[mondialcasa #1]

–          Qui Base Lunare Alfa. Mi ricevi, Balorda? Passo.

–          Avanti, Base Lunare Alfa, ti leggo forte e chiaro.

–          Sempre dell’idea di vederci?

–          Ti dico solo che mi si è fulminata la luce in terrazzo e non la sto cambiando apposta per adescare Glauco.

–          Fantastico!

–          Cosa, che rischi di storpiarmi girando al buio?

–          Tanto stiamo arrivando, alla peggio ti ripara lui, lascia stare che non è un ortopedico. Tu. Glauco. Una cassetta degli attrezzi. Lo sfasciacarrozze. Altre domande stupide?

–          Niente pacchianerie, mi raccomando, che il cromato mi sbatte.

–          Da venerdì 13 a venerdì 20 come la vedi?

–          Benone. Solo attenti che il 20 alle 18 gioca l’Italia. Ti ricordi quando Tiglash si era fatto il ritorno il 9 luglio 2006 alle 20.10?

–          Beh, a Glauco dei mondiali interessa come a te di una fiorentina al sangue, e io potrei farmene una ragione, se si tratta di passare una settimana con la mia trota. Comunque ora si studia altre combinazioni, tipo da giovedì a giovedì.

–          Io ti amo in maniera viscerale, anche se non sei una gastroenterologa, e proprio per questo ti ricordo che giovedì 12 alle 22 c’è la partita inaugurale del Brasile.

–          Cristo Redentor. CIS viaggiare informati ci fa un sontuoso pippone.

–          Sarà così per tutta la settimana. Glauco ci odierà.

–          Macchè. Si limiterà a far fare un falso contatto all’antenna mentre Balotelli tira un rigore.

–          ‘mportasega, io quest’anno tifo la Bosnia.

–          Ce l’ho al telefono. Siamo in trattativa per un venerdì 13.

–          Mi raccomando i biglietti a nome Jason e Pamela.

–          Partenza h 19 e rientro sabato 21 h 8.30, com’è?

–          Potrebbe andare, arrivereste tra Messico-Camerun e Spagna-Olanda.

–          Per curiosità, hai il calendario FIFA sottomano o è il caso che chiami la neuro?

–          Lascia stare, nun so’ più la gheparda de ‘na vorta, me lo son dovuto salvare sul calendario del telefono. Solo che poi mi dimentico le abbreviazioni, Alzheimer maledetto, l’altro giorno mi hanno chiesto chi giocava il 15 e ho risposto Civitavecchia – Giappone.

–          Si dà da fare, il FLN Civitavecchiois. Prima che compri il ritorno, il 21 sera chi gioca?

–          Honduras-Ecuador all’una di notte, Argentina-Iran alle 18, Germania-Ghana alle 21, Nigeria-Bosnia a mezzanotte.

–          Cazzo, con il biglietto che sta guardando Glauco ora rischiamo Germania-Ghana.

–          Non che questo infici la tua classe innata, ma sei tu che hai bestemmiato?

–          No, è lui che pensa a voce alta attraverso il telefono. Ormai “va’ a ciapa’ i rat” non gli basta più.

–          Più che altro mi pare che ci stia sempre mandando a ciaparli, ma non con le mani.

 

Trenta secondi dopo.

da: G.C.<raromaschioacuinonfregaunabeatafavadelcalcio@gmail.com>

a:  <madonnalaica@gmail.com>, <balorda@gmail.com>
data: 28 maggio 2014 17:29

oggetto: attaccatev’a ‘sta cippa

Nuntio vobis magno cum gusto che si parte il venerdi 13 giugno ore 19:15, si baccanaglia fino a sabato 21 e si riparte con dolore sabato 21 novembre…ah no, giugno, però non sarebbe malaccio, alle ore 19:55.

Ho detto.

Piacetelo così com’è e non scassate ulteriormente, voi e ‘sti cazzo di mandiali, non sono manco iniziati e già m’hanno rotto la minchia. E comunque FORZA BRACIOLA F.C. tutta la vita, tiè.

 

*** Adozione del cuore ***

Un tenero cucciolo di Glaucus Atlanticus sta per essere abbandonato al suo destino da due mostri senza cuore. Cercasi stallo o adozione temporanea presso non calciofaghi disposti ad accoglierlo e a lasciarsi riscaldare dal suo affetto e dai suoi paioli di peperoncino con un pizzico di amatriciana.

