[dulcis in fundo]

Poteva finire qui?

Non scherziamo.

– Ciao, come stai?

Legno, ferro, tette sinistre, a me!

Valuto persino la possibilità di mettermi le mutande pur di infilarmele al rovescio. E di tornare in ufficio a dare una tastata a Mentekatt. Sulla spalla, tanto è uguale.

– Ciao mamma.

Circa la metà degli incidenti stradali che si verificano in questo paese sono dovuti a mia madre.

Compone numeri a caso (“oh, andiamo, cosa me ne faccio di salvarli nella rubrica, vuoi che non mi ricordi il numero di mio marito e dei miei figli? E poi tanto i numeri sempre quelli sono, prima o poi li becco”) e appena lo sventurato risponditore accenna al fatto che si trova in macchina per tagliar corto, lei lancia il suo più accorato anatema:

– Vai piano, mi raccomando.

Il problema non è la velocità. Il problema è che guidare con entrambe le mani sui coglioni (perdonate il linguaggio più portuense del solito. Dopo una giornata del genere fa rima e c’è), propri o altrui, non garantisce una tenuta di strada ottimale, specie trovandosi a dover scansare mucche, tronchi di sequoia, papere, opossum, rinoceronti, tavole da surf e casse di bitter cadute dall’auto che vi precede, stormi di cicogne fuori rotta e il corpo di ballo dei cosacchi degli Urali che improvvisa un flash mob all’uscita di una curva.

E, non o.

Se prende un treno, è sicuro che qualcuno ci si butti sotto. Se vola, chiudono mezza Europa per nebbia, neve, vento forte, sciopero dei controllori di volo, nidiate di piccioni nei reattori, pestilenze e guerre civili.

Sempre e.

Gli incidenti domestici? Un semplice “stai attento” è foriero di ustioni, fratture e lavande gastriche.

Se ve lo dice dal vivo fate prima a prenotare una suite in ortopedia, ma rende bene anche a distanza. Tipo che mia nipote non siamo sicuri se sia stata davvero voluta o se mio fratello si sia dimenticato di spegnere il telefono. Per dire.

– Sto bene, mi hanno tolto i punti oggi.

– Ah, brava. Stai attenta a non prendere freddo, i colpi d’aria possono essere letali. Tienila coperta, la ferita, mi raccomando.

– Mamma, ce l’ho in faccia. Mica posso girare con un passamontagna.

– E perchè no? Meglio Diabolik di Moshe Dayan.

Il mio regno per una palla.

– Volevi dirmi qualcos’altro?

– No, solo augurarti la buonanotte.

Alè.

Ovviamente il post mi si è cancellato per sbaglio mentre lo stavo postando, due ore fa. Riscriverlo col telefono è una cosa lunga. Ma tanto ho tutta la notte.

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