vista una delle più elementari scoperte dell’acqua calda, e cioè che solo nell’ambito di una gamma si può scegliere l’articolo preferito, e che la preferenza non prevede il diritto di esclusiva.
 
Fa tristezza vedere una persona a cui avevi dedicato un affetto che – davvero pretenziosamente – credevi ricambiato arrampicarsi sugli specchi come un funambolo della malafede per cercare a tutti i costi di travisare le tue parole. Parole semplici, concetti espressi da un organismo unicellulare quale è la sottoscritta. Parole che si son sempre limitate ad esprimere un dubbio, un dissenso civile, come è giusto che sia fra persone libere. Che non compromette l’affetto o la stima reciproca, se viene accolto per quello che è: semplicemente un’opinione diversa.
 
Fa tristezza vedere una persona le cui manie di protagonismo, divertenti se opportunamente dosate, impazziscono come la maionese girata al contrario arrivando a pretendere di mostrare a tutti come bianco quello che è palesemente nero. Convincersene, imho, è già un sintomo grave, ma dare per scontato che persone indipendenti e sane di mente rottamino i loro organi di senso per fidarsi ciecamente di un profeta de noantri in preda a un attacco di livore fulminante…beh, immagino che anche questo rientri nella teoria della selezione naturale. Però in questo caso siamo alla versione beta di "Ai confini della realtà": una negazione dell’evidenza che non ha nessun senso, un lanciare accuse gratuite e non provabili (ovviamente non provabili) e pretendere che il proprio ascendente ne confermi la validità incontestabile agli occhi di tutti. I quali tutti, o la maggior parte di essi, hanno altro da fare che prestare attenzione a capricci da primadonna. E "cùrati!" pare essere l’unico suggerimento valido.
 
Fa tristezza, immensa tristezza, vedere una persona con cui si son condivisi giorni lievi e pesanti mettere in scena trucchetti grossolani da prestigiatore per corrispondenza. Al dipartimento depistaggio e controinformazione della CIA non ti hanno preso, ciccio. Perciò puoi anche smetterla di postare commenti pseudoprovocatori come anonimo per dimostrare (!) al gentile pubblico che i cattivoni del terribile PescaMalva sono sempre pronti a terrorizzare la popolazione ma che per fortuna ci sei tu, sagace e senza macchia (sigh) a salvarli da cotanti subdoli attacchi.
Ora, posto che secondo me non sai nemmeno da chi è composto, il famigerato PescaMalva, ma chiaramente fa molto più comodo riferirsi a un generico "noi" (i buoni) e "loro" (i cattivi). Peccato che già qualcuno stia utilizzando questa sottile metafora, con risultati del tutto controproducenti (e, aggiungo a titolo del tutto personale, a metà tra il cabaret scadente e il ripugnante).
Ma chiedo a voi, Signori della Corte: davvero vi sentireste intimoriti davanti a un gruppetto di ridicoli chaltroni che si accomuna goliardicamente sotto il nome di PescaMalva? Un nome da tisana? Da marmellata? Da colore di una mutanda? Ah, ecco, mi pareva! 
E poi, via, se l’impero è così saldo che motivo avrebbe di preoccuparsi di una manciata (meno di dieci individui!) di dissidenti?
Forse l’impero non è così saldo?
O forse non c’è nessun impero..?
E com’è che persone assai gradevoli, divertenti e degne di stima fino a pochissimo prima vengono improvvisamente ripudiate, rinnegate e accusate di nefandezze varie solo perchè si son sentite libere di accomunarsi liberamente a chi loro pareva e piaceva, senza conferire a nessuno il diritto di esclusiva?
Questo, Signori della Corte, è uno dei grandi misteri dell’universo.
 
 
Strana la vita: in un luogo virtuale si crea una libera associazione di fancazzisti che si piacciono, si danno un nome, raccolgono accoliti e, fondamentalmente, cazzeggiano. Poi, per una serie di vicende, alcuni di questi mettono su un altro spazio virtuale, ci invitano il gruppo ma, nel momento in cui spontaneamente si verifica lo stesso evento da cui loro stessi son partiti, ovvero la libera accomunanza chaltrona, la cosa non va più bene, in particolare a un tizio che ha picchiato duro la testa, e il nuovo gruppetto, composto peraltro da una manciata di gaglioffi, deve assolutamente essere attaccato e sgominato, perchè non turbi la quiete pubblica (?) e soprattutto non rischi di diventare il nuovo mattatore del Sabato sera. In nome di un regolamento comodamente adattabile, così che i commenti palesemente ostili nei confronti di altri utenti sono vietati, ma alcuni utenti sono meno uguali degli altri.
Ergo, appena qualcuno darà espressamente della baldracca anche a me col beneplacito dell’amministrazione gli manderò un mazzo di fiori a casa. Forse anche dei cioccolatini.
 
Mah.
Fortuna che il mondo è spazioso… 😉