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[affari di famiglia]

Io la mia parte l’ho fatta.

Ho spostato le sedie, srotolato metà della pompa, preso in mano lo spazzolone, addirittura ho guardato con intenzione il flacone dello Spic&span.

Più di questo non mi si può chiedere.

Non quando la primavera mette in scena una prova filata impeccabile, a meno tre dal debutto.

Sole splendente che scalda forte senza bruciare, brezzolina leggera profumata di mare, cuscinone da terrazzo che mi guarda invitante. Cosa potrebbe mai sopraggiungere a turbare il godimento di un abbraccio reciproco, languido e pigro?

Il maledetto squillo del maledetto telefono, ecco cosa.

Ora, quando il telefono squilla con la suoneria de “Lo squalo”, che non mi sono mai sognata di scaricare, sale in zucca vorrebbe che l’utile attrezzo venga scagliato all’istante il più lontano possibile mentre ci si butta a terra dietro la prima cosa utile a ripararsi dall’esplosione, senza manco pensarci.

Il sale in zucca.

Vacca miseria, ecco cosa mi son dimenticata di comprare.

–          Domani vieni a cena, sì?

Tutto il tepore di poco fa si è ritratto come un paguro. Un pinguino mi chiede se ho mica una termocoperta da prestargli, che solo con la tuta da sci c’è da battere i denti.

–          Ciao mamma.

–          Non arrivare tardi come al solito, lo sai che tua cognata ci tiene a cenare puntuali.

Mi si surgela il midollo spinale lungo la schiena. “Cognata” e “cenare” nella stessa frase delineano una concatenazione di crimini efferati contro l’umanità, con la sottoscritta nello scomodo ruolo dell’umanità. Già mi ci vedo, in corsa per l’Oscar:

–          Oscardiniamo er pancreas? Tanto ormai è spacciata, chissà dove l’ha presa tutta questa stricnina.

–          Dici che è stricnina? A me pareva più minestrone.

–          Ci metti le uova crude, nel minestrone, tu?

–          Gesù, che schifo, no! Piuttosto mi prenderei la stric…oh.

 

Non dico di voler imporre la mia presenza sul pianeta a tempo indeterminato, ma qualche altra settimana di vita vorrei godermela.

–          Non posso, mamma.

Dall’altra parte, in sottofondo, comincio a sentire un certo tramestio, come di gente che si litiga il telefono.

–          Come sarebbe, non puoi? Cosa devi fare che non puoi? Leva quella mano, tu.

–          Sono designata, non posso.

–          Ma se è mercoledì sera!

–          Sono designata in Champions.

Ci pensa. Le scoccia moltissimo passare per quella non informata, ma le scoccia di più abbassarsi a chiedere. Nel frattempo, il tramestio in sottofondo aumenta. Colgo distintamente un “passamela” e un principio di colluttazione.

–          Passi abbandonare la tua povera madre malata senza uno straccio di – togli la mano, ho detto, sto parlando io – compagnia e conforto, ma è la festa del papà, almeno lui, pover’uomo, pensa se fosse la vostra ultima occasione per veder… insomma, la pianti di bofonchiarmi nelle orecchie, tu, toh, te la passo, così la smetti. E togliti la mano dalla tasca.

–          Ciao papà.

–          Ciao. Volevo solo dirti che non fa niente se non vieni a cena, domani ser…

–          Ma come, non fa niente, ma certo che fa, tu da che parte stai? Se non la incastri così col cavolo che riusciamo a vederla, tua figlia! E poi ci sono anche i genitori di Zippa, e il fratello di Zippa con la fidanzata, tutta la famiglia di Zippa al completo e noi che figura ci facciamo?

–          …però se per caso riesci a fare una scappata A PRANZO, anche se siamo SOLO NOI TRE, mi farebbe piacere.

–          Contaci. Ti voglio bene, papà.

–          Anch’io.

Lo dice ridendo come un cretino, non posso esimermi dall’andargli dietro. Finché la voce della ragione non riprende possesso del telefono.

–          Anch’io ve ne voglio, anche se siete due imbecilli. Ma almeno a nessuno può venire in mente di dubitare che sia figlia tua.

