[it’s a kind of maga]

Fine maggio, esterno pomeriggio. Nella fattispecie, un’area di servizio nei pressi di Reggio Emilia.

Salto giù da una jeep cercando di non strangolarmi con la gonna lunga che indosso.

Non faccio in tempo a toccare terra che un pulcino azzurro, camicia azzurra, occhi azzurri, tutto azzurro, mi corre incontro e mi si genuflette davanti.

Certo, più con passo da germano reale che da Tardelli al 69′, ma l’espressione è quella.

Poco meno di dieci anni dopo, interno notte. Nella fattispecie, Villa Balorda.

Ho una gatta su un piede e un computer sulle ginocchia, e indosso le stesse mutande di allora. La Juve è appena uscita dalla Champions. Concentrata su quello che sto facendo, non cambio stazione radio.

E dalle frequenze della RAI – Radiotelevisione Italiana, va in onda lo spot del Torino jazz Festival. E la voce che lo annuncia, in mondovisione, è quella di quel pulcino.

[it’s just a jonze to the left]

Metti la nouvelle vague in versione balorda.

Metti che l’inizio, a rileggerlo, sia da film.

Metti addormentarsi ridendo.

Metti che Grogu si faccia dare il numero del SerD.

Metti che la sveglia ” ‘tridieciminuti!” sette volte in avanti non l’avevi mai spostata (ancora).

Metti che invece buttare il filtro e ammollare la bustina di carta del tè nell’acqua ti fosse già successo.

Metti che in teoria ci sia poco da ridere ad arrivar tardi al lavoro.

Metti che in pratica freganca$$o®.

Metti che Tim Burton non vada invocato invano.

Metti che se è primavera ora in febbraio, cosa sarà a fine aprile.

Metti che poi la maga abbia questo come messaggio di stato.

E metti che ci stia a pennello.