[intervallo]

Dieci ore fa.
Guidare a fari spenti nella notte per vedere se è poi così difficile centrare una buca nell’asfalto.
Tra vedere e – soprattutto – non vedere, ne becco non una ma due, la seconda delle quali talmente grande che uscendone trovo un cartello che dice “Chicxulub – comune denuclearizzato – evitate i rumori molesti”. Ruota a posto, nessuna conseguenza apparente, salvo un lieve scatto che inceppa la pedalata. “Niente che un sano sedimento di ruggine non riesca a tenere insieme”, afferma sboronissimo il Girardengo che è in me.

Due ore e mezza fa.
Mentekatt irrompe in ufficio trafelato e non mi vede come prima cosa.

M. (urlando come un Tardelli incazzato): – Dov’è Out?

Borsista con laurea triennale in Hellokittologia (con tutto il candore di quella che è qui da due giorni e ancora pensa che venga qualcuno a fare le pulizie una volta alla settimana): – In bagno. Aveva tutte le mani sporche di nerchia.

Fermo immagine di Mentekatt che guarda precipitare la sua mandibola.

Mi piacerebbe dirvi che ho avuto un risveglio interessante, ma mi è solo scesa la catena mentre venivo al lavoro. Enzo Catania detto Turbomorchia non c’è mai, quando serve.

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[cause i’m a voodoo chile, baby]

Voi che vi siete chiesti per tutta la notte il perchè di quella colica renale improvvisa e devastante.

Voi che per tutta la notte avete pestato la testa al muro morendo dal mal di denti e senza uno straccio di forza per trovare un analgesico.

Voi che la disfunzione erettile non sapevate cosa fosse, fino a ieri sera, quando vi ha rovinato la serata con la donna del vostro migliore amico, una trassa di mesi buttata ar cesso per sempre e in più pure la piazza rovinata con tutte le sue amiche.

La prossima volta che vedete una cretina che regge una bici, ferma da mezz’ora sulle strisce pedonali sotto secchiate d’acqua, fatela passare.

[la tranvata]

Libiam libiamo, ne’ lieti calici,
che la bellezza infiora;
e la fuggevol fuggevol’ora
s’inebrii a voluttà.
Il primo mistero del giorno è: da dove diavolo mi è venuto di svegliarmi con questo brano in testa.
Libiam ne’ dolci fremiti
che suscita l’amore,
poiché quell’occhio al core
Onnipotente va.
Libiamo, amore; amor fra i calici
più caldi baci avrà.
Dubito c’entrino i muratori.
Tra voi saprò dividere
il tempo mio giocondo;
tutto è follia follia nel mondo
Ciò che non è piacer.
Ma si accettano supposizioni.
Godiam, fugace e rapido
è il gaudio dell’amore;
è un fior che nasce e muore,
né più si può goder.
Il secondo mistero del giorno è: come diavolo faccio a ricordarmi così una roba che ho imparato in terza media.
Godiam c’invita c’invita un fervido
accento lusighier.
No, dico. In terza media.
Godiamo, la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.
Attraverso il suq zigzagando a tempo di valzer tipo sorella scema di Ninetto Davoli.
La vita è nel tripudio…
E della sua canottiera.
Quando non s’ami ancora…
Sotto gli sguardi schifati di passanti melomani.
Nol dite a chi l’ignora…
Finchè improvvisamente mi si para davanti uno sportello verde. Durissimo.
È il mio destin così…
Lo scanso per miracolo e per miracolo scanso anche la macchina che arriva in senso opposto.
Tutti:
Ah! Godiamo, la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.
Mortacci tua e de chi nun t’o dice c’a voce de Mike Bongiorno.