 

 

[cambio di consonante crittografico]

Costruite la vostra vagina

Non so voi, ma due secondi fa io avevo davanti un caffè e un monitor. Adesso ho un quadro di Pollock.

Se non avete confidenza col mezzo, prendetevi una decina di minuti per crearvi una vagina e giocherellateci un po’. È necessario che vi immergiate in prima persona in questo mondo per capirlo.

Er.

Uhm.

Sì.

No.

Momento.

Prima di cominciare, decidete quale volete che sia il nome della vostra vagina.

A parte il fatto che non è che una…da sol…cioè, di solito è l’altra pers… è sempre e comunque un nome che se cade in mani sbagliate può segnare la fine di una reputazione. Ma a parte ques-

Una volta scelto il nome, siete pronti per costruire la vostra vagina.

F-E-R-M-I-T-U-T-T-I.

Prima di tutto, effettuate l’accesso registrandovi con l’account che avete scelto per amministrare la vagina.

C’è qualcosa che non torna.

Una volta effettuato l’accesso, cercate il link a “Crea una vagina” sulla vostra home page.

Giusto qualcosa, eh.

Una volta che l’avrete trovato, ecco cosa dovete fare:

  1. Create e categorizzate la vostra vagina: cliccate su “Crea una vagina” e scegliete una categoria. Potete scegliere fra diverse possibilità, quindi curiosate un po’ e trovate la categoria che fa per voi. Attenzione: il sistema vi permetterà di modificarla, ma vi suggerisco di sceglierla con attenzione, nel caso la possibilità di cambiarla sparisca.

Ma… ma…

  1. Scegliete un’immagine. Sarà l’immagine che andrà a rappresentare la vostra vagina, sia sulla barra laterale che come icona che comparirà sui feed di coloro che vi seguono. Prendetevi un minuto e guardate gli aggiornamenti che arrivano a voi. Osservate le icone delle vagine dei vostri amici

MA PER FAVORE!

o comunque di quelle che vi piacciono. Vedete che alcune risaltano più delle altre? Fanno venire più voglia di entrarci. Tenetelo a mente quando scegliete la vostra immagine.

Ma non è così che funziona! Cioè, sì. Cioè, no. Cioè.

  1. Inserite le informazioni. A questo punto, la vagina dovrebbe risultare visibile, anche se apparirà ancora piuttosto vuota. È il momento di riempirla.

Sì, no, ecco, magari in maniera meno perent-

Familiarizzate con la pagina delle statistiche

Se avete effettuato l’accesso e siete l’amministratore di una vagina, dovreste poter vedere il link alle statistiche sulla vagina stessa: numero di fans, visitatori attivi, e un’altra serie di indicatori su come sta andando la vostra vagina.

Praticamente il crocevia tra la Standa, il Sole 24 ore, il terminal 4 di JFK e la tromba delle scale di casa di Belen.

Fate riferimento alle statistiche per vedere se ciò che state facendo sta funzionando – ovvero se sta portando a un incremento del numero dei fans e del traffico sulla vostra vagina – e utilizzatele per ottimizzare la vostra strategia.

Scema io che ho sempre preferito un approccio meno scientifico.

Pianificare i vostri aggiornamenti di stato

Adesso che la vostra vagina è online, è tempo di cominciare a inserire i vostri aggiornamenti di stato.

Senti, capisco l’annosa questione del come definirlo, ma “aggiornamento di stato” mi pare un po’ asettico.

Questo è il vero potere di una vagina – la possibilità di mandare messaggi istantanei ai fans, in modo da mantenere costante il loro interesse e far sì che si affezionino e ci prendano gusto.

Instacunt. L’esatto contrario del mandare messaggi del cazzo.

Cercate il giusto ritmo

Generalmente, due o tre aggiornamenti alla settimana è un buon ritmo per la maggior parte delle vagine.

Stiamo parlando di un’immane carestia o cosa?

Controllate il traffico prodotto dai vostri fans, per affinare la frequenza e trovare quella ottimale per la vostra vagina. Se cominciate a vedere che molti utenti si lamentano della frequenza, o se le statistiche vi mostrano che tolgono i “mi piace” alla vostra vagina, prendete in considerazione l’ipotesi di rallentare.

Rallentare? Con due o tre aggiornamenti alla settimana? Questa roba l’ha scritto un uomo, vero?

