[the omen]

– Ciao, figlia mia.
Il tono è quello da grandi occasioni: l’assassinio di Kennedy, i funerali di Berlinguer, la retrocessione dopo lo spareggio col Piacenza. Flebile, poco più di un sospiro estorto a forza dalla necessità di informare del dramma, con un retrogusto di devastazione e mestizia, classico dei parenti del defunto che cercano di mantenere una parvenza di compostezza mentre sfilano i condoglianti.
Roba da far accapponare la pelle, gelare il sangue nelle vene e trasformarlo in sorbetto.
– Mamma, cos’è successo?
Mentre lei prende fiato, io perdo dieci anni di vita. Per distrarmi, scansiono il tragitto più breve dal posto in cui mi trovo a tutti gli ospedali della città.
– Mamma?
A parte un sommesso tirar su col naso, silenzio.
Cazzo.
Non si è mai pronti a certe notizie.
– Mamma, dimmi dove sei, sto arrivando.
– NO!
– Ma come n…
– No, no, almeno tu no!
Sollievo. La possibilità che un gruppo di terroristi, dalla strada, abbia lanciato un fiala di ebola bubbonica nel soggiorno dei miei è, obiettivamente, piuttosto remota.
E incazzatura. Sarai pure legalmente mia madre, ma il diritto di beccarti un vaffanculo cosmico senza passare dal via per la sincope che mi hai fatto prendere non dovrebbe essere messo in discussione da nessuno.
– Ti ricordi la vigilia di Natale?
Come potrei, come potrei, amore mio. Come potrei dimenticarla. Per una buona mezz’ora mi son vista farmi a piedi 15 chilometri di tangenziale alle due di notte per tornare a casa.
– Adesso, oltre a Cognata e Nipote, stiamo male anche io, papà e Zippo. Ma male, eh!
Fin da ragazza, mia madre si è dimostrata portata per le lingue, unico carattere ereditario tramessomi per il quale non finirò mai di ringraziarla.
Ma la sua passione è sempre stata la medicina. Come le si illuminano gli occhi quando racconta di quando veniva chiamata a portare la cassetta del pronto soccorso e, ragazzina, assisteva il medico di Campo Pisano mentre rimetteva insieme minatori esplosi, non avete idea.
Aggiungeteci una certa malcelata passione per il melodramma.
Violetta muore di un banalissimo virus intestinale (perchè la tisi è robetta da mammole), sì, ma in tre atti, tra mille lamenti e un allestimento degno di “Aida contro le sette piaghe d’Egitto”.
Nessun dettaglio clinico è troppo intimo o disgustoso per non essere descritto con dovizia. Per fortuna ho affinato la controtattica, dal terzo minuto in poi mi isolo ripetendo a memoria le battute di “A piedi nudi nel parco”. L’intelligenza della mia espressione ne risente, ma almeno mi do una chance.
Fin quando la sintomatologia viene sviscerata del tutto e arriva la pausa.
No.
Nononononononono.
Mamma.
Ti prego.
Non farlo.
– Tu stai bene?
Sono in sezione. Insieme a me un drappello di colleghi non del tutto entusiasti di dover designare per il turno interfestivo. La maggior parte di loro supera i sessant’anni e, arbitralmente, mi ha visto nascere. Non posso andar lì e chiedere che mi autorizzino il gesto apotropaico.
Glisso.
– No, perchè comunque la poetica del Tasso è fortemente sopravvalutata.
– Speriamo che almeno tu la scampi, eh.
Amiche. Amici. E’ stato un piacere.
Per il resto, non posso che rimandarvi al mio testamento.

Legno e cuoio.

Di cuoio – ad eccezione di quello capelluto – non sono una grande esperta, il profumo del legno mi piace molto.

In ogni caso, se uno che di uomini se ne intende dice che legno e cuoio è l’odore dei veri maschi, mi fido senza riserve.

Completamente.

In maniera assoluta.

Però.

Però voglio rivelarvi un segreto, uomini di sesso  maschile che doveste trovarvi a passare di qui per caso  attirati da tag su calcio e aspiranti pornodive attaccati ad arte su post di cucina, depilazione con la fiamma ossidrica e découpage.

Siete delle creature straordinarie.

Non tutti, evidentemente, qualcuno che faccia notare la differenza ci vuole. Ma alcuni di voi tengono alto l’onore della categoria in una gamma che va dal “molto interessante” al “dio del sesso” passando per l'”assai piacevole”, il “geniale, what else?” e il “non mi basti mai”.

A quelli in zona Champions tutto è praticamente concesso, anche il fatto che l’aroma di cuoio di cui sopra non prescinda da un certo qual sentore di vecchia conceria-ia-ia-oh. Ci piacete così, e avete ragione, in fondo non desideriamo altro che essere trascinate per i capelli nella vostra caverna termoautonoma e scavare a testate una nicchia bar nella parete adorna delle litografie che avete riportato da quel viaggio a Lescaux.

Che tanto lo sapevamo benissimo che la collezione di stampe cinesi non ce l’avevate.

E’ che alcuni di voi sono davvero irresistibili. Non c’è cosa che non faremmo, per voi incantevoli intrecci di pelo, neuroni tirati a lucido e muscoli guizzanti. Persino rinunciare ad un futuro nell’olimpo degli chef, se questo potesse servire a tranquillizzarvi sulla vostra incolumità.

Però.

Però a volte capita di doverci fare violenza e resistere al primordiale richiamo animale. Capita un errore di calcolo, un gatto che passa due volte davanti alla porta ed ecco che là dove c’era l’erba ora c’è una femmina che con voi ci deve lavorare, possibilmente a scadenze strette che non consentono divagazioni o uscite dal seminato, o dall’inseminato, come usa dire un collega burlone con un debole per le neocatecumenali.

[altolà! buoncostume! uscite dall’inseminato con le, uhm, mani in alto!]

(scusate, è stata una mattinata pesante)

E quindi capita che la povera donna tenga già i suoi bravi problemi ad assimilare la vostra appartenenza di individui compresi nella categoria Homo Resistibilissimus alla stessa famiglia del Rivoltamini sicut pedalinum di cui sopra. Non è che non comprendiamo la vostra cavalleria. Lo sappiamo che cercate di agevolarci nell’arduo compito di non strapparci le mutande di dosso e implorarvi di farci vostre almeno per diec…quattr…un minuto e cinquanta sul tavolo della sala riunioni. Il gesto, nella sua grandeur, è encomiabile.

A livello concettuale.

A livello pratico, amici, colleghi e concittadini, non è necessario – ripeto: NON E’ necessario – che appresso al famoso cuoio che dovrebbe inebriare le nostre femminee narici teniate attaccati scampoli della carcassa putrefatta.

La vostra mascolinità è solida e non risentirà di un impacco di allume di rocca, di un cataplasma di cloridrato d’alluminio, di un addobbo a base di confezioni famiglia di Arbre magique e nemmeno di due Gled magic water appesi sotto le ascelle.

Ve lo giuro sulla testa dei dott. Manetti & Roberts.

[love is in the air]