[hole in my life]

Amici che pensavate di dar finalmente credito a quel manipolo di estimatori entusiasti che vi ostinate a frequentare (ma questi son problemi vostri) e di intraprendere quindi la lettura di un romanzo di Jo Nesbø, attenzione: lasciate stare – ripeto: LASCIATE STARE – Il cacciatore di teste.

Sarei lieta di avere un parere da Eva Kampmann, nel caso avesse avuto modo di leggerlo in originale, ma – per fastidiosa che possa essere la traduzione in diversi punti – dubito che il grosso della responsabilità sia da attribuire a quella. La verità è che sembra scritto da un’altra persona. Qualcuno mediamente abile a scribacchiare, ma più affine a Stieg Larsson che all’uomo che ha fatto sì che ci ritrovassimo coi forconi sotto casa del signor Einaudi a urlare “Allora, li compri ‘sti cazzo di diritti per Flaggermusmannen e Kakerlakkene o ti dobbiamo venire a prendere?”.

Date retta a una scema che si è dovuta mettere sul primo volo per Oslo e andarsi a girare mezza Norvegia per seguire le tracce di Harry Hole: Il cacciatore di teste è depistante. Penserete di avere per amici dei deficienti nekultuny (ma che nonostante tutto stanno attenti a non sputtanarvi troppo della storia, casomai aveste un pomeriggio libero senza niente di meglio da fare) che non colgono la differenza tra la prima serie del dottor House e Medical investigation. Per dire.

Harry Hole. Leggeteli in ordine, leggeteli in disordine ma – lo dico con lo sgomento di chi va a letto con Edward Norton e si sveglia con Oscar Giannino – non vi scostate da lì.

A darmi dell’inguaribile spocchiosa siete sempre in tempo.

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[cose per cui vale la pena vivere #n]

Io ‘sta cosa dei compartimenti stagni non l’ho mai capita.

Cioè, se ti trovi a bordo di una luccicante motonave Tirrenia, così pulita che ci si potrebbe mangiare dentro, e uno stupido isolotto decide che ne ha abbastanza della sua consueta posizione al largo di Villasimius ed è ora di vedere un po’ di mondo, ergo ti abborda mentre l’Italia sta lottando per i quarti ai mondiali contro il Perdasdefogu e ha bisogno del sostegno di tutti, passeggeri e personale dalla cambusa alla plancia, allora sì, i compartimenti stagni li capisco e li apprezzo pure. Altrimenti.

Non sono una persona gelosa, fintanto che tutti ricevono una porzione succulenta di attenzioni va tutto bene, la vita è breve e le cose/persone/luoghi interessanti sono troppi, e una volta qui era tutta campagna. E il diritto di esclusiva è qualcosa di troppo contrattuale, per i miei gusti, sebbene ogni tanto capiti di godersene i frutti e sia pure esaltante.

(lo so, lo so. a nascere in quell’anno lì o si voleva diventare astronauti, o si cresceva credendo che non ci fosse altro dio all’infuori di Gigi Riva, o si finiva per venir su come degli hippy tutti amore libero e rock’n’roll. nei casi più clinici, tutte e tre le cose insieme. peggio per voi che avete scelto di nascere nel ’77 e vi siete beccati una posizione che pare una ginocchiata al basso ventre)

Quando ho la fortuna di incappare in qualcosa di straordinario mi viene da condividerlo (cfr. “L’importanza di chiamarsi UNESCO”, O. Wilde et al., Villa Balorda University Press). E l’ultima – in ordine di tempo, tiè – piacevolissima sorpresa che mi ha regalato la rete – potete togliere le mani dagli occhi dei bambini, non mi riferisco ai miei bidibodibù roventi di ieri notte, e poi comunque ho un futon – di cognome fa Da Soli.

Bello, lo so. Evoca giornate luminose in cui un’entità gioiosa regala raggi tiepidi sotto i quali crogiolarsi beatamente.

Di nome fa Servitevi.

Richiamate gli assistenti sociali e liberate l’impiegata dell’ufficio anagrafe. Se l’è scelto lui, e non perché il nome che gli era stato appioppato insieme a una mestolata d’acqua benedetta facesse schifo. Anzi.

Se non vi piace leggere, lasciate stare.

Se non vi piace leggere molto, lasciate starissimo.

Se siete di quelli precisi, dritti al punto, che si fanno venire lo scorbuto appena fiutano una divagazione, abbandonate la lettura di questo post senza rimorso alcuno.

Se pensate che le citazioni siano noiose e la sola idea di riconoscerne due o trecento miliardi a ogni giro non costringe l’ufficio immigrazione della vostra città a fare un sopralluogo a casa vostra allertato dai vicini inquieti per le danze sioux in cui indulgete, uscite da questo post con le mani alzate in segno di resa.

Se aprite la bocca solo per mangiare, in maniera composta e moderata, uscite da questo blog prima che vi spari dietro con una doppietta caricata a sale grosso. Il biglietto di scuse per il gesto impulsivo ve lo manderò poi.

Se invece pensate che leggere sia una delle gioie della vita, e conoscete un buon ortopedico specializzato nella rimessa a dimora dello snodo mandibolare, mi permetto di suggerirvi un giro qui.

Lo so, è principalmente su Facebook. Ma sono disposta a copiare a mano ogni post a chi ne facesse richiesta, in attesa della beata speranza e di ogni turbamento.

(non era così, mi sa)

Per una volta mi ringrazierete.

A me, ma soprattutto a Fabiana.