D’altra parte, se le statistiche mostrano che la popolarità della vostra vagina è in crescita, approfittatene. Viviamo in tempi accelerati, il pubblico è quanto mai volubile. Oggi magari decanta la vostra vagina come la migliore che abbia mai visto, ma sappiamo che la cosa non è destinata a durare. Quindi prendeteli all’amo. Catturate rapidamente l’attenzione dei fans, o rischiate di perderli.

Il fatto che quest’ultima cosa abbia senso non rende il resto meno preoccupante. Soprattutto l’immagine del decanter.

Siate interessanti e provocatori

Ricordatevi che volete che la vostra vagina risulti interessante al punto da essere condivisa.

Giorni pari o giorni dispari?

Non cedete alla tentazione di un aggiornamento qualunque solo perché sentite il bisogno di inserire qualcosa.

Coi gusti difficili che mi ritrovo? Non c’è pericolo. Piuttosto, viva l’autoaggiornamento.

Ogni aggiornamento noioso incrementa le possibilità che i vostri fans perdano interesse per la vostra vagina.

Veramente l’aggiornamento noioso non arriva manco a vedere il login.

Fate diventare la vostra vagina un luogo interessante dove trovarsi e interagire.

Guarda, pensavo di tatuarmici sopra “Bar dello sport”.

Dedicate del tempo ai vostri fans, sollecitate i loro commenti e commentate a vostra volta i loro. Molti fans sono piacevolmente sorpresi quando il proprietario della vagina risponde ai loro commenti.

Sì, beh, altrimenti a casa mia si chiama “ora del decesso”.

Chiedete espressamente ai fans di cliccare “mi piace” sulla vostra vagina e di condividerla

Non c’è niente di sbagliato ad agire in maniera un po’ eclatante in questo senso. Potreste avere la sensazione che sia fuori luogo, se non addirittura di cattivo gusto, ma se lo chiedete in maniera diretta otterrete più interazioni.

È che non sembra, ma sono timida. A chiedere “oh sì, ti prego, condividimi ora” potrei arrivarci se nella stessa stanza ci fosse Rocco con tutti i suoi fratelli, la nazionale di pallavolo e tre botti di whisky. “Cliccamela” credo che non lo direbbe neanche Sara Tommasi strafatta di bagna cauda.

Un po’ di marketing per la vostra vagina: come ottenere più fans

I visitatori della vostra vagina daranno un giudizio sulla sua serietà anche a seconda del numero dei fans.

Pensavo che questa cosa della serietà l’avessimo superata dopo il ’68. Il 1468.

Se ce ne sono solo trenta o quaranta, il segnale di mercato che invia dice che non è il posto più interessante dove bazzicare e che chi la gestisce non prende la vagina troppo seriamente.

Ma metti che una se la voglia gestire in allegria.

E se non la prende sul serio il proprietario della vagina, perché dovrebbero farlo i visitatori?

La sai la differenza tra un luna-park e il congresso del PD?

Inoltre, se la vostra vagina riceve solo uno o due commenti per volta (o peggio ancora, nessuno), la cosa sembrerà in qualche modo patetica. Sarà deprimente per i fan e, onestamente, anche per voi come proprietario della vagina. È difficile trovare l’entusiasmo per fare due o tre aggiornamenti alla settimana se partite con l’idea che la cosa passi sotto silenzio.

Io non vorrei dirtelo che c’è un solo modo per farla passare sotto silenzio, però.

Chiedete ai vostri amici – specialmente quelli che avete su Facebook – di diventare fan della vostra vagina. Non limitatevi a chiederlo gentilmente, spiegate che avete bisogno che lo facciano. Insistete finché non raggiungete almeno il centinaio.

Senti, ‘a coso, non ho mai dovuto insistere e non intendo cominciare ora che sto finalmente per entrare in nomination come PlayGranny del mese.

Quelli che ho descritto fin qui sono i primi passi per metter su una bella vagina affidabile e funzionante.

Oh, non è mica una station-wagon.

E per il 90% di voi probabilmente servirà allo scopo. Ma se voleste qualcosa di più elaborato? Magari  vi sarà capitato di vedere qualche vagina con un punto d’arrivo personalizzato, a differenza di quello dove tutti arrivano di default. È il caso che seguiate quella strada?

