[sapore di mare]

Tanti bei discorsi sull’essere donna oggi, e poi e poi e poi, e poi.

Esco di casa in assetto da sommossa anfibia:

  • costume double-face viola/arancione dal triplice effetto: stordisce i sub, mi rende popolare tra le vecchie cernie hippy, e soprattutto non rimane sulla battigia senza di me quando mi tuffo;
  • infradito verde pistacchio con bordini lampone;
  • asciugamano da pornodiva in vacanza già descritto in precedenza.

Scatta immediata l’allerta della protezione civile; bambini, anziani, cardiopatici e donne incinte vengono invitati a barricarsi in casa fino all’inverno (che tanto sta arrivando). La questura emette un mandato d’arresto, ma il plotone di lagunari chiamato apposta si rifiuta di consegnarlo adducendo motivazioni plausibili. Una drappello di cavallucci marini arriva al galoppo a porgermi un trattato di non belligeranza già firmato. Un sarago macilento mi chiede se gli passo il nome del pusher in cambio di due bootleg, “Duck star” e “The piper at the goats of dawn” (gli do il numero di un amico cardiochirurgo, non spaccia ma cucina con tanto di quel peperoncino che vedi pure la Madonna fare assoli su una Stratocaster). Silvia Lockroy telefona per dire: “Tutto qui?”.

Espletate le formalità, mi lancio in acqua dalla ringhiera fra due ali di daltonici in festa, urlando “Per la cuffia di Esther Williams!” ed eseguendo un perfetto Schuhplattler carpiato che mi vale un 9 dal giudice cubano, un 7 da quello cinese e un 12 dal giudice della Repubblica di Is Pardinas.

Tempo dieci minuti e ho più acqua salata in corpo di un barile d’olive.

Un tipo con la polo azzurra guarda le onde dal parapetto con aria sognante, per niente scalfitta dalle madonne che calano in picchiata tra una sorsata e l’altra, spaventando i gabbiani.

Dopo un’altra mezz’ora mi dichiaro medaglia d’oro nella salamoia individuale, le madonne volanti cantano l’inno (che stranamente ricorda “Lucifer Sam”) ed esco.

Ai piedi della scaletta c’è una rientranza nel muro. C’è sempre stata. Quello che non c’è mai stato prima è il tipo con la polo azzurra. Che non è tanto per la polo azzurra, quanto perché ha un grosso pisello in mano.

Tipo con polo azzurra e grosso pisello in mano (evidentemente interessato a un parere critico): – Che te ne pare?

Outsider (fradicia e sbattuta da tre quarti d’ora di ondate, ma non per questo con minor aria da intenditrice): – Insomma.

TCPAEGPIM (traboccante spirito agapico): – Vuoi assaggiare?

O (cui non sarà la duchessa di Cornovaglia a insegnare come rispondere stando in bilico su un frangiflutti scivoloso): – No, grazie.

TCPAEGPIM (profondamente, inaspettatamente deluso): – Ma è quasi ora di pranzo!

 

Appunto: a pranzo carboidrati, le proteine a cena.

Lo sanno tutti.

Figurati se mi sputtano sei mesi di dieta proprio ora che siamo alla prova costume.

Uomini. Tz.