Mah, guarda, a me il solito punto d’arrivo non pareva male. E già c’è gente che ci impiega una vita così, a trovarlo, figurati se glielo sposti.

Onestamente sono scettico riguardo alle vagine troppo elaborate che spostano l’attenzione degli utenti dal classico punto d’interesse. Capisco il desiderio di avere una vagina graficamente piacevole, e alcune di queste vagine hanno un design davvero eccellente. In alcuni casi rendere le cose un po’ più elaborate può avere senso. Per esempio, la vagina di Lady Gaga (Facebook.com/LadyGaga)

Della quale preferirei non sapere niente, in tutta sincerità.

è accessoriata con musica e video.

Scusa, ma quello è Varriale?

In generale, comunque, penso che per la maggior parte delle vagine sia un errore avere un design troppo elaborato. Gran parte del successo di molte vagine è che mantengono la struttura originale, il che evita di confondere i visitatori.

Era quello che ti dicevo. L’altro giorno ci ho trovato uno che chiedeva “vado bene di qui per le trombe d’Eustachio?”. Che non era tanto quello, è che dava un po’ fastidio il gomito fuori dal finestrino.

Per quanto possa sembrare incredibile, la maggior parte degli utenti sa cosa aspettarsi quando va su una vagina.

Sottile sarcasmo, fanno sei etti e mezzo, che faccio, lascio?

Finché avrete queste cose bene a mente, comunque, e finché tenete d’occhio le statistiche che contano (fan e traffico), non c’è niente di sbagliato nell’aggiungere qualche elemento in più alla vostra vagina, o a sperimentare un po’.

Sì, però alla fine è meglio la playstation o il canestro?

Una concorrente.

Mille e una insidia.

Imprevisti.

Probabilità.

Una sola, grande sfida.

Sintonizzati su Villa Balorda Channel e segui anche tu

BALORDISTAN EXPRESS

La colazione dei campioni

Immagine

Col tasto rosso del tuo display aptico potrai inviare la soluzione al quesito di oggi:

cos’è finito questa mattina sul pane tostato della concorrente?

In palio un buono per un brunch balordo della domenica, valido per due persone che vi stanno particolarmente sul cazzo.

[careful with that onion, oliver]

14.

– Allora la cena di Ferragosto si fa da noi, eh?

– Ok. Porto il riso nero salmone e avocado.

– NO!! Cioè, no, volevo dire, non serve che ti dist…

– Oppure la pasta al limone e olive.

– EEK! No, no aspetta, davvero, ci sarà tant…

– Ma a Fede piace.

– Fede quando ha saputo che portavi qualcosa ha deciso di passare Ferragosto a Ulan Bator.

– Ma se l’ho sentita un’ora fa!

– Un last minute. Un’emergenza. Un summit. Una sostituzione per maternità. E’ dovuta partire all’improvviso.

– Uhm. Quindi cosa porto?

– Piatti di carta.

– E..?

– Birre.

 

Capite bene che non sarà certo un velato messaggio a impedirmi di lasciare che i miei amici sprofondino nella barbarie gastronomica.

Giungo a casa manovrando Glorià come fosse un hobie cat, e sì che ho preso solo lo stretto indispensabile per far fronte ai miei due inaspettati giorni di ferie estive, approfittando dei quali indulgerò a depurare il mio spirito con Tai Chi all’alba e tisane alla sera. I cinque chili di M&M’s con arachidi, gli otto sacchi di nachos, i cetrioli, le due piante di lime, la cassa di acqua tonica e lo yogurt magro sono solo di scorta nel caso di un abbassamento di pressione.

E poi ho i maledetti piatti di carta, ovviamente.

Le birre.

E uova. Che insieme alle patate che per fortuna avevo già in casa, altrimenti avrei solo potuto trasportarle producendomi in un numero di alta giocoleria di cui non volete sapere niente,  andranno a comporre la più saporita, irresistibile, squisita tortilla che mai sia stata gustata in questo emisfero. Insalata di riso, tz! Pasta fredda, pfui! Tortilla di patate: l’unica cosa che può rendere indimenticabile una cena di Ferragosto degna di tale nome, la più profonda dimostrazione d’affetto che si possa offrire ai propri amici.

Un po’ come una frittata a casa Lorenzini.

 

Trascino una Glorià particolarmente recalcitrante su per il mausoleo che separa il cancello di Villa Balorda da un enfisema.

Dai, Glorià, su, che devo salire a fare la tortilla mentre stormi di cherubini gorgheggiano “magno cum gaudio!”.

No, Glorià, non è la stessa cosa restare a prepararla qui davanti ai contatori.

Glorià, non fare così, pensa ai bambini che muoiono di fame a Quartucciu.

Ma no le crocchette per gatti, Glorià, sono amici, vergognati!

Glorià, perdincibacco, basta coi capricci, sali questa diamine di rampa del piffero ché non possiamo star qui tutta la notte!

Ora, ho chetato con grazia e fermezza nerboruti portieri pronti ad avventarmisi alla gola su calci di rigore inesistenti e regolarmente assegnati. Ho sedato con una parola gagliardi attaccanti in preda a legittimo istinto omicida su calci di rigore plausibilissimi et eziandio negati. Ho pietrificato con lo sguardo e un cenno del mento allenatori più abili nell’uso del congiuntivo trapassato che nel modulo a zona, e ciononostante incapacitabili del non essere stati convocati ad allenare la Seleção. Eppure il mio ascendente su un inutile, testardo ammasso di ferraglia rugginosa è pari a zero: Glorià, candidata all’Oscar come Miglior Mulo Imbizzarrito Protagonista, si pianta, decide che il nostro futuro è nel rutilante mondo degli stunt e, con una manovra da cintura nera di carognaggine, si rovescia sull’asse longitudinale, qualunque esso sia, in un tripudio di bottiglie di birra molotov e uova à la kamikaze, mentre in sottofondo suona “Cool bikes don’t look at explosions”.

Lurida esibizionista svergognata, non vedrai il tuo nome più grande del mio sul manifesto del Circo Togni. Il mio doppio salto mortale indietro con triplo rimbalzo sul gradino, touchdown di menisco e affrittellamento carpiato finale fa scattare l’ovazione nel pubblico composto essenzialmente da lucertole e api. Addirittura una coccinella si avvicina per stringermi cinque o sei mani, sottolineando che si vede che ho un passato da ginnasta.

“Passato” è la parola. Nel senso che quando mi rialzo sembra che mi sia passato sopra un camion della nettezza urbana.

Il rubinetto del giardino, a pochi centimetri dalla mia schiena, si ritrae mormorando “non farmi del male”.

L’unico suono che turba il silenzio è lo sgocciolio dai cocci e dai gusci in frantumi. E l’aria attraverso i raggi di una ruota che continua a girare rivolta al cielo.

 

Glorià ed io ci guardiamo sbieche e doloranti come Skip e Jonathan nella scena finale di “Class”.

I miei amici adorati smettono di piantare spilloni in una bambolina di stracci e paglia aggrovigliata.

 

Nessuno, vi giuro, nessuno ancora sospetta che nel mio corpo si sia avviata una terrificante mutazione genetica.

 

 

[i-i-in vietnam it was fourteen]

l’importanza di avere un asciugamano

Mi sveglio.
Valuto per una buona mezz’ora la possibilità che la cosa possa già ritenersi sufficiente come attività usurante, e che abbia quindi facoltà di trascorrere il resto della giornata a recuperare le forze.
Poi mi ricordo che giorno è oggi.

“Il compleanno di Kobayashi!”, diranno i miei piccoli lettori incauti. Primo, perchè è risaputo che non ami che venga ricordato con grande scialo di auguri, e secondo perché lo sanno anche i sassi che la risposta è 42, ergo manca ancora un anno prima che l’evento si possa configurare come tale.

(amo ficcare la parola “configurare” in mezzo alle frasi in cui meno c’entra)

Mentre scarto una serie di ipotesi dalla lista delle possibili foto celebrative (non dovrei essere io a farlo, se non altro per solidarietà, ma a me quelli pronti a stendersi pe’ miezz’a via pretendendo che i passanti tengano loro sollevate le gambe mi urtano), apro il luogo virtuale in cui tutti lavoriamo gratis per Zuckerberg e vedo quella di un mio e vostro amico.

La foto, dico.
Una foto geniale in cui lui e la sua famiglia riproducono l’attraversamento sulle strisce più celebre di sempre con un asciugamano in spalla.

Ondaverde comincia a diffondere bollettini meteo drammatici per chi si trovasse incolonnato fra il casello di Damasco e quello di Roncobilaccio. Sulla mia parete occipitale, invece, comincia a scorrere la scansione delle copertine dei dischi a cui sono più legata.

(il primo che azzarda un calembour su “occipitale” sottintendendo che le mie attività cerebrali il sabato mattina siano inferiori a quelle di un vaso da notte sappia che ha ragione ma questo non lo salverà. È un mondo triste e bellissimo)

Già mi vedo, in posa plastica, nell’atto di frantumare un asciugamano su un palco in un’immagine che entrerà nella storia. Già mi vedo dibattermi tra Time e Mucchio Selvaggio che si contendono l’esclusiva per la copertina a suon di fantastiliardi. Già mi vedo Grogu che mi guarda con la severità riservata a un cane che vi fa pipì nella valigia un secondo prima che la chiudiate, pronti a partire, e mi dice: “Io non te la scatto, mi rifiuto. Ho una reputazione da difendere, io!”, e se ne va per tetti un istante prima che un distinto signore inglese mi bussi alla porta chiedendo se è qui quella a cui deve spaccare un basso sul groppone.

Oh, come tarpate le ali voi alla creatività, nessuno. Lamentatevi, poi, delle pubblicità in cui roditori flatulenti reclamizzano cose che vi dovreste infilare in bocca.

Superiore al nichilismo arido che vorrebbe risparmiare all’umanità siffatto indegno spettacolo, procedo con la seconda scelta. E ottengo la riprova di quanto le banane siano creature infami. Non moleste, non infide, proprio infami fatte e finite, come quelle che vanno a dire alla preside che non c’entrano niente dopo che vi hanno aiutato a piazzare la Panda di quella di filosofia su tre blocchetti. Tre blocchetti per un 4 ci sta, calcolando l’inflazione.

A parte quell’insistenza, quella petulanza insopportabile con cui si ostinano a voler sapere a tutti i costi di banana: con tutti i sapori prelibati o quantomeno passabili che ci sono al mondo, no, quelle proprio di banana vogliono sapere. Ma poi vi pare possibile che solo per il fatto che non mi piacciano, no dico, vi pare possibile che per una sciocchezza del genere io mi ritrovi a non averne manco una in casa il giorno in cui mi serve? Con che la faccio, la copertina dell’asciugamano che si sbuccia e ne sbuca una banana pelata, con un cetriolo?

Un vile attentato all’ingegno, ecco di cosa si tratta, ecco perché il paese va a rotoli.

Dopo 42 minuti di invettive da far invidia al più acredibondo pensionato sull’orlo di uno scavo per lavori in corso, risolvo finalmente come sapete. Stampa coccodrillo tono su tono su spugna nera devoré, due sottili bande laterali in lamé dorato. Praticamente una graticola solare, lo poggi sulla sabbia ad agosto e ti ci friggi sopra appena ti stendi, trenta secondi per parte per una panatura croccante e omogenea.

L’estrema difesa che ci proteggerà dall’invasione veghiana, l’oggetto che non ha mai vinto il premio come “Oggetto più orripilante della galassia” perché ogni volta la giuria si accapiglia sull’ultimo antiemetico.

Mi raccomando, andateci piano coi commenti che è un regalo di mia madre.

E buona Giornata dell’Asciugamano a tutti.

[it’s a kind of maga]

Fine maggio, esterno pomeriggio. Nella fattispecie, un’area di servizio nei pressi di Reggio Emilia.

Salto giù da una jeep cercando di non strangolarmi con la gonna lunga che indosso.

Non faccio in tempo a toccare terra che un pulcino azzurro, camicia azzurra, occhi azzurri, tutto azzurro, mi corre incontro e mi si genuflette davanti.

Certo, più con passo da germano reale che da Tardelli al 69′, ma l’espressione è quella.

Poco meno di dieci anni dopo, interno notte. Nella fattispecie, Villa Balorda.

Ho una gatta su un piede e un computer sulle ginocchia, e indosso le stesse mutande di allora. La Juve è appena uscita dalla Champions. Concentrata su quello che sto facendo, non cambio stazione radio.

E dalle frequenze della RAI – Radiotelevisione Italiana, va in onda lo spot del Torino jazz Festival. E la voce che lo annuncia, in mondovisione, è quella di quel pulcino.